La morte di Raffaello nelle testimonianze dei contemporanei: lettere, cronache e memorie del 1520

La morte di Raffaello nelle testimonianze dei contemporanei: lettere, cronache e memorie del 1520

Una raccolta di lettere, cronache e testimonianze scritte nei giorni e nei mesi successivi alla morte di Raffaello, avvenuta il 6 aprile 1520. Da Gaspare da Feltro a Baldassarre Castiglione, da Vasari a Sebastiano del Piombo, emerge il cordoglio di papi, principi, artisti e umanisti, insieme alla consapevolezza della perdita di uno dei più grandi protagonisti del Rinascimento.

GASPARE DA FELTRO A ISABELLA D'ESTE, 7 Aprile

Raffaello da Urbino, uomo eccellente in pittura architettura e altre cose, della cui fama Vostra Eccellenza deve essere bene informata, questa notte ha reso l'anima.

PANDOLFO PICO DELLA MIRANDOLA A ISABELLA D'ESTE, 7 Aprile

Sebbene in questi santi giorni non si debba attendere ad altro che alla confessione e alle cose devote, non ho voluto però trattenermi dal render omaggio all'Eccellenza Vostra, alla quale per ora non dico altra cosa che non della morte di Raffaello da Urbino, il quale morì la notte passata, Venerdì Santo, lasciando questa corte in grandissima e universale mestizia per la perdita della speranza delle grandissime cose che si aspettavano da lui per onorare quest'epoca nostra.

Invero, secondo quel che si dice, ogni cosa avremmo potuto aspettarci da lui, per le opere che aveva già fatte e per le maggiori imprese cui aveva appena dato principio... Qui non si parla d'altro che della morte di quest'uomo dabbene, che ha terminato la sua vita prima,ma la sua seconda sarà quella della fama che, non soggetta né a tempo né a morte, sarà perpetua, sia grazie alle sue opere, sia grazie a tutti i dotti che scriveranno di lui in futuro.

GIORGIO VASARI

Poco prima che Raffaello cadesse ammalato, accadde un fatto strano. Parte del palazzo apostolico, dov'era egli intervenuto costruendo le logge, era andata pericolando, e la corte aveva abbandonato in tutta fretta l'edificio. C'è chi dice che egli avesse troppo caricato la parte, mal calcolato i pesi e le tensioni, ma molti invece vi videro a posteriori un segno della sventura imminente.

Quando il papa seppe della morte di Raffaello, subito si precipitò in casa del pittore, e tutti videro sul volto di Sua Santità i segni di una sofferenza grandissima.

Alla presenza degli amici, il notaio Jacopo Apocelli aprì e lesse il testamento: quasi tutto il patrimonio dell'artista, fatti salvi lasciti e donazioni alla sua donna, a parenti, amici e opere pie, andava a Giulio Romano e ai membri della bottega. Al suo funerale destinava una somma pensata sia per pagare le spese che per finanziare un fondo perpetuo per le messe in suffragio. Il luogo in cui sarebbe stato sepolto era scelto da tempo.

ALFONSO PAOLUCCI AD ALFONSO D'ESTE, 7 Aprile

Oggi Raffaello è stato sepolto alla Rotonda. Morì d'una febbre acuta che in otto giorni l'assaltò e lo vinse. Poiché fu uomo di singolare virtù, come ben sa Sua Eccellenza, ognuno che lo conoscesse se ne duole assai; e io faccio fede che fu una gran perdita. Ha fatto testamento. E io me ne informerò, e ve ne darò avviso.

ANGELO GERMANELLO A FEDERICO II GONZAGA, 11 Aprile

Nella notte tra Venerdì Santo e l'imminente sabato, morì Raffaello da Urbino, eccellentissimo pittore, e fu veramente una gran iattura perché era un uomo raro nel suo campo.

MARCANTONIO MICHIEL AD ANTONIO DI MARSILIO, 11 Aprile

Venerdì Santo alle 3 morì il gentilissimo ed eccellentissimo pittore Raffaello da Urbino, con universale dolore di tutti, e specialmente dei dotti. Perché attendeva egli a uno studio della planimetria della Roma antica così dettagliato e ben fatto che avresti potuto vederla rinascere innanzi a te. [...] E ora Morte ha interrotto una così bella e lodevole impresa, ed essendo ella invidiosa ha rapito il nostro giovane proprio nel giorno della sua nascita.

Il Pontefice stesso ne ha avuto smisurato dolore, lui che si era così tanto preoccupato nei quindici giorni in cui Raffaello stette male, da andare a visitarlo e confortarlo ben sei volte.

SEBASTIANO DEL PIOMBO A MICHELANGELO BUONARROTI, 12 Aprile

Credo che abbiate saputo che quel povero Raffaello da Urbino è morto: della qual cosa credo vi sia dispiaciuto assai. Che Dio lo perdoni.

PAOLO MAFFEI A MARIO MAFFEI, 14 Aprile

Qui sono morti in quattro giorni due uomini grandissimi, tra i primi nelle loro arti, Messer Agostino Chigi il mercante, e Raffaello da Urbino il pittore, sepolti con grandissima pompa l'uno e l'altro. Raffaello fu accompagnato da cento torce portate da altrettanti pittori, e ha lasciato per la sua sepoltura 1.500 ducati d'oro. Potete dunque immaginare lo sfarzo del funerale e della sepoltura di Agostino Chigi, che ha lasciato somme incredibili.

BALDASSARRE CASTIGLIONE, DE MORTE RAPHAELIS PICTORIS, 1520

Poiché aveva curato il corpo malato con l'arte medica, e persino richiamato Ippolito dalle acque dello Stige, Esculapio stesso fu rapito e portato alle rive di quel fiume.

Così il prezzo della vita fu la morte per l'artefice.

Anche tu, Raffaello, mentre risanavi con mirabile ingegno Roma, mutilata in tutto il suo corpo, e il cadavere della città dilaniato dalle armi, dal fuoco e dagli anni, richiamavi alla vita e all'antico onore, hai suscitato l'invidia degli dèi; anche la morte si è indignata che tu potessi restituire vita agli estinti, e che ciò che il lungo tempo aveva a poco a poco consumato, tu potessi rinnovare, a dispetto delle sue leggi. Così tu muori miseramente, troncato nella prima giovinezza, e ci ricordi che noi e le nostre cose siamo destinati alla stessa fine.

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