Fedro, Favole: Libro 02 - Tiberio Cesare al maggiordomo

Fedro, Favole: Libro 02 - Tiberio Cesare al maggiordomo

Latino: dall'autore Fedro, opera Favole parte Libro 02 - Tiberio Cesare al maggiordomo

Est ardalionum quaedam Romae natio,trepide concursans, occupata in otio,gratis anhelans, multa agendo nil agens,sibi molesta et aliis odiosissima A Roma c'è una razza di faccendieri,che corre trepidamente, preoccupata nel tempo libero;ansimante gratis, col far molto facendo nulla,dannosa per sé ed odiosissima agli altri
hanc emendare, si tamen possum, volovera fabella; pretium est operae attendere Voglio guarire questa, se tuttavia posso,con una favoletta vera; il costo della fatica è attendere
Caesar Tiberius cum petens Neapolimin Misenensem villam venisset suam,quae, monte summo posita Luculli manu,prospectat Siculum et respicit Tuscum mare,ex alte cinctis unus atriensibus,cui tunica ab umeris linteo Pelusioerat destricta, cirris dependentibus,perambulante laeta domino viridia,alveolo coepit ligneo conspargerehumum aestuantem, iactans come officiolum:sed deridetur Mentre Tiberio Cesare dirigendosi a Napoliera arrivato nella sua villa di Misero,che per mano di Lucullo posta in cima al monte,osserva il mare siculo ed osserva l'etrusco,uno dei maggiordomi, cinti in alto,e la tunica di lino pelusio gli stava attillatadalle spalle, mentre le frange pendevano,mentre il signore passeggiava (lungo) i bei viali;cominciò a spargere col secchiello di legnola terra che bruciava, esagerando garbatamente il lavoretto:ma viene deriso
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Fedro, Favole: Libro 03 - Prologo

Latino: dall'autore Fedro, opera Favole parte Libro 03 - Prologo

inde notis flexibuspraecurrit alium in xystum, sedans pulverem Poi per note scorciatoiecorre avanti per un altro viale, bloccando la polvere
agnoscit hominem Caesar, remque intellegit:'Heus' inquit dominus Cesare conosce il personaggio, e capisce la cosa:Ehi, dice il signore
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ille enimvero adsilit,donationis alacer certae gaudio Quello allora si precipita,svelto per la gioia d'una sicura donazione
tum sic iocata est tanta maiestas ducis:'Non multum egisti et opera nequiquam perit;multo maioris alapae mecum veneunt' allora così la così grande maestà del sovrano scherzò:Non hai fatto molto ed il lavoro per nulla perisce;con me gli schiaffi ( della libertà) si vendono a molto di più
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