Thomas Hobbes: riassunto

Thomas Hobbes: riassunto

Hobbes è nato a Westport in Inghilterra verso la fine del 1500

Esegue i suoi studi inizialmente a Westport e successivamente ad Oxford dove studia latino e greco ma egli si dimostra più interessato alla geografia. Thomas Hobbes vive sulla sua pelle l’aggressività dell’animo umano, infatti si definisce figlio della paura sia perché nacque prematuro, a causa di uno spavento avuto dalla madre ricevuta la notizia dell’invasione dell’invincibile armata in Inghilterra, sia perché nella sua vita visse spiacevoli eventi come la guerra civile inglese per la quale fu costretto a scappare in Francia. In Francia egli iniziò a scrivere il suo primo libro "Elementi di legge naturale e politica", la Francia inoltre ebbe molta influenza in Hobbes.
L’esperienza personale e pubblica che visse Hobbes influenzò i suoi studi sui vizi ed i difetti dell’uomo. Questo interessamento derivò anche  dalla lettura dei diari di viaggio dei navigatori che provenivano dall’America quindi che riportavano la vita degli indigeni americani, persone non civilizzate che vivono ancora allo stato naturale.
Nel Leviatano Hobbes riprende il mito di Prometeo che rubò il fuoco agli dei per darlo agli uomini inermi ed indifesi, da ciò Zeus lo punì legandolo a una rupe nel Caucaso dove il giorno un’aquila gli mangiava il fegato che ricresceva la notte. Da ciò ne ricava una metafora sulla condizione dell’uomo che è costantemente ossessionato dalla paura del futuro e della morte. Hobbes afferma che la vita è tutti contro tutti, poiché l’uomo agisce sempre per il proprio interesse ed in certi casi è portato a tradire i propri simili ed a infrangere la legge. Da questo genere di comportamento, afferma Hobbes che ne deriva anche la gloria, intesa come orgoglio del proprio potere che viene considerato superiore dalla nostra immaginazione. Questo sentimento di gloria diventa vanagloria, simboleggiata dal mito della mosca sulla ruota del carro che si complimenta con se stessa per la polvere sollevata. 
La gloria è strettamente collegata all’istinto di conservazione, che pone sempre in stato di guerra gli uomini. Nello stato di guerra ogni uomo è nemico dell’altro sempre pronto ad offendere prima dell’altro per paura di venire offesi. Perciò in una società dove vive lo stato di guerra è impossibile svolgere dei lavori o permettere il progresso della scienza. L’uomo in questo stadio è misero, brutale, solo e con una vita breve. Hobbes pone l’esempio degli uomini che compiono un viaggio, essi si armano e preferibilmente portano con sé qualcuno che li difenda, ma ugualmente quando arriva sera si difendono anche tra di loro. L’uomo perciò essendo di natura violenta è anche per natura predisposto alla guerra e la sua vita è costellata dalla ricerca continua di metodi di difesa.


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