Il lapislazzuli di Michelangelo che non c’è più nella cappella Sistina

Il lapislazzuli di Michelangelo che non c’è più nella cappella Sistina

Il Lapislazzuli macinato, aggiunto a secco da Michelangelo per rendere più intenso e profondo il cielo in cui galleggiano i corpi del Cristo e della Madonna, dei santi e dei dannati, è andato alla fine completamente perduto

… trascinato via insieme agli strati di fuliggine, dai violenti lavaggi fatti dai restauratori nel corso dei secoli, spesso con solventi acidi. Il blu che vediamo oggi nella parte alta della parete e solo quel che rimane della preparazione a fresco per il lapislazzuli, che Michelangelo avrebbe poi steso a secco.

Era noto che l'intensità del tono del lapislazzuli, una pietra semipreziosa che veniva importata dall'Afghanistan, varia in base al grado di macinazione. Più fini sono i granuli, più l'azzurro impallidisce fino a diventare grigio. Perciò, se si voleva ottenere un bel colore intenso, si doveva usare la pietra poco macinata. e Michelangelo stese a secco sull'intonaco i brillanti granuli blu ottenuti dalla macinazione grossolana, stemperati con una colla animale per farli aderire bene

La colla però è soggetta a marcire: perché troppo debole, o per colpa dell'umidità, o in seguito a puliture troppo drastiche. A un certo punto si stacca dall'intonaco portandosi dietro i bellissimi cristalli di lapislazzuli e lasciando in vista la base di preparazione. e questo è accaduto nel giudizio universale. I cristalli inglobati nello strato di colla si staccarono, forse nel Settecento, e non furono più reintegrati 

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