La statua fu affidata a quello che all'epoca era considerato di gran lunga il miglior scultore al mondo, nonché quello che con le sue opere aveva contribuito a creare l'iconografia napoleonica del potere e del mito: il veneto Antonio Canova. L'incarico fu trasmesso a Canova dal console americano in Italia, l'opera fu completata due anni dopo. Alta 170 centimetri e realizzata in marmo di Carrara, mostrava Washington come non era mai stato: vestito da condottiero della Repubblica Romana, con la tunica e la corazza; ai suoi piedi il bastone del comando e la daga, una spada. Il Washington di Canova tiene in mano una tavola su cui è inciso l'incipit del discorso con cui annunciò di voler lasciare la presidenza dopo il suo secondo mandato, nonostante la Costituzione all'epoca non prevedesse limiti: un momento che gli americani considerano fondativo, vedendo nella rinuncia volontaria al potere e nella sua transizione pacifica - impensabile in un mondo in cui il potere si spostava soltanto per via familiare o con grandi spargimenti di sangue - la più grande prova della superiorità della democrazia repubblicana.
Sulla base della statua, in italiano, era inciso:
Giorgio Washington
Alla grande Nazione degli Stati Uniti di America
- Antonio Canova
L'uomo che aveva suggerito di chiamare Canova era stato Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti ma soprattutto architetto. Jefferson aveva viaggiato molto in Europa, amava l'architettura neoclassica, diceva che I quattro libri dell'architettura di Andrea Palladio erano la sua «bibbia» e pensava che le giovani istituzioni statunitensi avessero bisogno di riconoscersi in luoghi che manifestassero con il loro aspetto la solennità che non potevano ancora trarre dalla loro storia. Per questo motivo, nonostante siano stati costruiti in tempi relativamente recenti, i palazzi del potere statunitensi si richiamano allo stile classico europeo per elementi, simmetria e proporzioni: la Casa Bianca è ispirata al parlamento di Dublino; il Campidoglio ricorda un po' San Pietro e un po' l'Hôtel des Invalides di Parigi, dove è sepolto Napoleone; il palazzo della Corte Suprema assomiglia a un tempio corinzio, eccetera.
I committenti statunitensi amarono la statua, che però fu distrutta in un incendio già nel 1831. Il gesso originale di Canova, invece, è conservato ed esposto alla Gypsotheca canoviana di Possagno, in provincia di Treviso.







