Cosa mangiavano gli artisti famosi di ogni epoca

Cosa mangiavano gli artisti famosi di ogni epoca

Il cibo è espressione di ospitalità nel mondo romano, che porta gli alimenti anche nei mosaici. Il medioevo racconta il pasto come frutto del lavoro dell'uomo e del suo sacrificio e mostra gli eccessi anche come peccato. il Rinascimento incorona quegli stessi eccessi e porta le pietanze in trionfo sulle tavole. Così fa anche il Barocco

La natura morta consente a ogni artista di raccontare la propria idea di bellezza, in forme e colori differenti, che compongono una sorta di tavola ideale. Anche l'arte sacra guarda il cibo. Pane e pesce figurano come simboli delle opere dei primi cristiani. L'ultima cena diventa, nei secoli, tema ampiamente indagato dagli artisti, con maggiore o minore attenzione per il cibo, a seconda dei casi, ma senza che se ne possa prescindere per la sua valenza simbolica, filosofica, religiosa. 

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Il mondo ipocrita non vuole dare importanza al mangiare; ma poi non si fa festa, civile o religiosa, che non si distenda la tovaglia e non si cerchi di pappare del meglio

Pellegrino Artusi

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COSA MANGIAVA GIOTTO

Molta carne, come testimoniano le analisi scientifiche. Poi i legumi, e il formaggio con il miele. Questa la "dieta" di Giotto. A ricostruire gusti e abitudini alimentari dell'artista sono stati esami condotti sulle sue ossa. Nato in una famiglia di piccoli possedenti terrieri, l'artista aveva a disposizione sufficienti risorse per assicurarsi un'alimentazione varia, secondo il tempo. Le committenze e la fama poi avrebbero ampliato ulteriormente le sue disponibilità.

Dai risultati è emerso che Giotto mangiava tanta carne. All'epoca indice di status e ricchezza e che, come era consuetudine, la consumava molto cotta. La bollitura era la tecnica tradizionale, la più utilizzata. le carni erano spesso tutt'altro che tenere. Farle bollire lungamente serviva quindi a renderle meno coriacee e più gustose. A questa fase di cottura non di rado, ne seguivano altre per insaporirla. Nella sua dieta, anche vari legumi. Poi mandorle e nocciole che venivano usate anche per condire i piatti salati.

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DA VINCI E BOTTICELLI APRONO UN RISTORANTE IN GESTIONE COMUNE

"Le tre rane" si chiamava così, secondo legenda e tradizione, l'osteria che in gioventù, Sandro Botticelli e Leonardo da Vinci, aprirono insieme vicino a Ponte Vecchio, a Firenze. Conosciutisi alla bottega del Verrocchio, quando entrambi erano apprendisti, per arrotondare compensi, pensarono di ingegnarsi, aprendo un'osteria.

Leggenda vuole che i due artisti dunque, si siano lanciati insieme in questa nuova impresa. La selezione di piatti era varia e rispecchiava ovviamente le disponibilità del mercato, i sapori del territorio e i gusti del tempo. Immancabili erano le rane, dalle quali prendeva nome l'osteria. Originariamente cibo povero, perché facili da cacciare. Ricche di proteine, le rane venivano preparate in più modi, anche in guazzetto per intenerirle o usate come ingrediente principale di una zuppa con erbe aromatiche. Le cosce venivano fritte.

Nella selezione di ricette anche il baccalà e l'arista. A indicare l'osteria, furono messe ben due insegne: una disegnata da Leonardo, l'altra da Botticelli. Impegno e talenti non bastarono a garantire successo all'impresa. L'osteria chiuse poco dopo l'apertura. La memoria o leggenda, di quella cucina da maestri però, viene tramandata come ulteriore vanto della città

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COSA MANGIAVA TIZIANO VECELLIO

Tiziano amava la buona tavola e le belle compagnie. Timido, come viene tramandato, apprezzava comunque i banchetti con gli amici e le belle donne.

Amava mangiare capretti, faggiani, polli. Anche il pesce. apprezzava la cucina con le spezie e le erbe aromatiche. Nel rispetto delle tendenze dell'epoca, gradiva la commistione tra carni e frutta secca.

L'Impiego di granelle di mandorle o nocciole a comporre una sorta di crosta intorno alle carni consentiva di variare il sapore, sottolineare le sfumature di questo o quell'alimento, giocare con le consistenze. Tra le cene alle quali Tiziano era solito partecipare c'erano quelle di Pietro Aretino. Ed è proprio Aretino a ricordare i piatti che si consumavano in tali circostanze, in particolare fagiani.

COSA MANGIAVA PONTORMO

Pontormo aveva una vera e propria passione per il cibo. Negli ultimi anni della sua vita, tra il 1554 e il 1556, annotava tutto quello che mangiava e anche con chi lo consumava. Il cibo, nella sua visione, non era semplice sostentamento, neppure mera golosità, bensì strumento e pretesto di convivialità. 

In generale comunque l'artista mangiava cibi semplici, comuni e non eccedeva neppure nella quantità sia in casa, sia all'osteria, da solo o con amici. L'uovo, come per altri artisti, era alimento ricorrente. La motivazione probabilmente, era sempre legata al tempo da non perdere, per riservarne il più possibile alla creazione delle opere d'arte. Apprezzava molto le verdure e la frutta, in particolare quelle del suo orto, ma non trascurava di procurarsi le altre al mercato, per assicurarsi una tavola sana e varia 

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MARCEL DUSCHAMP

mangiava poco. Stando alle testimonianze dei suoi conoscenti, il suo pasto era composto da un piatto di spaghetti e pochi piselli. La sua dispensa era pressoché vuota in casa. Aveva sempre cracker e un poco di cioccolato, di cui era molto goloso. Quello gli bastava per sostenersi mentre lavorava. Non voleva distrazioni. 

GIORGIA 0'KEEFFE

si alzava tutte le mattine, puntualmente alle 6:00. I suoi pasti erano frugali. Verdure e frutta la facevano da padrone nella sua alimentazione. Sin dal mattino. Amava le insalate. Formaggio, insalate e frutta erano il suo menù preferito, sia a pranzo si a cena. Apprezzava anche il brodo di pollo, vera e propria fonte di energia, e le uova. Il brodo però era portata riservata al pasto serale. C'era un'altra piccola abitudine di gusto, che si concedeva prima di andare a dormire: una tazza di tè caldo, con foglie di menta del suo giardino 

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minestre preparate con il dado, senza far bollire manzo pollo. Verdure, creme, formaggi. Soprattutto come vera golosità e pausa immancabile, biscotti serviti insieme al tè, nel pomeriggio come vuole la tradizione. Sono questi i piatti principali dell'alimentazione di Giorgio de Chirico, amante di una tavola sana, senza particolari lussi e senza ostentazioni.

Sono più le cose che detesta, a ben guardare di quelle che ama. Non sopporta i frutti di mare. Odia le ostriche. Si infastidisce perfino quando sono altri intorno a lui a mangiarle. Nonostante l'attenzione alla dieta, è goloso. I dolci lo affascinano. i biscotti lo seducono anche nella forma, tanto da introdurli nella sua arte

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