Properzio, Elegie: Libro III, Elegia XIV

Properzio, Elegie: Libro III, Elegia XIV

Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro III, Elegia XIV

Multa tuae, Sparte, miramur iura palaestrae, sed mage virginei tot bona gymnasii, quod non infamis exercet corpore ludos inter luctantis nuda puella viros, cum pila veloces fallit per bracchia iactus,[5] increpat et versi clavis adunca trochi, pulverulentaque ad extremas stat femina metas, et patitur duro vulnera pancratio: nunc ligat ad caestum gaudentia bracchia loris, missile nunc disci pondus in orbe rotat,[10] et modo Taygeti, crinis aspersa pruina, sectatur patrios per iuga longa canes: gyrum pulsat equis, niveum latus ense revincit, virgineumque cavo protegit aere caput, qualis Amazonidum nudatis bellica mammis[15] Thermodontiacis turba lavatur aquis; qualis et Eurotae Pollux et Castor harenis, hic victor pugnis, ille futurus equis, inter quos Helene nudis capere arma papillis fertur nec fratres erubuisse deos Ammiriamo, o Sparta, le molte norme della tua palestra, ma soprattutto i tanti vantaggi del ginnasio femminile, poiché la fanciulla nuda esercita il corpo con giochi non infamanti, tra uomini in lotta, quando la palla evita i lanci veloci attraverso le braccia, [5] e la bacchetta uncinata del cerchio ricurvo risuona, e la donna coperta di polvere sta ferma alle mete estreme, e sopporta i colpi nel duro pancrazio: ora con i lacci lega le braccia esultanti al cesto, ora ruota il peso scagliato del disco nel cerchio, [10] e, frattanto, con la brina cosparsa sui capelli, segue i cani paterni attraverso le lunghe catene del Taigeto:con i cavalli batte la pista, cinge il fianco niveo con la spada, e protegge il capo verginale con l'elmo cavo, come la schiera guerriera delle Amazzoni, dopo essersi denudato il seno,[15] si lava nell'acqua del Termodonte; e quali Polluce e Castore sulle sabbie dell'Eurota, futuro vincitore questo nel pugilato, quello con i cavalli, si dice che tra loro Elena, con i seni nudi, prese le armi né arrossì per gli dei fratelli
[20] lex igitur Spartana vetat secedere amantes, et licet in triviis ad latus esse suae, nec timor aut ulla est clausae tutela puellae, nec gravis austeri poena cavenda viri [20] Dunque la legge di Sparta vieta di separare gli amanti, ed è permesso stare al fianco della propria donna nei trivi, né c'è il timore o alcuna tutela per la fanciulla segregata, né da evitare i castighi di un violento marito severo
nullo praemisso de rebus tute loquaris[25] ipse tuis: longae nulla repulsa morae Senza intermediari parli tranquillamente delle tue cose: [25] nessun rifiuto del lungo indugio
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Latino: dall'autore Properzio, opera Elegie parte Libro IV, Elegia IX

nec Tyriae vestes errantia lumina fallunt, est neque odoratae cura molesta comae Né le vesti di Tiro ingannano gli occhi vaganti, né c'è la molesta cura della chioma profumata
at nostra ingenti vadit circumdata turba, nec digitum angusta est inseruisse via;[30] nec quae sit facies nec quae sint verba rogandi invenias: caecum versat amator iter Ma la nostra va circondata da una grande folla, né la via stretta permette di inserire un dito; [30] né troverai quale sia l'aspetto e né quali siano le parole per chi chiede: l'amante si trova in un vicolo cieco
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