Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 30, Paragrafi 01-25

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 30, Paragrafi 01-25

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 30, Paragrafi 01-25

[1] Magicas vanitates saepius quidem antecedente operis parte, ubicumque causae locusque poscebant, coarguimus detegemusque etiamnum

in paucis tamen digna res est, de qua plura dicantur, vel eo ipso quod fraudulentissima artium plurimum in toto terrarum orbe plurimisque saeculis valuit

auctoritatem ei maximam fuisse nemo miretur, quandoquidem sola artium tres alias imperiosissimas humanae mentis complexa in unam se redegit

[2] natam primum e medicina nemo dubitabit ac specie salutari inrepsisse velut altiorem sanctioremque medicinam, ita blandissimis desideratissimisque promissis addiddisse vires religionis, ad quas maxime etiam nunc caligat humanum genus, atque, ut hoc quoque successerit, miscuisse artes mathematicas, nullo non avido futura de sese sciendi atque ea e caelo verissime peti credente
[1] Più volte nella parte precedente dell'opera, ovunque i motivi e il luogo lo richiedevano, abbiamo confutato le falsità magiche ed ancora le sveleremo

Tuttavia è fra i pochi un argomento degno, su cui siano dette più cose, certo su questo stesso poiché la più ingannevole delle arti si affermò moltissimo in tutto l'orbe delle terre e per diversi secoli

Nessuno si stupisca che per essa ci fosse il massimo prestigio, poiché unica delle arti dopo averla incorporata in una sola ha racchiuso in sé le altre tre molto autorevoli della mente umana

[2] Nessuno dubiterà nata prima dalla medicina e con l'apparenza di portare salute essersi insinuata come una medicina più nobile e più sacra, così con promesse molto dolci e molto convincenti aver aggiunto i poteri della religione, verso cui anche ora soprattutto il genere umano brancola, e, affinché subentrasse anche a questa, aver mischiato le arti matematiche, poiché nessuno non è desideroso di conoscere il futuro riguardo a se stesso e al credere che queste notizie molto sicuramente sono ricavate dal cielo
ita possessis hominum sensibus triplici vinculo in tantum fastigii adolevit, ut hodieque etiam in magna parte gentium praevaleat et in oriente regum regibus imperet

[3] Sine dubio illic orta in Perside a Zoroastre, ut inter auctores convenit

sed unus hic fuerit an postea et alius, non satis constat

Eudoxus, qui inter sapientiae sectas clarissimam utilissimamque eam intellegi voluit, Zoroastren hunc sex milibus annorum ante Platonis mortem fuisse prodidit; sic et Aristoteles

[4] Hermippus, qui de tota ea arte diligentissime scripsit et viciens C milia versuum a Zoroastre condita indicibus quoque voluminum eius positis explanavit, praeceptorem, a quo institutum diceret, tradidit Agonacen, ipsum vero quinque milibus annorum ante Troianum bellum fuisse
Così conquistate le facoltà degli uomini con un triplice vincolo crebbe in tanto onore, che ancora oggi prevale in gran parte dei popoli e in oriente comanda ai re dei re

[3] Senza dubbio nata lì in Persia da Zoroastro, come risulta fra gli autori

Ma ci sia stato questo solo o poi anche un altro, non risulta chiaramente

Eudosso, che volle che essa fosse ritenuta la più famosa e la più utile fra le scuole di sapienza, tramandò che questo Zoroastro era vissuto seimila anni prima della morte di Platone; così anche Aristotele

[4] Ermippo, che scrisse molto diligentemente su tutta quest'arte e ha commentato due milioni di versi composti da Zoroastro anche con gli indici dei suoi volumi inseriti, tramandò come maestro Agonace, da cui diceva essere stato istruito, lo stesso poi cinque mila anni prima che ci fosse la guerra troiana
mirum hoc in primis, durasse memoriam artemque tam longo aevo, non commentariis intercedentibus, praeterea nec claris nec continuis successionibus custoditam

[5] quotus enim quisque hominum auditu saltem cognitos habet, qui soli nominantur, Apusorum et Zaratum Medos Babyloniosque Marmarum et Arabantiphocum aut Assyrium Tarmoendam, quorum nulla exstant monumenta

maxime tamen mirum est, in bello Troiano tantum de arte silentium fuisse Homero tantumque operis ex eadem in Ulixis erroribus, adeo ut vel totum opus non aliunde constet, [6] siquidem Protea et Sirenum cantus apud eum non aliter intellegi volunt, Circe utique et inferum evocatione hoc solum agi
Innanzitutto strano ciò, che il ricordo e l'arte durassero per tanto lungo tempo, non subentrando i commentarii, inoltre non custodita né da famosi né da continui successori

[5] Quanto infatti ciascuno degli uomini almeno per sentito dire considera quelli conosciuti, i soli che sono nominati, i Medi Apusoro e Zarato ed i Babilonesi Marmaro e Arabantifoco o l'assiro Tarmenda, di cui non restano testimonianze

Tuttavia è soprattutto strano, che per Omero ci sia stato silenzio su quest'arte solo durante la guerra troiana e tanto di attività della stessa durante i viaggi di Ulisse, così che tutta l'opera non risulta altro, [6] Se certo vogliono che Proteo e i canti delle Sirene presso di lui non siano interpretati diversamente, comunque con Circe e con l'evocazione degli inferi che sia inteso solo questo
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 36, Paragrafi 67-95

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 36, Paragrafi 67-95

nec postea quisquam dixit, quonam modo venisset Telmesum, religiosissimam urbem, quando transisset ad Thessalas matres, quarum cognomen diu optinuit in nostro orbe, aliena genti Troianis utique temporibus Chironis medicinis contentae et solo Marte fulminanti

[7] miror equidem Achillis populis famam eius in tantum adhaesisse, ut Menander quoque, litterarum subtilitati sine aemulo genitus, Thessalam cognominaret fabulam complexam ambages feminarum detrahentium lunam

Orphea putarem e propinquo artem primum intulisse ad vicina usque superstitionis ac medicinae provectum, si non expers sedes eius tota Thrace magices fuisset
Né in seguito qualcuno disse, in quale modo (l'arte magica) fosse giunta a Telmesso, città molto religiosa, quando si fosse diffusa presso le madri tessale, il cui nome resistette a lungo nel nostro territorio, estranea al popolo almeno ai tempi troiani contento delle medicine di Chirone e col solo Marte che fulminava

[7] Mi meraviglio certo che la sua fama sia arrivata a tanto per i popoli di Achille, tanto che anche Menandro, generato senza pari per la finezza della letteratura, intitolava Tessala la commedia che racchiude i segreti delle donne che tiravano giù la luna

Penserei che Orfeo abbia diffuso per primo dalle vicinanze l'arte spintosi fino ai limiti della superstizione e della medicina, se tutta la Tracia la sua regione non fosse stata priva di arti magiche
[8] primus, quod exstet, ut equidem invenio, commentatus est de ea Osthanes Xerxen regem Persarum bello, quod is Graeciae intulit, comitatus ac velut semina artis portentosae sparsit obiter infecto, quacumque commeaverat, mundo

diligentiores paulo ante hunc ponunt Zoroastren alium Proconnensium

quod certum est, hic maxime Osthanes ad rabiem, non aviditatem modo scientiae eius, Graecorum populos egit

quamquam animadverto summam litterarum claritatem gloriamque ex ea scientia antiquitus et paene semper petitam

[9] certe Pythagoras, Empedocles, Democritus, Plato ad hanc discendam navigavere exiliis verius quam peregrinationibus susceptis, hanc reversi praedicavere, hanc in arcanis habuere

Democritus Apollobechen Coptiten et Dardanum e Phoenice inlustravit voluminibus Dardani in sepulchrum eius petitis, suis vero ex disciplina eorum editis
[8] Per primo, il che risulta, come certo scopro, Ostane commentò su queste cose dopo aver accompagnato Serse il re dei Persiani nella guerra, che costui portò alla Grecia, e sparse come i semi dell'arte mostruosa nel mondo occasionalmente corrotto, dovunque era giunto

Quelli più scrupolosi collocano poco prima di questo un altro Zoroastro del Proconneso

E' certo che, soprattutto questo Ostane condusse i popoli dei Greci al furore, non solo alla bramosia della conoscenza

Sebbene vedo la massima fama della letteratura e la gloria ricercata anche anticamente quasi sempre da questa scienza

[9] Certamente Pitagora, Empedocle, Democrito, Platone navigarono per apprendere questa avendo effettuato esilii più esattamente che peregrinazioni, tornati la elogiarono, la tennero nei misteri

Democrito elogiò Apollobeche di Coptos e Dardano della Fenicia essendo stati trovati i libri di Dardano nella sua tomba, avendo anche scritto i propri dalla loro scienza
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 08, Paragrafi 146 - 156

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 08, Paragrafi 146 - 156

quae recepta ab ullis hominum atque transisse per memoriam aeque ac nihil in vita mirandum est; [10] in tantum fides istis fasque omne deest, adeo ut qui cetera in viro probant, haec opera eius esse infitientur

sed frustra

hunc enim maxime adfixisse animis eam dulcedinem constat

plenumque miraculi et hoc, pariter utrasque artes effloruisse, medicinam dico magicenque, eadem aetate illam Hippocrate, hanc Democrito inlustrantibus, circa Peloponnesiacum Graeciae bellum, quod gestum est a trecentesimo urbis nostrae anno

[11] est et alia magices factio a Mose et Janne et Lotape ac Iudaeis pendens, sed multis milibus annorum post Zoroastren

tanto recentior est Cypria

non levem et Alexandri Magni temporibus auctoritatem addidit professioni secundus Osthanes comitatu eius exornatus, planeque, quod nemo dubitet, orbem terrarum peragravit
Queste cose recepite da alcuni uomini ed essere pervenute attraverso il ricordo e niente è da ammirare ugualmente nella vita; [10] di tanto manca a costoro la credibilità e ogni diritto, che quelli che accettano nell'uomo il resto, dubitano che queste opere siano sue

Ma inutilmente

Infatti risulta che soprattutto costui abbia impresso negli animi questa seduzione

Il pieno dello stupore anche questo, che siano fiorite contemporaneamente entrambe le arti, dico la medicina e la magia, esaltando nello stesso periodo Ippocrate quella, Democrito questa, verso la guerra peloponnesiaca della Grecia, che fu condotta dal trecentesimo anno della nostra città

[11] C'è anche un'altra setta magica che dipende da Mosè e Jannes e Lotape e dai Giudei, ma molte migliaia di anni dopo Zoroastro

Tanto più recente è quella di Cipro

Anche ai tempi di Alessandro Magno aggiunse non poco prestigio alla professione il secondo Ostane adorno del suo seguito, e sicuramente, il che nessuno dubiterebbe, girò tutto il mondo
[12] Extant certe et apud Italas gentes vestigia eius in XII tabulis nostris aliisque argumentis, quae priore volumine exposui

DCLVII demum anno urbis Cn

Cornelio Lentulo P

Licinio Crasso cos senatusconsultum factum est, ne homo immolaretur, palamque fit, in tempus illut sacra prodigiosa celebrata

[13] Gallias utique possedit, et quidem ad nostram memoriam

namque Tiberii Caesaris principatus sustulit Druidas eorum et hoc genus vatum medicorumque

sed quid ego haec commemorem in arte oceanum quoque transgressa et ad naturae inane pervecta

Britannia hodieque eam adtonita celebrat tantis caerimoniis, ut dedisse Persis videri possit

adeo ista toto mundo consensere, quamquam discordi et sibi ignoto
[12] Restano certamente le sue tracce anche presso le genti italiche nelle nostre 12 tavole e in altre testimonianze, che ho esposto nel precedente volume

Solo nel 657 anno della città con i consoli Gn

Cornelio Lentulo e P

Licinio crasso fu fatta una delibera del senato, affinché non fosse sacrificato un uomo, e appare chiaramente, celebrati riti mostruosi fino a quel tempo

[13] Invase anche le Gallie, e certo fino al nostro tempo

Infatti Il principato di Tiberio Cesare eliminò i loro Druidi e questa schiera di vati e medici

Ma cosa che io ricordi queste cose su un'arte che ha varcato anche l'oceano e che è giunta alla fine del mondo

Ancora oggi la Britannia entusiasta la celebra con tante cerimonie, che può sembrare averla trasmessa ai Persiani

A tal punto queste pratiche ebbero consenso in tutto il mondo, sebbene in modo discorde e sconosciuto a se stesso
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Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 33, Paragrafi 123-164

nec satis aestimari potest, quantum Romanis debeatur, qui sustulere monstra, in quibus hominem occidere religiosissimum erat, mandi vero etiam saluberrimum

[14] Ut narravit Osthanes, species eius plures sunt

namque ex aqua et sphaeris et aëre et stellis et lucernis ac pelvibus securibusque et multis aliis modis divina promittit, praeterea umbrarum inferorumque colloquia

quae omnia aetate nostra princeps Nero vana falsaque comperit

quippe non citharae tragicique cantus libido illi maior fuit, fortuna rerum humanarum summa gestiente in profundis animi vitiis, primumque imperare dis concupivit nec quicquam generosius voluit

nemo umquam ulli artium validius favit

[15] ad hoc non opes ei defuere, non vires, non discentis ingenium, quae non alia patiente mundo
Né può essere valutato abbastanza, quanto si debba ai Romani, che eliminarono le mostruosità, in cui era cosa religiosissima uccidere un uomo, inoltre anche molto salutare essere mangiato

[14] Come ha raccontato Ostane, i suoi generi sono diversi

Infatti promette predizioni dall'acqua e dalle sfere e dall'aria e dalle stelle e dalle lucerne e dai catini, inoltre dialoghi di ombre e d'inferi

Nel nostro tempo il principe Nerone ha constatato vane e false tutte queste cose

Pertanto non ci fu per lui piacere maggiore della cetra e del canto tragico, poiché la condizione delle cose umane si presenta grandissima nei profondi vizi dell'animo, e desiderò innanzitutto comandare agli dei non volle alcuna cosa più intensamente

Nessuno mai favorì alcuna arte più validamente

[15] Per questo non gli mancarono i mezzi, non le forze, non la capacità di chi apprende, col mondo che sopportava queste cose non altre
inmensum, indubitatum exemplum est falsae artis, quam dereliquit Nero; utinamque inferos potius et quoscumque de suspitionibus suis deos consuluisset, quam lupanaribus atque prostitutis mandasset inquisitiones eas

nulla profecto sacra, barbari licet ferique ritus, non mitiora quam cogitationes eius fuissent

saevius sic nos replevit umbris

[16] sunt quaedam Magis perfugia, veluti lentiginem habentibus non obsequi numina aut cerni

an obstitit forte hoc in illo

nihil membris defuit

nam dies eligere certos liberum erat, pecudes vero, quibus non nisi ater colos esset, facile; nam homines immolare etiam gratissimum

Magus ad eum Tiridates venerat Armeniacum de se triumphum adferens et ideo provinciis gravis

[17] navigare noluerat, quoniam expuere in maria aliisque mortalium necessitatibus violare naturam eam fas non putant
E' prova enorme, indubbia di arte ingannevole, Nerone l'abbandonò; e magari avesse consultato gli inferi o qualsiasi dio sui suoi sospetti piuttosto, che avesse affidato ai postriboli e alle prostitute queste indagini

Certo nessun sacrificio, riti sia pure barbari e feroci, sarebbero stati non meno miti delle sue elucubrazioni

Così più crudelmente ci riempì di ombre

[16] Ci sono alcune scappatoie per i maghi, come che gli dei non ascoltano o non sono mostrati a quelli che hanno lentiggini

Forse in lui questo l'ostacolò per caso

Non gli mancò nulla alle membra

Infatti gli era lecito scegliere giorni stabiliti, facile anche le greggi, a cui non ci fosse se non il colore nero; infatti anche molto gradevole immolare gli uomini

Era venuto presso di lui il mago Tiridate che portava su se stesso il trionfo dell'Armenia e quindi sgradito alle province

[17] Non aveva voluto navigare, perché non ritengono lecito sputare nei mari e violare questa natura con altre necessità degli uomini
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Magos secum adduxerat, magicis etiam cenis eum initiaverat; non tamen, cum regnum ei daret, hanc ab eo artem accipere valuit

proinde ita persuasum sit, intestabilem, inritam, inanem esse, habentem tamen quasdam veritatis umbras, sed in his veneficas artes pollere, non magicas

[18] quaereat aliquis, quae sint mentiti veteres Magi, cum adulescentibus nobis visus Apion grammaticae artis prodiderit cynocephalian herbam, quae in Aegypto vocaretur osiritis, divinam et contra omnia veneficia, sed si tota erueretur, statim eum, qui eruisset, mori, seque evocasse umbras ad percunctandum Homerum, quanam patria quibusque parentibus genitus esset, non tamen ausus profiteri, quid sibi respondisse diceret
Aveva portato con sé i maghi, l'aveva anche iniziato ai conviti magici; non riuscì però, pur dandogli il regno, ad ottenere quest'arte da lui

Perciò ci sia così la convinzione, che è detestabile, inefficace, inutile, che ha tuttavia alcune parvenze di verità, ma che in queste cose si esprimono le arti venefiche, non magiche

[18] Qualcuno cerchi, quali cose gli antichi maghi abbiano falsato, quando a noi adolescenti Apione noto dell'arte della grammatica aveva tramandato l'erba cinocefala, che era chiamata osiritis in Egitto, divina e contro tutti gli incantesimi, ma se è sradicata tutta, uccidere subito colui, che l'aveva sradicata, e (aveva tramandato) che egli aveva evocato le ombre per interrogare Omero, da quale patria e da quali genitori fosse nato, tuttavia non osò confessare, cosa diceva avergli risposto
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