Ma il grande albero, conscio della sua bellezza, abusava del dono che gli era stato fatto pavoneggiandosi in ogni occasione e ritenendosi superiore a tutte le altre piante. Gli alberi allora si lamentarono con il Creatore e il baobab fu presto richiamato a un comportamento meno altezzoso e più rispettoso dei suoi fratelli. A niente valsero richiami e successivi rimproveri, lui continuava imperterrito a proclamarsi l'albero preferito dal Creatore che, a sentir lui, lo aveva dotato di un tronco possente e di una chioma che non aveva uguali. Tanto ostentò questo suo presunto privilegio che alla fine Dio stesso si stancò e decise di intervenire con una severa punizione: preso il tronco del baobab tra le mani lo estrasse dal terreno e lo ripiantò a testa in giù, così che l'immensa chioma di cui si vantava tanto fu per sempre nascosta agli occhi e diventò il suo apparato radicale, mentre le radici presero il posto di rami e ramoscelli.
Il cambiamento fu subito evidente: la pianta vanitosa si trovò a esibire un tronco improvvisamente sproporzionato, poiché sorreggeva ora una chioma assai striminzita, quasi ridicola, sicuramente esagerata rispetto al fusto tanto imponente. Da allora il baobab non si vantò più e diventò la pianta silenziosa e umile che conosciamo, capace di abitare i luoghi più poveri e difficili, dove dà ospitalità e aiuto a tanti.









