Poiché la maggior parte è sottoposta ciclicamente alla decorticazione, ovvero al sollevamento sul tronco e sui rami primari delle parti più esterne, utilizzate in diversi settori artigianali e industriali, si potrebbe anche dire che la maggior parte delle nostre sughere, compresi gli alberi considerati monumentali, si sono abituate alle ripetute sottrazioni. Alcune però delle sughere più vicine all'uomo, coltivate nei centri abitati, in luoghi quali gli orti botanici nelle principali città, sono particolarmente antropizzate: penso alle sughere presenti a Firenze e a Roma.
La sughera che cresce all'Orto botanico o Giardino dei Semplici di Firenze è uno degli alberi di maggiore richiamo tra i cercatori d'alberi secolari, e quel che la rende speciale è la sua corteccia arricciata, spugnosa e rugginosa.
Non cresce nel suo habitat naturale, come il Pinus brutia (pino calabro) poiché introdotta ampiamente per i rimboschimenti. Ovviamente nelle campagne toscane, siciliane o sarde se ne trovano di molto più grandi e veementi, in circonferenza e in architettura, ma questo resta un esemplare molto bello, soprattutto ammirandolo dal suo piede.








