Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 8, 13-21

Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 8, 13-21

Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte Liber 1, 8, 13-21

[13] In praelegendo grammaticus et illa quidem minora praestare debebit, ut partes orationis reddi sibi soluto versu desideret et pedum proprietates, quae adeo debent esse notae in carminibus ut etiam in oratoria compositione desiderentur [13] Il grammatico nell'introdurre dovrà certo presentare anche quelle opere minori, cosicché desideri essergli rese le parti dell'orazione con il verso sciolto e le proprietà dei piedi metrici, che devono essere conosciute a tal punto nei carmi che sono richieste anche nella composizione oratoria
[14] Deprendat quae barbara, quae inpropria, quae contra legem loquendi sint posita, non ut ex his utique improbentur poetae (quibus, quia plerumque servire metro coguntur, adeo ignoscitur ut vitia ipsa aliis in carmine appellationibus nominentur: metaplasmus enim et schematismus et schemata, ut dixi, vocamus et laudem virtutis necessitati damus), sed ut commoneat artificialium et memoriam agitet [14] Critichi quelle cose barbare, quelle inadeguate, che siano state inserite contro la regola del parlare, non affinché da loro siano comunque rimproverati i poeti ( a cui, poiché generalmente sono costretti a badare alla metrica, si perdona tanto che gli stessi difetti sono chiamati con altri nomi in poesia: infatti chiamiamo metaplasmi e figurazioni e figure, come ho detto, e diamo lode alla necessità del pregio), ma per evidenziare i termini dell'arte ed esercitare la memoria
[15] Id quoque inter prima rudimenta non inutile demonstrare, quot quaeque verba modis intellegenda sint [15] Non inutile dimostrare anche ciò fra i primi rudimenti, con quanti significati tutte le parole debbano essere intese
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Quintiliano, Institutio oratoria: Proemio

Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte Proemio

Circa glossemata etiam, id est voces minus usitatas, non ultima eius professionis diligentia est Anche riguardo alle glosse, cioè le voci meno usate, non è ultima cura di quest'insegnamento
[16] Enimvero iam maiore cura doceat tropos omnes, quibus praecipue non poema modo sed etiam oratio ornatur, schemata utraque, id est figuras, quaeque lexeos quaeque dianoeas vocantur: quorum ego sicut troporum tractatum in eum locum differo quo mihi de ornatu orationis dicendum erit [16] In realtà con cura ancora maggiore insegni tutti i tropi, con cui soprattutto s'abbellisce non solo un poema ma anche un discorso, entrambi gli schemi, cioè le figure, quelle che sono dette dizioni e concetti: di cui come il trattato dei tropi rimando a quel punto in cui mi toccherà parlare dell'ornamento del discorso
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Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte Liber 1, capitoli 10-12

[17] Praecipue vero illa infigat animis, quae in oeconomia virtus, quae in decore rerum, quid personae cuique convenerit, quid in sensibus laudandum, quid in verbis, ubi copia probabilis, ubi modus [17] Soprattutto però imprima negli animi quelle cose, che la virtù abbia attribuito nella disposizione, quelle nel decoro delle azioni, cosa a ogni persona, cosa da lodare nei sentimenti, cosa nelle parole, dove una probabile abbondanza, dove la misura
[18] His accedet enarratio historiarum, diligens quidem illa, non tamen usque ad supervacuum laborem occupata: nam receptas aut certe claris auctoribus memoratas exposuisse satis est [18] S'aggiungerà a queste il commento delle storie, certo accurato quello, ma non portato fino ad un'inutile fatica: infatti è sufficiente aver esposto le cose tramandate o certo ricordate da famosi autori
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Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte Liber 1, 3

Persequi quidem quid quis umquam vel contemptissimorum hominum dixerit aut nimiae miseriae aut inanis iactantiae est, et detinet atque obruit ingenia melius aliis vacatura E' dunque d'eccessiva povertà o di inutile superbia ricercare cosa mai qualcuno abbia detto anche degli uomini più sconosciuti, ed indebolisce e fiacca ingegni che si dedicheranno meglio ad altri
[19] Nam qui omnis etiam indignas lectione scidas excutit, anilibus quoque fabulis accommodare operam potest: atqui pleni sunt eius modi impedimentis grammaticorum commentarii, vix ipsis qui composuerunt satis noti [19] Infatti chi esamina pagine di ogni genere anche indegne di lettura, può dedicare il lavoro anche alle favole dei nonni: e i commentari dei grammatici sono pieni d'intralci di questo tipo, a stento conosciuti a quelli stessi che hanno scritto
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[20] Nam Didymo, quo nemo plura scripsit, accidisse compertum est ut, cum historiae cuidam tamquam vanae repugnaret, ipsius proferretur liber qui eam continebat [20] Infatti a Didimo, del quale nessuno scrisse di più, è risaputo essere accaduto che, pur opponendosi a un certo racconto come se falsa, era presentato un libro di lui stesso che la conteneva
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