Rivoluzioni inglesi del 600: riassunto

Rivoluzioni inglesi del 600: riassunto

Le divisioni religiose e il regno di Giacomo I

Alla morte di Elisabetta I (1603) era salito al trono, con il titolo di Giacomo I, il re di Scozia Giacomo VI Stuart, figlio di Maria Stuart e più vicino erede in quanto pronipote di Enrico VIII. Gli Stati d’Inghilterra e di Scozia si ritrovarono quindi uniti sotto il nome di Gran Bretagna. Il nuovo Regno era però profondamente lacerato dalle divisioni religiose, lascito delle improvvise e ripetute svolte dei sovrani del Cinquecento. Diversi erano gli schieramenti religiosi contrapposti. Vi era innanzitutto una Chiesa anglicana di Stato, con una gerarchia vescovile (Chiesa alta) di nomina regia, con riti e sacramenti tradizionali. Vi erano poi i cattolici, ormai in minoranza, ma pur sempre numerosi, divisi in dissidenti veri e propri, cioè apertamente in contrasto con la Chiesa ufficiale, non comunicanti (quelli che si limitavano a frequentare i riti della Chiesa di Stato restando fuori della comunità anglicana) e scismatici, ovvero coloro che apparentemente facevano parte della comunità anglicana, ma nel loro cuore restavano fedeli alla vecchia religione.

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Vi erano infine i puritani, vicini al calvinismo e intendevano eliminare dalla Chiesa inglese quelli che ritenevano dei dannosi residui delle superstizioni «papiste». In particolare sostenevano che la gerarchia ecclesiastica anglicana, fondata sui vescovi, non trovasse riscontro nelle Scritture e quindi andasse abolita e sostituita da assemblee di anziani (presbiteri) sul modello delle altre Chiese calviniste .
Le divisioni religiose produssero divisioni politiche soprattutto all’interno dell’aristocrazia, che conservava una grande influenza nella vita sociale e politica.  Fu la protezione dei Pari (cioè l’alta nobiltà) cattolici che salvaguardò le minoranze cattoliche, proteggendo anche le missioni di gesuiti, mentre i Pari puritani incoraggiarono la violenta ostilità sociale contro la prodigalità e l’ozio della corte. Nel frattempo, con il diffondersi delle idee puritane, si faceva sempre più forte il radicalismo religioso di gruppi che criticavano l’assetto sociale sulla base dei precetti evangelici.

I cattolici avevano pessima fama nel Paese perché il loro collegamento con forze esterne - la Chiesa di Roma, la monarchia spagnola, i grandi ordini religiosi - li rendeva sospetti di tradimento (congiura polveri 1605). Per quel che riguarda i puritani, La tradizione calvinista aveva prodotto un vivace spirito democratico. Le assemblee, che eleggevano i propri pastori, vale a dire le guide spirituali, rifiutavano ogni forma di gerarchia, mentre si faceva sempre più strada l’idea che i sudditi avessero il diritto di ribellarsi contro il potere del principe se questi, invece di comportarsi come un giusto principe cristiano, si rivelava un tiranno. Il sovrano all’inizio ebbe incontri e contatti con i calvinisti, ma si alienò definitivamente il loro sostegno quando affermò che la gerarchia ecclesiastica di nomina regia era essenziale per la conservazione della monarchia.