Circa 24.000 anni fa, il mondo era nella morsa di un'era glaciale: la calotta artica copriva gran parte dell'emisfero settentrionale. Con così tanta acqua bloccata nei ghiacciai, i livelli degli oceani erano abbastanza bassi da lasciare esposta una striscia di terra, la Beringia, tra Asia e Nord America. Su questa gli uomini poterono spostarsi da un continente all'altro, finché i ghiacciai si richiusero sulla loro strada, bloccandoli. Così, i popoli che fondarono l'America rimasero isolati per migliaia di anni, finché, forse già 20.000 anni fa, periodi più caldi fecero fondere i ghiacci, aprendo corridoi verso sud.
L'analisi del DNA trovato nei siti archeologici e di quello dei nativi americani attuali mostra che, dai primi uomini che entrarono nelle nuove terre attraverso la Beringia, ebbero origine due popolazioni distinte. Soltanto una colonizzò le Americhe: gli antenati dei nativi americani. L'altra, detta degli "antichi beringiani", potrebbe essere rimasta isolata dentro o fuori dalla Beringia fino dopo la scomparsa dei ghiacci, dato che il suo DNA è diverso da quello dei nativi americani del passato e del presente.
La genetica mostra che, tra 17.500 e 14.600 anni fa, il gruppo entrato in America si divise ancora in due linee di discendenza, settentrionale e meridionale. I popoli che si spinsero oltre seguirono rotte lungo le coste del Pacifico e verso l'interno del continente. Alcuni furono separati dalle grandi distanze ma rimasero geneticamente simili, suggerendo rapidi movimenti. In poche migliaia di anni si erano stabiliti in America Centrale; pochi secoli dopo erano entrati in Patagonia.








