Avrebbe saputo Rockwell "illustrare" queste idee in un linguaggio pittorico che le rendesse tangibili ai suoi concittadini americani? Le quattro libertà avrebbero rappresentato la svolta per la "grande opera"?
Nella sua autobiografia, Rockwell descrive le notti passate in bianco a rigirarsi nel letto pensando a come illustrare i quattro concetti. Eseguiva bozzetti e rimuginava a lungo. Alla fine, una notte alle 3, dopo una riunione del consiglio cittadino, si alzò dal letto sapendo di avere la soluzione. Rockwell era talmente eccitato che salì sulla bicicletta, andò a casa di Mead Schaeffer e lo svegliò per dargli la buona notizia.
Un paio di giorni dopo, Norman e Schaeffer si misero in viaggio per Washington con l'intenzione di proporre l'idea al governo. Al ministero della guerra, un sottosegretario respinse il progetto asserendo che erano tutti troppo impegnati con il conflitto per mandare in stampa manifesti, anche se erano firmati da Norman Rockwell. I due bussarono invano a un ufficio dopo l'altro, nonostante si offrissero di lavorare gratuitamente. Persino all'ufficio per l'informazione bellica (OWI) l'incaricato della propaganda pittorica si dimostrò disinteressato.
Libertà dal bisogno, ritrae la famiglia di Rockwell, o almeno una parte di essa, raccolta intorno alla tavola per il pranzo del giorno del Ringraziamento. La cuoca, Mrs. Wheaton, è ritratta nell'atto di portare in tavola il tacchino appena sfornato. "Mrs. Wheaton l'ha cucinato, io l'ho dipinto e tutti insieme l'abbiamo mangiato", ricordò Rockwell.
Mary Rockwell è seduta sul lato sinistro della tavola; la madre dell'artista le sta di fronte. Gli altri commensali sono gente di Arlington, che Rockwell ha scelto per riempire la scena seguendo il suo fiuto infallibile per il volto giusto nella situazione giusta. L'ultima tela delle quattro libertà prende spunto dalla battaglia d'Inghilterra. I titoli frammentari del giornale che il padre tiene in mano mentre guarda i figli addormentati alludono al disastroso bombardamento di Londra.









