Hayez predilesse, anche in sintonia con la sua indole di libertino, che favorì le numerose relazioni fuori dal matrimonio, la rappresentazione del nudo femminile, dove riuscì a ravvivare con assoluta originalità e una sconcertante sensualità tipologie tradizionali come quelle di Maddalena, Loth e le figlie, Venere, ninfe al bagno, dalle quali discenderà negli anni quaranta la superba serie delle odalische e delle bagnanti.
Spesso l'intento provocatorio lo spingeva verso quello che poteva apparire un eccesso di naturalismo, come nel caso dello scioccante ritratto della ballerina Carlotta Chabert, rappresentata come Venere che scherza con due colombe, ritenuta tanto volgare da apparire a un recensore la più schifosa donna del volgo.
Ma questo gusto di oltrepassare i limiti della decenza si poneva comunque sotto il segno dell'amatissimo Tiziano, di Guido Reni o dello scandaloso Giulio Romano, nelle cui vesti amò travestirsi nel 1828, in occasione di un famoso ballo in maschera di cui aveva disegnato i costumi