Il Rogolone della Val Sanagra: il patriarca di rovere che ha sfidato il tempo

Il Rogolone della Val Sanagra: il patriarca di rovere che ha sfidato il tempo

Localmente li chiamano il Rugulon, o Rugulun, e il suo fratello minore, il Rugulin, in italiano il Rogolone e il Rogolino. Sono due querce, nello specifico due roveri, che crescono nei pressi del Bosco Impero, così chiamavano i boschi piantati nel ventennio fascista. Siamo in frazione Velzo, a 500 m di altitudine. Il confine svizzero non è distante.

Nel corso dell'ultimo secolo si credeva che il maggiore dei due roveri fosse millenario, ma ispezioni dendrocronologiche hanno stabilito che la loro età è decisamente più contenuta: sarebbero al mondo dal 1730 e dal 1820, ovvero siamo di fronte a patriarchi che portano sulle radici 204 e 294 anni.

L'architettura del Rogolone è a vela, dal grosso tronco apre una serie di ramificazioni che risalgono amplificandosi sempre più, come un'onda acustica che si propaga sulla superficie di uno stagno. Tutto è nato da una ghianda, una semplice ghianda come ne scaliamo a centinaia nelle passeggiate della nostra vita e ora, nei secoli maturati, svetta fino ai 25 metri di altezza. 

Il legno delle piante giovani di rovere è bianco ma s'imbrunisce in seguito: la sua fibra resiste all'acqua e le antiche palafitte preistoriche spesso erano fatte proprio di farnia e rovere, ed è per questo che divenne il legno delle navi vichinghe quanto dell'impero britannico dove non tramontava mai il sole. Ma è altrettanto utile per le travature dei solai, le botti dei vini e le ruote dei carri. La corteccia veniva usata nella concia delle pelli. Le ghiande sono ottimo cibo per i porci ma se tostate sono state, in tempi di magra e guerra, sostitute del caffè, quantomeno del gusto di qualcosa che sostituisse vagamente la miscela del caffè.

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Tags: #trees
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