Un caso emblematico è la foresta amazzonica. Il suo ruolo fondamentale nell'ecologia mondiale è ben noto. È un sistema autosufficiente, ma se danneggiato può andare rapidamente incontro a un declino irreversibile, con effetti catastrofici per la regione e per il mondo intero.
Durante il mandato di Bolsonaro l'industria agraria, le aziende minerarie e quelle boschive si sono lanciate all'assalto della foresta e delle società indigene che da lungo tempo vivono lì in armonia con la natura. Per fare solo un esempio, «tra il 2019 e il 2022 la deforestazione in Brasile è cresciuta vertiginosamente sotto il presidente Jair Bolsonaro, e l'allevamento di bovini ne è stata la causa principale». Più di ottocento milioni di alberi sono stati distrutti in nome delle esportazioni di carne bovina. I maggiori ricercatori in materia, Bruno Pereira, esperto di popoli indigeni, e il suo collaboratore, il giornalista Dom Phillips, sono stati assassinati mentre conducevano i loro studi in Amazzonia.
Alcuni scienziati brasiliani riferiscono che interi settori della foresta hanno già oltrepassato il punto di non ritorno, trasformandosi in savana, ossia la distruzione irreversibile.
Secondo diversi studi, il «Post» riferisce che la Cina è saldamente in testa a livello mondiale nella «produzione di batterie, pannelli solari e altri ingredienti importanti della transizione energetica»; i cinesi si sono «mossi aggressivamente sul fronte delle rinnovabili». La Cina è «sulla buona strada per centrare il suo obiettivo di raggiungere il picco delle emissioni prima del 2030 per poi arrivare alle emissioni nette pari a zero entro il 2060. ».










