Sull'autenticità del posto non ci sono dubbi. Ogni singolo centimetro quadrato dell'immagine è stato studiato e reso alla perfezione: dalle copertine delle riviste e dei fumetti sullo scaffale vicino alla vetrina, al poster sul muro, reperto della Seconda Guerra Mondiale, fino al cestino da pesca riposto in una mensola.
L'effetto è una sorta di "realismo magico". Nell'osservare una scena come questa, l'occhio si concentra su un oggetto alla volta, trascurando il resto, ma nel quadro di Rockwell nessuna di queste limitazioni è pertinente. Tutto è presente con lo stesso grado di intensità e allo stesso tempo. L'effetto è quello di accrescere la facoltà visiva dello spettatore fino a renderlo onnisciente.
Sulla vetrina appaiono il nome del proprietario, la firma di Rockwell e, in un angolo, una fenditura. A sinistra, due finestre identiche definiscono le pareti laterale e di fondo, mentre un'apertura rettangolare incornicia l'accesso al retrobottega, da cui si intravede un'altra finestra o porta.
Anche la luce svolge un ruolo fondamentale nel rivelare lo spazio: intensa e calda nel retrobottega, si diffonde nel negozio per condurre l'occhio verso i musicisti.
Rockwell raccontò a un amico che durante i due o tre mesi del 1949 in cui lavorò al quadro il tempo era stato nuvoloso e la luce diffusa, mentre lui voleva illuminare i suonatori con una luce forte, sebbene proveniente da una fonte nascosta. In preda all'angoscia, si ricordò di Vermeer e dei suoi salvifici raggi di luce che penetravano l'oscurità di piccole stanze.
I personaggi, qualunque sia la melodia, stanno facendo arte in un luogo commerciale, esattamente l'obiettivo che Norman Rockwell tentava di centrare con tutte le sue forze.








