Pigafetta: il testimone della prima circumnavigazione del pianeta

Pigafetta: il testimone della prima circumnavigazione del pianeta

Dal 1519 al 1522 furono i peggiori anni della vita di Pigafetta ma anche quelli che ne appagarono le frenesie di conoscenza e ne forgiarono l'identità. Fu un fortunato e geniale vincitore per tenacia e coraggio. Sopravvisse a centinaia di uomini di mare coriacei. Fragile, colto, nobile, uscì illeso dormendo per mesi ... anni sul paiolo marcio di un veliero lungo solo poche decine di metri

Fu tra i soli 18 superstiti ( e 3 indigeni delle Molucche) dei 265 dell'armata della spezie che partirono a bordo di cinque equipaggi. Tra i 18 trionfatori di quel girone infernale della prima circumnavigazione del pianeta. Il volto di Antonio Pigafetta non è noto; nessuna immagine, nessun busto e nessun monumento in giro per il mondo rappresenta veramente Pigafetta. Questo formidabile vicentino riuscì a compiere la prima vera circumnavigazione del pianeta perché il suo ideatore, Ferdinando Magellano, era morto prima di portarla a termine, in un viaggio di inimmaginabili asprezze che durò tre anni eterni. Dopo aver attraversato i tre grandi oceani, fece ritorno a Siviglia l'8 settembre del 1522, con l'ultimo vascello scampato alle violenze del mare. Un ritorno che si può considerare un prodigio e come tale fu salutato dai sivigliani.

Lui così poco uomo di mare tanto da non sapere neanche nuotare, era sfuggito alla morte per qualche abilità misteriosa, per istinto di sopravvivenza o, molto di più, per concomitanza di favorevoli eventi. Ma anche perché solo ai più tenaci riescono le imprese maggiori. aveva saputo prendere la decisione giusta quando, sulla via del ritorno, in un momento cruciale del viaggio, nel lasciare le Molucche, scelse di imbarcare sulla piccola e mal ridotta Victoria invece che sulla Trinidad in riparazione. Fortuna o lungimiranza, aveva scelto bene.

Antonio Pigafetta nacque a Vicenza tra il 1491 e il 1496 (morì fra il 1531 e il 1535). Non molto si può dire della sua adolescenza e degli studi che seguì. Quello che con certezza si conosce di lui e lui stesso a raccontarci nel suo racconto del primo viaggio intorno al globo, inestimabile diario della prima circumnavigazione della terra. Aveva forse 23 anni o poco più quando, giunto a Siviglia, fu ingaggiato su una nave dell'armata di Ferdinando Magellano.

LE CINQUE NAVI

Sant'Antonio, Victoria, Concepcion, Santiago e Trinidad. La Sant'Antonio era la più grande, la Santiago la più piccola. Tutte erano cariche di rifornimenti di ogni sorta:

  • utensili
  • attrezzatura da pesca e chilometri di corde
  • 173 pezzi di tela per vele
  • 58 cannoni e 50 barili di polvere da sparo
  • cento armature con elmi e pettorali
  • 200 scudi rotondi
  • mille lance e 200 picche
  • centinaia di coltelli
  • un mortaio con pestello per la preparazione di medicinali
  • 13 ancore
  • 89 lanterne
  • una fucina completamente attrezzata
  • cinque tamburi e venti tamburelli
  • carte nautiche
  • mappe
  • quadranti e planisferi
  • 12 clessidre e 6 bussole con aghi magnetici di scorta
  • due forni completi
  • una gran quantità di gallette, fagioli, ceci e lenticchie
  • 508 botti di vino
  • merluzzo e altro pesce essiccato
  • 200 barili di acciughe, cipolle e aglio, uva passa, fichi e mandorle
  • 984 pezzi di formaggio
  • tre barili di capperi, farina, zucchero e senape
  • 7 mucche e tre maiali

monumento dedicato ad Antonio Pigafetta a Punta Arenas, Cile monumento dedicato ad Antonio Pigafetta a Punta Arenas, Cile

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ATTI DI SODOMIA SULLE NAVI

Imparò a usare l'archibugio e la balestra, la spada e il coltello e a memoria apprese perfino le cantilene che ritmavano i tempi delle varie attività di bordo. Soprattutto, dovette imparare presto a guardarsi dalle insidie e dalle violenze proprio dei marinai più ruvidi. Atti di sodomia con i giovani erano frequenti sui velieri, ma normalmente i comandanti chiudevano un occhio. Non Magellano però, il quale per dare un esempio di fermezza punì alla pena di morte il nostromo della Victoria, per avere abusato di un mozzo che di lì a poco si suicidò per la vergogna.

LA VITA A BORDO

sappiamo che sulle caravelle e sulle caracche anche più grandi della Victoria, non c'erano luoghi per la riservatezza, salvo quello, comunque molto contenuto, destinato al comandante. Quello della intimità era un concetto inesistente sui velieri del tempo. Si viveva nella massima promiscuità e non suscitava vergogna esporsi all'aperto per soddisfare necessità corporali.

Urinare non creava problemi, bastava sporgersi di poco fuori il bordo reggendosi a un tientibene, a una draglia o a uno strallo e, soprattutto, curando di scegliere il lato sottovento della nave. Questa però, era una regola che sì poneva distinto; anche il mozzo più sprovveduto la rispettava scrupolosamente a fronte di derisioni e punizioni crudeli. Più complicato era invece defecare perché occorreva una certa abilità e "piede Marino". Si acquisivano però in fretta, dopo qualche giorno di mare e naturalmente per ineludibile abitudine. Nella zona poppiera della nave, a dritta e a sinistra, a seconda della direzione del vento, per l'occasione veniva sistemata un fuoribordo, fra due aste, una passerella assicurata. Alla sua estremità era fissato una ciambella sulla quale era relativamente facile accovacciarsi ed evacuare direttamente in mare.

Le condizioni igieniche a bordo dei velieri erano dunque approssimative. Il vitto era insufficiente e carente delle vitamine essenziali nelle navigazioni di lungo corso. La limitazione più insopportabile della vita di bordo era però l'esiguità degli spazi personali e dei luoghi di vita che non consentivano nessuna intimità. Non era previsto uno spazio per dormire, Ciascun membro dell'equipaggio trovava per il proprio riposo un angolino sotto coperta, nell'odore sgradevole che saliva dai boccaporti di viveri putridi, del catrame di cui era impregnato il fasciame, della canapa marcia dei cavi.

Tutto ciò durò fino a quando, poco per volta sui velieri presero a diffondersi le amache, delle quali si era preso l'uso dagli isolani dei Caraibi e dagli abitanti del Brasile. Ne rende testimonianza Pigafetta stesso.

Molti uomini erano morti durante la traversata e i vivi, durante il viaggio, erano malati di scorbuto e ridotti allo stremo delle forze. Si erano nutriti di tutto quello che era stato possibile masticare e delle cose più ripugnanti, avevano mangiato perfino i topi che sulle navi erano inquilini abituali

LA MORTE DI MAGELLANO A MACTAN

E' sempre Pigafetta che parla e descrive la morte dell'ammiraglio. Non lo abbandona nemmeno nel momento dello scontro di Mactan, nelle Filippine quando Magellano cade ucciso da un fendente di scimitarra. Pigafetta era accanto a lui e gli attribuisce una morte eroica poichè Magellano si sarebbe esposto per consentire a lui e ai compagni di potersi salvare ritornando sulle lance che erano distanti dalla scogliera su cui si era consumato lo scontro. Questo avveniva il 27 aprile 1521.

Magellano aveva 41 anni. La sua non fu una morte gloriosa. Le sue spoglie scomparvero senza nemmeno l'onore di una sepoltura cristiana. Su quel corpo seviziato, il sovrano dell'isola, il vincitore Lapu Lapu, costruì la propria gloria futura. Nelle Filippine (chiamate così dal navigatore Ruy Lopez de Villalobos, in onore di Filippo II di Spagna), dove il portoghese è guardato ancora con disprezzo, Lapu Lapu è ricordato come il grande difensore dell'arcipelago contro l'orgoglioso straniero del quale non volle restituire nemmeno il corpo e l'armatura.

In onore di Ferdinando Magellano fu dato allo stretto, che divide oceano Atlantico e Pacifico, il suo nome. In un primo momento egli lo aveva chiamato Canal de todos los Santos (canale di tutti i Santi) perché l'avvistamento della sua imboccatura era avvenuto il 1 novembre del 1520.

Dopo la morte di Magellano, risultò che erano rimasti in 108 degli iniziali 270 uomini, troppo pochi per sbrigare i lavori necessari a garantire la navigazione di tre navi così grandi. Si decise perciò di abbandonare la più piccola in mare aperto trasbordarono tutte le cose di valore sulla Trinidad e sulla Victoria e poi incendiarono la Conception. e così la flotta di Magellano, in origine composta da cinque navi, adesso ne aveva soltanto due

monumento in ricordo di Lapu Lapu nelle Filippine monumento in ricordo di Lapu Lapu nelle Filippine

Quote start

mercoledì ai 28 novembre [1520] uscimmo dallo stretto, ingolfandoci nell'oceano [Pacifico], e in questo navighiamo per tre mesi e 20 giorni senza prendere refrigerio di cosa alcuno

Antonio Pigafetta

Quote end

TERMINE ORIENTARSI

La scelta della rotta occidentale rifletteva l'ossessione di Cristoforo Colombo che per primo tentò di cercare il Levante per Ponente, convinto di raggiungere più rapidamente le vagheggiate regioni delle ricchezze orientali. Non c'è un verbo nella nostra lingua che indichi l'andare per Ponente. Il solo verbo che ancora oggi gli occidentali utilizzano per stabilire una posizione geografica si richiama a un solo punto cardinale: l'oriente. Per indicare una direzione non esistono che due verbi soltanto, i canonici "orientare" e "orientarsi". L'oriente è la preferenza geografica di millenni di civiltà.

ERATOSTENE CALCOLA LA CIRCONFERENZA DELLA TERRA

Già nel III secolo a.C., il matematico greco Eratostene di Cirene aveva calcolato con sorprendente precisione che la circonferenza della terra (considerandola assolutamente sferica, cosa non proprio esatta) era pari a 250.000 stadi, equivalenti a 39.690 km contro i 40.076 reali. Perciò, con un errore per difetto di solo 386 km! Che avesse ragione Eratostene, fu possibile dimostrarlo solo dopo La circumnavigazione di Magellano.

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