Seneca, De Constantia Sapientis: 08; 01-03

Seneca, De Constantia Sapientis: 08; 01-03

Latino: dall'autore Seneca, opera De Constantia Sapientis parte 08; 01-03

[1] Praeterea iustitia nihil iniustum pati potest, quia non coeunt contraria; iniuria autem non potest fieri nisi iniuste; ergo sapienti iniuria non potest fieri [1] Inoltre, la giustizia non può subire nessuna ingiustizia, perché i contrari non si combinano; ma lingiuria non può esser fatta, se non con lingiustizia: dunque lingiuria non può esser fatta al saggio
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Nec est quod mireris, si nemo illi potest iniuriam facere: ne prodesse quidem quisquam potest E non ti meravigliare, se nessuno può fargli ingiuria: non è neppure possibile che qualcuno gli rechi un utile
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Et sapienti nihil deest quod accipere possit loco muneris, et malus nihil potest dignum tribuere sapiente; habere enim prius debet quam dare, nihil autem habet quod ad se transferri sapiens gauisurus sit Al saggio, infatti, non manca nulla che gli possa esser dato a mo di dono, mentre il malvagio non è in grado di offrire al saggio alcuna cosa degna di lui: dovrebbe infatti avere, prima di dare; ma non ha nessuna cosa che, trasferita al saggio, possa dargli soddisfazione
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[2] Non potest ergo quisquam aut nocere sapienti aut prodesse, quoniam diuina nec iuuari desiderant nec laedi possunt, sapiens autem uicinus proximusque dis consistit, excepta mortalitate similis deo [2] Dunque, nessuno può nuocere o giovare al saggio, poiché le realtà divine non hanno bisogno di giovamento e non sono soggette ad offesa: il saggio è situato in posizione vicina, o quasi uguale, a quella degli dèi: se prescindiamo dalla sua condizione mortale, è simile ad un dio
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Ad illa nitens pergensque excelsa, ordinata, intrepida, aequali et concordi cursu fluentia, secura, benigna, bono publico nata, et sibi et aliis salutaria, nihil humile concupiscet, nihil flebit Mentre si sforza di tendere a quelle altezze sublimi, ordinate, imperturbabili, ruotanti con regolarità ed armonia, serene, benevole, esistenti per il bene di tutti, salutari per se stesse e per gli altri, non avrà mai nessuna cupidigia banale e nessun rimpianto
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[3] Qui rationi innixus per humanos casus divino incedit animo, non habet ubi accipiat iniuriam -- ab homine me tantum dicere putas [3] Colui che, basandosi sulla ragione, avanza tra le vicende umane con intento divino, non è in alcun modo esposto allingiuria -- pensi che io parli soltanto delle ingiurie che gli vengono fatte dagli uomini
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Ne a fortuna quidem, quae quotiens cum uirtute congressa est, numquam par recessit Non è esposto nemmeno a quelle della sorte, la quale, in tante battaglie che ha ingaggiate con la virtù, non è mai uscita vittoriosa dal campo
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Si maximum illud ultra quod nihil habent iratae leges ac saeuissimi domini minentur, in quo imperium suum fortuna consumit, aequo placidoque animo accipimus et scimus mortem malum non esse, ob hoc ne iniuriam quidem, multo facilius alia tolerabimus, damna et dolores, ignominias, locorum commutationes, orbitates, discidia, quae sapientem, etiam si uniuersa circumueniant, non mergunt, nedum ut ad singulorum inpulsus maereat Se noi accettiamo con animo equilibrato e calmo quel tal male, il maggiore di tutti, oltre il quale non hanno più nulla da minacciare le leggi oppressive ed i tiranni più crudeli, quello in cui la sorte esaurisce il suo potere, se sappiamo, cioè, che la morte non è un male, e perciò nemmeno uningiuria, sopporteremo tanto più facilmente gli altri mali, i danni e le sofferenze, le ignominie, i cambiamenti di sede, le perdite dei cari, le separazioni, quelle vicende, insomma, che non possono sommergere il saggio, neppure se lo assediano tutte assieme, e che ancor meno possono scoraggiarlo con attacchi singoli
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Et si fortunaeiniurias moderate fert, quanto magis hominum potentium, quos scit fortunae manus esse E se egli sa sopportare con senso di misura gli attacchi della sorte, quanto meglio sopporterà quelli dei potenti, nei quali riconosce gli strumenti della sorte
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