Tutto nasce dalla boria di Cassiopea, consorte di Cefeo, re di Etiopia, una che proprio non sa tenere a freno la lingua e che un bel giorno si azzarda ad affermare che la sua bellezza supera, eccome, quella delle Nereidi, le ninfe marine. Ora, tra queste c'è Anfitrite, la sposa di Poseidone, che non la prende affatto bene e - non essendo evidentemente incline alle mezze misure - chiede al consorte di inviare un mostro a devastare il regno di Cefeo, pretesa che il sovrano dei flutti si affretta a esaudire.
Il mostro in questione è il kétos o ceto che dir si voglia, mitico capostipite di balene, balenottere, capodogli e affini, che infatti sono classificati come "cetacei". Immenso, implacabile, viene raffigurato come un feroce pesce zannuto, talvolta con una coda da serpente, talaltra con zampe anteriori e grifo di cinghiale o muso canino.
Il re Cefeo, disperato, consulta l'oracolo di Ammone: il responso è tremendo. Per placare la furia del mostro dovrà sacrificare Andromeda, l'unica sua figlia. Non c'è via di scampo: la bella principessa è legata a uno scoglio alla mercé delle zanne dell'orribile essere marino. Ma ecco sopraggiungere Perseo che, a cavallo di Pegaso, ingaggia un furibondo combattimento col kétos e infine lo uccide, come si vede in un affresco pompeiano, derivato probabilmente da una celebre pittura originale greca, in cui i due personaggi sono in primo piano e, sullo sfondo, si intravede il mostro marino, di colore biancastro. Secondo altre versioni, l'eroe riesce ad avere ragione del mostro pietrificandolo con la testa di Medusa che, a conclusione delle proprie avventure, donerà in segno di gratitudine alla dea Atena, la quale la porrà al centro del suo scudo, l'egida.
Il lieto fine della vicenda contempla ovviamente le nozze della fanciulla col suo salvatore e l'assunzione fra le stelle di Perseo, Andromeda, Cefeo e persino la vanitosa Cassiopea, nonché l'alato Pegaso e il ceto, mutatosi nella costellazione australe della Balena.









