| [224] Altissimum mare XV stadiorum Fabianus tradit alii in Ponto ex adverso Coraxorum gentis vocant Bathea Ponti trecentis fere a continente stadiis inmensam altitudinem maris tradunt, vadis numquam repertis; mirabilius id faciunt aquae dulces iuxta mare ut fistulis emicantes nam nec aquarum natura miraculis cessat dulces mari invehuntur, leviores haut dubie; ideo et marinae, quarum natura gravior, magis invecta sustinent quaedam vero et dulces inter se supermeant alias, ut in Fucino lacu invectus Pitonius amnis, in Lario Addua, in Verbanno Ticinus, in Benaco Mincius, in Sebinno Ollius, in Lemanno Rhodanus: hic trans Alpis, superiores in Italia, multorum milium transitu hospitali suas tantum nec largiores quam intulere aquas evehentes; proditum hoc et in Oronte amne Syriae multisque aliis |
[224] Fabiano tramanda che il mare più profondo (è) di quindici stadi Altri tramandano una profondità immensa del mare nel Ponto dalla parte opposta del popolo dei Corassi - la chiamano fossa del Ponto - circa trecento stadi dal continente, con fondali mai raggiunti Rendono ciò più sorprendente la acque dolci vicino al mare che sgorgano come da cannelle Infatti neanche la natura delle acque smette con i prodigi Si trovano dolci nel mare,senza dubbio più leggere; perciò anche le marine, la cui natura è più pesante, sostengono di più le cose trasportate Però anche alcune dolci scorrono fra loro sulle altre, come il fiume Pitonio trasportato nel lago del Fucino, l'Adda nel Lario, il Ticino nel Verbano, il Mincio nel Benaco,l'Oglio nel Sebino, il Rodano nel Lemano: questo oltre le Alpi, i precedenti in Italia, con un passaggio come ospiti di molte miglia né trasportando le loro acque tanto più abbondanti di quanta ne immisero Questo riferito anche a proposito del fiume Oronte della Siria e a molti altri |
| [225] quidam vero odio maris ipsa subeunt vada, sicut Arethusa, fons Syracusanus, in quo redduntur iacta in Alpheum, qui per Olympiam fluens Peloponnesiaco litori infunditur subeunt terras rursusque redduntur Lycus in Asia, Erasinus in Argolica, Tigris in Mesopotamia et, quae in Aesculapi fonte Athenis mersa sunt, in Phalerico redduntur et in Atinate campo fluvius mersus post XX milia passuum exit, et in Aquileiensi Timavus [226] nihil in Asphaltite Iudeae lacu, qui bitumen gignit, mergi potest nec in Armeniae maioris Aretissa; is quidem nitrosus pisces alit in Sallentino iuxta oppidum Manduriam lacus, ad margines plenus, neque exhaustis aquis minuitur neque infusis augetur |
[225] Alcuni (corsi d'acqua) come per odio del mare scorrono sotto gli stessi fondali, come l'Aretusa, una fonte siracusana, in cui sono recuperate le cose gettate nell'Alfeo, che scorrendo attraverso Olimpia è versato sul lido Peloponnesiaco Entrano sotto terra e di nuovo ricompaiono il Lico in Asia, l'Erasino nella zona argolica, il Tigri in Mesopotamia e, le cose che furono gettate nella fonte di Esculapio ad Atene, sono restituite nel Falerico Anche nel territorio di Atina un fiume immerso sgorga dopo ventimila passi, anche il Timavo di Aquileia [226] Nulla può essere affondato nel lago Asfaltide della Giudea, che produce bitume, né nell'Aretissa dell'Armenia maggiore; esso ricco di nitro alimenta pure i pesci Nel Salento vicino alla città di Manduria un lago, pieno fino ai bordi, attingendo le acque non diminuisce né è accresciuto da quelle immesse |
| in Ciconum flumine et in Piceno lacu Velino lignum deiectum lapideo cortice obducitur et in Surio Colchidis flumine adeo, ut lapidem plerumque durans adhuc integat cortex similiter in flumine Silero ultra Surrentum non virgulta modo inmersa, verum et folia lapidescunt, alias salubri potu eius aquae in exitu paludis Reatinae saxum crescit (et in Rubro mari oleae virentesque frutices enascuntur) [227] Sed fontium plurimorum natura mira est fervore, idque etiam in iugis Alpium ipsoque in mari inter Italiam et Aenariam in Baiano sinu et in Liri fluvio multisque aliis nam dulcis haustus in mari plurimis locis, ut ad Chelidonias insulas et Aradum et in Gaditano oceano Patavinorum aquis calidis herbae virentes innascuntur, Pisanorum ranae, ad Vetulonios in Etruria non procul a mari pisces |
Nel fiume dei Ciconi e nel lago Velino nel Piceno un legno gettato è riportato con la corteccia come pietra e nel fiume Surio della Colchide poi, cosicché la corteccia che indurisce ancora copra la maggior parte della pietra Ugualmente nel fiume Silero oltre Sorrento non solo i virgulti immersi, ma anche le foglie induriscono come pietra, le sue acque del resto salubri da bere Allo sbocco della palude Reatina un masso aumenta (e nel mar Rosso nascono olivi e arbusti verdi) [227] Ma la caratteristica di moltissime fonti è straordinaria per la temperatura, e ciò anche sui gioghi delle Alpi e anche nello stesso mare fra l'Italia ed Enaria nel golfo di Baia e nel fiume Liri e in molti altri Infatti (c'è) acqua dolce in moltissimi luoghi del mare, come presso le isole Chelidonie e Arado e nell'oceano presso Cadice Nelle acque calde dei Padovani nascono erbe verdi, (in quelle) dei Pisani le rane, presso il popolo dei Vetuloni in Etruria non lontano dal mare i pesci |
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 16, Paragrafi 70-101
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| in Casinate fluvius appellatur Scatebra, frigidus, abundantior aestate; in eo, ut in Arcadia Stymphali, nascuntur aquatiles musculi [228] in Dodone Iovis fons, cum sit gelidus et inmersas faces extinguat, si extinctae admoveantur, accendit idem meridie semper deficit, qua de causa anapauomenon vocant, mox increscens ad medium noctis exuberat, ab eo rursus sensim deficit in Illyricis supra fontem frigidum expansae vestes accenduntur Iovis Hammonis stagnum, interdiu frigidum, noctibus fervet in Trogodytis fons Solis appellatur dulcis et circa meridiem maxime frigidus; mox paulatim tepescens ad noctis media fervore et amaritudine infestatur [229] Padi fons mediis diebus aestivis velut interquiescens semper aret |
Nel territorio di Cassino un fiume è chiamato Scatebra, freddo, più abbondante in estate; in esso, come nello Stimfalo in Arcadia, nascono topolini acquatici [228] A Dodona la fonte di Giove, sebbene sia gelida e spenga le fiaccole immerse, se sono accostate spente, le accende La stessa a mezzogiorno si estingue sempre, per la quale causa la chiamano fonte che si riposa, poi crescendo nel cuore della notte abbonda, da questo momento di nuovo decresce lentamente Fra gli Illirici le visti stese sopra una fonte fredda vengono infiammate Lo stagno di Giove Ammone, freddo di giorno, arde di notte Fra i Trogoditi una fonte è detta del Sole dolce e fredda soprattutto verso mezzogiorno; poi man mano s'intiepidisce verso mezzanotte ed è guastata dal calore e dal sapore amaro [229] La sorgente del Po nei mezzogiorni estivi s'inaridisce sempre come se volesse riposare |
| in Tenedo insula fons semper a tertia noctis hora in sextam ab aestivo solstitio exundat, et in Delo insula Inopus fons eodem quo Nilus modo ac pariter cum eo decrescit augeturve contra Timavum amnem insula parva in mari est cum fontibus calidis, qui pariter cum aestu maris crescunt minuunturque in agro Pitinate trans Appenninum fluvius Novanus, omnibus solstitiis torrens, bruma siccatur [230] In Falisco omnis aqua pota candidos boves facit, in Boeotia amnis Melas oves nigras, Cephisus ex eodem lacu profluens albas, rursus nigras Penius rufasque iuxta Ilium Xanthus, unde et nomen amni in Ponto fluvius Axiaces rigat campos, in quibus pastae nigro lacte equae gentem alunt in Reatino fons Neminiae appellatus alio atque alio loco exoritur, annonae mutationem significans |
Nell'isola di Tenedo una sorgente abbonda sempre dalla terza ora della notte alla sesta a partire dal solstizio d'estate, e nell'isola di Delo la sorgente Inopo decresce o aumenta nello stesso modo del Nilo e contemporaneamente con lui Di fronte al fiume Timavo c'è una piccola isola nel mare con sorgenti calde, che crescono e diminuiscono insieme con il flusso del mare Nel territorio Pitinate oltre l'Appennino il fiume Novano, bollente durante tutti i solstizi, è prosciugato in inverno [230] Nel territorio Falisco tutta l'acqua bevuta rende i buoi candidi, in Beozia il fiume Melas nere le pecore, il Cefiso pur scorrendo dallo stesso lago bianche, nere pure il Peneo e fulve lo Xanto vicino a Ilio, da cui anche il nome del fiume Nel Ponto il fiume Assiace irriga i campi, in cui le cavalle dopo aver pascolato nutrono la popolazione con latte nero Nella zona Reatina la fonte detta di Neminia sgorga ora in un luogo ora in un altro, indicando il cambiamento dell'annona (raccolto annuale) |
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| Brundisi in portu fons incorruptas praestat aquas navigantibus Lyncestis aqua quae vocatur acidula vini modo temulentos facit; item in Paphlagonia et in agro Caleno [231] Andro in insula templo Liberi patris fontem nonis Ianuariis semper vini saporem fundere Mucianus ter consul credit dies Qeodosia vocatur iuxta Nonacrim in Arcadia Styx, nec odore differens nec colore, pota ilico necat; item in Liberoso Taurorum colle tres fontes sine remedio, sine dolore mortiferi in Carrinensi Hispaniae agro duo fontes iuxta fluunt, alter omnia respuens, alter obsorbens in eadem gente alius aurei coloris omnes ostendit pisces, nihil extra illam aquam differentes [232] in Comensi iuxta Larium lacum fons largus horis singulis semper intumescit ac residit in Cydonea insula ante Lesbum fons calidus vere tantum fluit |
Nel porto di Brindisi una sorgente offre acque pure ai naviganti L'acqua acidula che è chiamata Lincestiade rende ebbri allo stesso modo del vino; ugualmente in Paflagonia e nel territorio Caleno [231] Muciano console tre volte ritiene che nell'isola di Andro nel tempio del padre Libero una fonte alla none di Gennaio versi il sapore del vino Il giorno è chiamato Dono di Dio Vicino a Nonacri in Arcadia lo Stige, che non differisce né per odore né per colore, bevuto uccide all'istante; ugualmente sul colle Liberoso dei Tauri tre fonti mortali senza rimedio, senza dolore Nel territorio Carrinense di Spagna due fonti scorrono vicine, una respingendo tutto, l'altra inghiottendo Fra la stessa gente un'altra presenta tutti i pesci di colore dorato, in nulla differenti fuori di quell'acqua [232] Nel Comasco vicino al lago Lario una sorgente ampia cresce sempre ogni ora e si ferma Nell'isola Cidonia davanti a Lesbo una sorgente scorre calda solo in primavera |
| lacus Sannaus in Asia circa nascente absinthio inficitur Colophone in Apollinis Clarii specu lacuna est, cuius potu mira redduntur oracula, bibentium breviore vita amnes retro fluere et nostra vidit aetas Neronis principis supremis, sicut in rebus eius rettulimus [233] Iam omnes fontes aestate quam hieme gelidiores esse quem fallit |
Il lago Sannao in Asia è inquinato dall'assenzio che cresce intorno A Colofone nella caverna di Apollo di Claro c'è una laguna, dalla cui bevuta sono prodotte straordinarie profezie, con vita più breve di chi beve Che i fiumi scorrono al contrario anche la nostra epoca l'ha visto negli ultimi tempi del principe Nerone, come ho riferito riguardo alle sue vicende [233] Ormai chi ignora che tutte le fonti in estate sono più fresche che in inverno |
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| sicut illa permira naturae opera, aes ac plumbum in massa mergi, dilatatum fluitare, eiusdemque ponderis alia sidere, alia invehi, onera in aqua facilius moveri, Syrium lapidem quamvis grandem innatare eundemque comminutum mergi, recentia cadavera ad vadum labi, intumescentia attolli, inania vasa haud facilius quam plena extrahi; pluvias salinis aquas dulciores esse quam reliquas, nec fieri salem nisi admixtis dulcibus; [234] marinas tardius gelari, celerius accendi; hieme mare calidius esse, autumnale salsius; omne oleo tranquillari, et ob id urinantes ore spargere, quoniam mitiget naturam asperam lucemque deportet; nives in alto mari non cadere; cum omnis aqua deorsum feratur, exilire fontes atque etiam in Aetnae radicibus, flagrantis in tantum, ut quinquagena, centena milia passuum harenas flammarum globo eructet | Come pure che quei meravigliosi fenomeni della natura, bronzo e piombo sono affondati in ammasso, dilatati galleggiano, e altri dello stesso peso si depositano, altri sono trasportati, gli oggetti pesanti sono spostati più facilmente nell'acqua, che la pietra Sirio sebbene grande galleggia e la stessa frantumata viene sommersa, che i cadaveri recenti scivolano verso il fondo, quelli gonfi sono riportati, i vasi vuoti non sono estratti più facilmente di quelli pieni; che per le acque salate le acque piovane sono più dolci delle altre, né si ricava il sale se non dopo aver mescolato quelle dolci; [234] che la acque marine gelano più lentamente, sono riscaldate più velocemente; che in inverno il mare è più caldo, in autunno più salato; tutto si tranquillizza con l'olio, e perciò i tuffatori lo spargono dalla bocca, poiché calma la natura agitata e porta la trasparenza; che le nevi non cadono in alto mare; che per quanto tutta l'acqua sia portata all'ingiù, le sorgenti tendono in alto e anche alle falde dell'Etna, tanto infuocato, che erutta con la massa delle fiamme sabbia per cinquanta, o cento miglia |
| [235] namque et ignium, quod est naturae quartum elementum, reddamus aliqua miracula, sed primum ex aquis; In urbe Commagenes Samosata stagnum est emittens limum maltham vocant flagrantem ; cum quid attigit solidi, adhaeret; praeterea tactu et sequitur fugientes sic defendere muros oppugnante Lucullo; flagrabat miles armis suis aquis et accenditur; terra tantum restingui docuere experimenta similis est natura naphthae ita appellatur circa Babylonem et in Austacenis Parthiae profluens bituminis liquidi modo |
[235] Infatti anche dei fuochi, che è il quarto elemento della natura, riferiamo alcuni fenomeni, ma prima (da quelli originati) dalle acque A Samosata città della Commagene c'è uno stagno che emette limo ardente- lo chiamano malta; quando tocca qualcosa di solido, aderisce; inoltre segue anche chi dopo aver solo toccato cerca di fuggire Che così le mura difesero quando Lucullo assediava; bruciava i soldati con le loro armi Viene accesa anche dalle acque; che gli esperimenti insegnano essere spenta solo con la terra Simile è la natura della nafta Così è chiamata intorno a Babilonia e nella zona della Parzia fra gli Astaceni scorrendo come bitume liquido Grande affinità con i fuochi per questa, e subito trapassano in essa e visibile da ogni parte |
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| huic magna cognatio ignium, transiliuntque in eam protinus undecumque visam; ita ferunt a Medea paelicem crematam, postquam sacrificatura ad aras accesserat, corona igne rapto ; [236] verum in montium miraculis ardet Aetna noctibus semper tantoque aevo materia ignium sufficit, nivalis hibernis temporibus egestumque cinerem pruinis operiens nec in illo tantum natura saevit exustionem terris denuntians: flagrat in Phaselitis mons Chimaera, et quidem inmortali diebus ac noctibus flamma; ignem eius accendi aqua, extingui vero terra aut fimo Cnidius Ctesias tradit eadem in Lycia Hephaesti montes taeda flammante tacti flagrant, et adeo ut lapides quoque rivorum et harenae in ipsis aquis ardeant, aliturque ignis ille pluviis; baculo si quis ex iis accenso traxerit sulcum, rivos ignium sequi narrant flagrat in Bactris Cophanti noctibus vertex |
Così tramandano che l'amante sia stata bruciata da Medea, dopo che si era accostata agli altari per fare sacrifici, poiché la corona prese fuoco; [236] ma riguardo ai fenomeni dei monti l'Etna arde sempre di notte e durante tanto tempo è sufficiente il materiale dei fuochi, ricoperta di neve negli inverni e ricoprendo la cenere di brine Né solo su quella la natura infierisce annunciando alla terra l'incendio: il monte Chimera tra i Faseliti arde, e inoltre con una fiamma perenne di giorno e di notte; che il suo fuoco è acceso con l'acqua, ma viene spento con la terra o col fango tramanda Ctesia di Cnido Nella stessa Licia i monti di Efesto bruciano toccati da una fiaccola accesa, e fino al punto che anche le pietre dei ruscelli e le sabbie bruciano nelle acque stesse, e quel fuoco è alimentato dalle piogge; se qualcuno avrà tracciato con un bastone acceso da quelli un solco, dicono che seguono ruscelli di fuoco Brucia di notte la vetta del Cofanto nella Bactriana |







