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Cicerone, De Finibus: Libro 05; 21-25

Cicerone, De Finibus: Libro 05; 21-25

Latino: dall'autore Cicerone, opera De Finibus parte Libro 05; 21-25

[21, 58] Ergo hoc quidem apparet, nos ad agendum esse natos

Actionum autem genera plura, ut obscurentur etiam minora maioribus, maximae autem sunt primum, ut mihi quidem videtur et iis, quorum nunc in ratione versamur, consideratio cognitioque rerum caelestium et earum, quas a natura occultatas et latentes indagare ratio potest, deinde rerum publicarum administratio aut administrandi scientia, tum prudens, temperata, fortis, iusta ratio reliquaeque virtutes et actiones virtutibus congruentes, quae uno verbo complexi omnia honesta dicimus; ad quorum et cognitionem et usum iam corroborati natura ipsa praeeunte deducimur
[21, 58] Questo dunque per lo meno appare chiaro, siamo nati per agire

Ma vi sono vari generi di attività, tanto che se ne annoverano anche di minori offuscati da quelli più importanti; però, a parere mio e di coloro di cui ora stiamo svolgendo la dottrina, le più importanti sono anzitutto losservazione e la conoscenza dei fenomeni celesti e di quelli che la natura tiene occulti e restano nascosti ma la ragione può indagare, poi lamministrazione degli affari pubblici e la scienza di amministazione, infine il modo di ragionare ispirato a prudenza, temperanza, fortezza e giustizia, non meno che le rimanenti virtù e le attività in armonia con le virtù, insomma ciò che con una sola parola chiamiamo in complesso onestà ; e alla conoscenza e alla pratica dellonestà siamo condotti già rafforzati, perché ci precede la natura stessa
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Omnium enim rerum principia parva sunt, sed suis progressionibus usa augentur nec sine causa; in primo enim ortu inest teneritas ac mollitia quaedam, ut nec res videre optimas nec agere possint

Virtutis enim beataeque vitae, quae duo maxime expetenda sunt, serius lumen apparet, multo etiam serius, ut plane qualia sint intellegantur

Praeclare enim Plato: 'Beatum, cui etiam in senectute contigerit, ut sapientiam verasque opiniones assequi possit'

Quare, quoniam de primis naturae commodis satis dietum est nunc de maioribus consequentibusque videamus

[59] Natura igitur corpus quidem bominis sic et genuit et formavit, ut alia in primo ortu perficeret, alia progrediente aetate fingeret neque sane multum adiumentis externis et adventiciis uteretur
Difatti, gli inizi di ogni cosa sono piccoli, ma procedendo nel loro sviluppo singrandiscono, e non senza motivo; giacché al primo nascere cè qualcosa di tenero e di molle che non permette né di vedere né di fare il meglio

In realtà, la luce della virtù e della felicità nella vita (le due cose da ricercare sopra ogni altra) appare più tardi, ed ancor molto più tardi esse si presentano in modo che ne siano intesi appieno gli attributi

Dice molto bene Platone: Felice quello a cui tocca, anche da vecchio, di poter raggiungere la sapienza e veraci opinioni

Perciò, dato che si è parlato abbastanza dei primi vantaggi naturali, vediamo ora quelli più importanti e ad essi conseguenti

[59] La natura dunque generò e formò il corpo umano in modo che alcune parti fossero perfette fin dalla nascita, altre prendessero forma col progredir delletà senza che intervenissero in misura notevole sussidi esterni ed estranei
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Animum autem reliquis rebus ita perfecit, ut corpus; sensibus enim ornavit ad res percipiendas idoneis, ut nihil aut non multum adiumento ullo ad suam confirmationem indigerent; quod autem in homine praestantissimum atque optimum est, id deseruit

Etsi dedit talem mentem, quae omnem virtutem accipere posset, ingenuitque sine doctrina notitias parvas rerum maximarum et quasi instituit docere et induxit in ea, quae inerant, tamquam elementa virtutis

Sed virtutem ipsam inchoavit, nihil amplius

[60] Itaque nostrum estquod nostrum dico, artis estad ea principia, quae accepimus consequentia exquirere, quoad sit id, quod volumus, effectum
Quanto allanima, la natura la rese perfetta in tutto il resto, come il corpo: la fornì di sensi idonei alla percezione, tali che avessero bisogno di nulla, o di ben poco sussidio, per il proprio consolidamento; ma ciò che nelluomo vè di più eccelso e di migliore, lo abbandonò a se stesso

Diede, è vero, una mente tale che potesse accogliere ogni virtù, generò come innate, senza bisogno di insegnamento, piccole nozioni sulle cose più importanti, e per così dire pose le basi del suo insegnamento e introdusse in ciò che esisteva direi quasi labbici della virtù

Ma la virtù stessa labbozzò soltanto, e nulla più

[60] Pertanto è nostro dovere (e dicendo nostro, intendo dire che è dovere dellarte) cercare le conseguenze per i principi ricevuti, finché si raggiunga il risultato voluto
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Quod quidem pluris est haud paulo magisque ipsum propter se expetendum quam aut sensus aut corporis ea, quae diximus, quibus tantum praestat mentis excellens perfectio, ut vix cogitari possit quid intersit

Itaque omnis honos, omnis admiratio, omne studium ad virtutem et ad eas actiones, quae virtuti sunt consentaneae, refertur, eaque omnia, quae aut ita in animis sunt aut ita geruntur, uno nomine honesta dicuntur

Quorum omnium quae sint notitiae, quae quidem significentur rerum vocabulis, quaeque cuiusque vis et natura sit mox videbimus

[22, 61] Hoc autem loco tantum explicemus haec honesta, quae dico, praeterquam quod nosmet ipsos diligamus, praeterea suapte natura per se esse expetenda

Indicant pueri, in quibus ut in speculis natura cernitur

Quanta studia decertantium sunt

Quanta ipsa certamina
Questo ha maggior valore e merita di essere ricercato per se stesso molto più che i sensi e le parti del corpo anzi dette: la perfezione eminente della mente è tanto superiore a ciò, che riesce difficile immaginare la differenza che le separa

Perciò ogni onore, ogni ammirazione, ogni aspirazione si riferisce alla virtù e a quelle attività che sono consentanee alla virtù, e tutto ciò che vi si uniforma o nellanima o nelle azioni vien chiamato con un nome solo onestà

Le nozioni delle cose oneste, il significato dei vari loro termini, lessenza e la natura di ciascuna di esse saranno da noi esaminati fra poco

[22, 61] In questo luogo spiegheremo che queste cose che chiamo oneste devono essere ricercate per se stesse, per la loro natura, oltre che per lamore che portiamo a noi stessi

L indicano i fanciulli, in cui si scorge la natura come in uno specchio

Con quanta passione partecipano alle gare

Quanto sono importanti le gare stesse
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Ut illi efferuntur laetitia, cum vicerunt

Ut pudet victos

Ut se accusari nolunt

Quam cupiunt laudari

Quos illi labores non perferunt, ut aequalium principes sint

Quae memoria est in iis bene merentium, quae referendae gratiae cupiditas

Atque ea in optima quaque indole maxime apparenti in qua haec honesta, quae intellegimus, a natura tamquam adumbrantur

[62] Sed haec in pueris; expressa vero in iis aetatibus, quae iam confirmatae sunt

Quis est tam dissimile homini qui non moveatur et offensione turpitudinis et comprobatione honestatis

Quis est, qui non oderit libidinosam, protervam adolescentiam

Quis contra in illa aetate pudorem, constantiam, etiamsi sua nihil intersit, non tamen diligat

Quis Pullum Numitorium Fregellanum, proditorem, quamquam rei publicae nostrae profuit, non odit
Come esultano di allegrezza quando hanno vinto

come si vergognano quando sono stati vinti

Come non desiderano essere rimproverati

Quanto desiderano lodati

Quali fatiche non sopportano per essere i capi dei loro coetanei

Come si ricordano di chi ha reso ad essi un servigio, come desiderano mostrarsi riconoscenti

E ciò si rende soprattutto chiaro in tutte le indoli migliori, in cui quello che noi endiamo per onesto vien come delineato dalla natura

[62] Ma così si riscontra nei fanciulli; nelletà ormai adulta invece ha preso forma spiccata

Chi è così anormale da non sentirsi urtato dalla disonestà e favorevole allonestà

Chi cè che non odii la gioventù dissoluta e sfacciata

Chi al contrario, anche se non gli importa nulla, non ama tuttavia in quelletà il pudore, la fermezza

Chi non odia il traditore Pullo Numitorio diegelle, benché abbia giovato al nostro Stato
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Quis &suae> urbis conservatorem Codrum, quis Erechthei filias non maxime laudat

Cui Tubuli nomen odio non est

Quis Aristidem non mortuum diligit

An obliviscimur, quantopere in audiendo in legendoque moveamur, cum pie, cum amice, cum magno animo aliquid factum cognoscimus

[63] Quid loquor de nobis, qui ad laudem et ad decus nati, suscepti, instituti sumus

Qui clamores vulgi atque imperitorum excitantur in theatris, cum illa dicuntur: 'Ego sum Orestes', contraque ab altero: 'Immo enimvero ego sum, inquam, Orestes

' Cum autem etiam exitus ab utroque datur conturbato errantique regi, ambo ergo se una necari cum precantur, quotiens hoc agitur, ecquandone nisi admirationibus maximis

Nemo est igitur, quin hanc affectionem animi probet atque laudet, qua non modo utilitas nulla quaeritur, sed contra utilitatem etiam conservatur fides
Chi non fa grandi elogi a Codro , salvatore della sua città, e delle figlie di Eretteo

A chi non è odioso il nome di Tubulo

Chi non ama Aristide anche da morto

Ci dimentichiamo forse quanta commozione proviamo, ascoltando e leggendo, quando niamo a conoscenza di qualche atto ispirato a pietà, amicizia, magnanimità

[63] Ma perché parlo di noi che siamo nati, allevati, educati per la gloria e il decoro

Quale clamore solleva in teatro la massa del pubblico e dei profani quando si declamano quei versi : io sono Oreste, e laltro di rimando: no, non io Oreste, lo affermo

E quando poi al re turbato e incerto entrambi offrono una via duscita: preghiamo quindi di essere uccisi tutti e due insieme, capita una volta che si rappresenti questa scena senza le più grandinifestazioni di ammirazione

Non cè nessuno dunque che non approvi e lodi questa disposizione dellanima per cui non solo non si cerca alcuna utilità ma anche contro utilità simantiene la parola data
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[64] Talibus exemplis non fictae solum fabulae, verum etiam historiae refertae sunt, et quidem maxime nostrae

Nos enim ad sacra Idaea accipienda optimum virum delegimus, nos tutores misimus regibus, nostri imperatores pro salute patriae sua capita voverunt, nostri consules regem inimicissimum moenibus iam adpropinquantem monuerunt, a veneno ut caveret, nostra in re publica [Lucretia] et quae per vim oblatum stuprum volontaria morte lueret inventa est et qui interficeret filiam, ne stupraretur

Quae quidem omnia et innumerabilia praeterea quis est quin intellegat et eos qui fecerint dignitatis splendore ductos inmemores fuisse utilitatum suarum nosque, cum ea laudemus, nulla alla re nisi honestate duci
[64] Di tali esempi è piena non solo la leggenda ma anche la storia, e specialmente la nostra

Infatti fummo noi a scegliere la persona più qualificata per a liere i sacri riti dellIda , fummo noi a mandare tutori ai re rono nostri generali ad offrire in voto la loro vita per la salvezza della patria , furono nostri consoli ad avvertire un re, mentre già si avvicinava pieno di ostilità alle mura, che correndo il pericolo di essere avvelenato, fu nel nostro che si trovò una donna capace di lavare con volontaria e lonta di essere stata sedotta con la violenza e un padre di uccidere la figlia per evitare che fosse sedotta

Tutti questi casi e innumerevoli altri ancora, chi cè che si rende conto che i loro protagonisti, tratti dallo splendella dignità, furono dimentichi dei loro interessi e che lodandoli siamo indotti da nullaltro che dallonestà
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[23] Quibus rebus expositis breviternec enim sum copiam, quam potui, quia dubitatio in re nulla erat, persecutussed his rebus concluditur profecto et virtutes omnes et honestum illud, quod ex iis oritur et in iis haeret, per se esse expetendum

[65] In omni autem honesto, de quo loquimur, nihil est tam illustre nec quod latius pateat quam coniunctio inter homines hominum et quasi quaedam societas et communicatio utilitatum et ipsa caritas generis humani

Quae nata a primo satu, quod a procreatoribus nati diliguntur et tota domus coniugio et stirpe coniungitur, serpit sensim foras, cognationibus primum, tum affinitatibus, deinde amicitiis, post vicinitatibus, tum civibus et iis, qui publice socii atque amici sunt, deinde totius complexu gentis humanae
[23] Dopo questa breve esposizione (non ho cercato, per quanto ho potuto, di sfoggiare gran dovizia di argomenti perché questione non dava adito a dubbi)da questo, dico, e certo la seguente conclusione: tutte le virtù e quellonestà a esse ha origine e ad esse è strettamente legata si devono desiderare per se stesse

[65] E in tutta lonestà di cui stiamo ando non vi è nulla tanto illustre né di così vasta estensione auto lunione degli uomini fra di loro e per così dire una specie di alleanza e compartecipazione reciproca delle utilità o stesso vincolo di affetto fra il genere umano

Ciò insorge alla nascita, poiché i figli sono amati dai genitori e tutta vien tenuta unita dal matrimonio e dalla prole; poi datamente sinsinua fuori, anzitutto con le parentele di sanue, poi con quelle di acquisto, quindi con le amicizie, in séguito con i rapporti di vicinato, poi tramite i concittadini e coloro che nella vita pubblica sono alleati ed amici, quindi nellàmbito tutto quanto il genere umano
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Quae animi affectio suum cuique tribuens atque hanc, quam dico, societatem coniunctionis humanae munifice et aeque tuens iustitia dicitur, cui sunt adiunctae pietas, bonitas, liberalitas, benignitas, comitas, quaeque sunt generis eiusdem

Atque haec ita iustitiae propria sunt, ut sint virtutum reliquarum communia

[66] Nam cum sic hominis natura generata sit, ut habeat quiddam ingenitum quasi civile atque populare, quod Graeci politikon vocant, quicquid aget quaeque virtus, id a communitate et ea, quam exposui, caritate ac societate humana non abhorrebit, vicissimque iustitia, ut ipsa se fundet in ceteras virtutes, sic illas expetet ;servari enim iustitia nisi a forti viro, nisi a sapiente non potest
Questa disposizione dellanima assegnando a ciascuno il suo e che mantiene con generosità e con equità questo, per così dire, patto dunione fra gli uomini vien chiamata giustizia, e ad essa son congiunte la devozione, bontà, la liberalità, la benignità, laffabilità e quanto vi è dello stesso genere

E queste doti sono così proprie della giustizia che sono comuni alle rimanenti virtù

[66] Infatti essendo la natura umana generata in modo da avere innato direi quasi un concetto di città e di popoio che i Greci chiamano politico ,ogni virtù che condurrà a qualche attività non sarà in contrasto con la comunanza e con quel vincolo daffetto e dalleanza fra gli uomini di cui ho trattato; e a sua volta la giustizia, come si propagherà da sé a tutte le altre virtù, cosi le ricercherà; poiché la giustizia non può essere servata se non dalluomo forte, se non dal sapiente
Qualis est igitur omnis haec, quam dico, conspiratio consensusque virtutum, tale est illud ipsum honestum, quandoquidem honestum aut ipsa virtus est aut res gesta virtute; quibus rebus vita consentiens virtutibusque respondens recta et honesta et constans et naturae congruens existimari potest

[67] Atque haec coniunctio confusioque virtutum tamen a philosophis ratione quadam distinguitur

Nam cum ita copulatae conexaeque sint, ut omnes omnium participes sint nec alia ab alia possit separari, tamen proprium suum cuiusque munus est, ut fortitudo in laboribus periculisque cernatur, temperantia in praeterrnittendis voluptatibus, prudentia in dilectu bonorum et malorum, iustitia in suo cuique tribuendo
Dunque, qual è questo accordo e consenso di tutte le virtù del quale sto parlando, tale è quella stessa onestà, in quanto che lonesto è la virtù stessa o lazione compiuta con virtù: la vita che è daccordo con ciò ed è rispondente alle virtù si può stimare retta, onesta, equilibrata, conforme a natura

[67] In questa unione e fusione delle virtù vien fatta tuttavia dai filosofi una distinzione logica

Infatti, benché siano congiunte e strettamente connesse in modo che sono tutte di tutte partecipi e non si possono separare luna dallaltra, tuttavia hanno ciascuna un proprio còmpito particolare: la fortezza si nota nei travagli e nei pericoli, la temperanza nel tralasciare i piaceri, la prudenza nella scelta del bene e del male, la giustizia nellassegnare a ciascuno il suo
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