Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 1, 1-22

Quintiliano, Institutio oratoria: Liber 1, 1, 1-22

Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte Liber 1, 1, 1-22

[1] Igitur nato filio pater spem de illo primum quam optimam capiat: ita diligentior a principiis fiet

Falsa enim est querela, paucissimis hominibus vim percipiendi quae tradantur esse concessam, plerosque vero laborem ac tempora tarditate ingenii perdere

Nam contra plures reperias et faciles in excogitando et ad discendum promptos

Quippe id est homini naturale, ac sicut aves ad volatum, equi ad cursum, ad saevitiam ferae gignuntur, ita nobis propria est mentis agitatio atque sollertia: unde origo animi caelestis creditur

[2] Hebetes vero et indociles non magis secundum naturam hominis eduntur quam prodigiosa corpora et monstris insignia, sed hi pauci admodum fuerunt

Argumentum, quod in pueris elucet spes plurimorum: quae cum emoritur aetate, manifestum est non naturam defecisse sed curam

"Praestat tamen ingenio alius alium
[1] Nato un figlio dunque il padre concepisca su di lui dapprima la speranza più bella: così diventerà più educato dall'inizio

Infatti è falso il lamento, che a pochissimi uomini sia concesso il potere di assimilare le cose che sono tramandate, che i più in verità perdono fatica e tempo per lentezza d'ingegno

Infatti troverai invece molti sia inclini nel pensare sia pronti ad imparare

Perché questo è naturale per l'uomo, e come gli uccelli sono generati per il volare, i cavalli per la corsa, le bestie per la ferocia, così per noi è tipica l'attività e l'agilità della mente: da dove si ritiene celeste l'origine dell'anima

[2] Gli ottusi in verità e gli incapaci non sono generati secondo la natura dell'uomo più che i corpi strani e anormali per i mostri, ma questi furono appunto pochi

La prova, il fatto che la speranza di molti spicca nei fanciulli: quando questa muore con l'età, è chiaro che non la natura è scomparsa ma la diligenza

"Ma uno supera un altro per ingegno"
" [3] Concedo; sed plus efficiet aut minus: nemo reperitur qui sit studio nihil consecutus

Hoc qui perviderit, protinus ut erit parens factus, acrem quam maxime datur curam spei futuri oratoris inpendat

[4] Ante omnia ne sit vitiosus sermo nutricibus: quas, si fieri posset, sapientes Chrysippus optavit, certe quantum res pateretur optimas eligi voluit

Et morum quidem in his haud dubie prior ratio est, recte tamen etiam loquantur

[5] Has primum audiet puer, harum verba effingere imitando conabitur, et natura tenacissimi sumus eorum quae rudibus animis percepimus: ut sapor quo nova inbuas durat, nec lanarum colores quibus simplex ille candor mutatus est elui possunt

Et haec ipsa magis pertinaciter haerent quae deteriora sunt

Nam bona facile mutantur in peius: quando in bonum verteris vitia
[3] Ammetto; ma varrà più o meno: non si trova nessuno che non abbia ottenuto nulla con lo studio

Chi abbia considerato ciò, subito appena sarà diventato padre, dedichi un'attenzione che sia data soprattutto intensa alla speranza del futuro oratore

[4] Prima di tutto non ci sia un linguaggio scorretto per le nutrici: che, se potesse capitare, Crisippo augurava sagge, certo volle che fossero scelte ottime per quanto la circostanza richiedesse

E poi in queste c'è senza dubbio il motivo più importante della moralità, sebbene parlino anche correttamente

[5] Il bambino ascolterà dapprima queste, le cui parole tenterà di ripetere col balbettare, e per natura siamo attaccatissimi alle loro primitive suggestioni che percepiamo: come perdura il sapore con cui riempi i recipienti nuovi, né possono eliminare i colori delle lane con cui quel candore semplice fu cambiato

E queste stesse cose più tenacemente aderiscono quanto più queste sono peggiori

Infatti le cose buone si mutano facilmente in peggio: quando cambierai i vizi in bene
Non adsuescat ergo, ne dum infans quidem est, sermoni qui dediscendus sit

[6] In parentibus vero quam plurimum esse eruditionis optaverim

Nec de patribus tantum loquor: nam Gracchorum eloquentiae multum contulisse accepimus Corneliam matrem, cuius doctissimus sermo in posteros quoque est epistulis traditus, et Laelia C

filia reddidisse in loquendo paternam elegantiam dicitur, et Hortensiae Q

filiae oratio apud triumviros habita legitur non tantum in sexus honorem

[7] Nec tamen ii quibus discere ipsis non contigit minorem curam docendi liberos habeant, sed sint propter hoc ipsum ad cetera magis diligentes

[8] De pueris inter quos educabitur ille huic spei destinatus idem quod de nutricibus dictum sit

De paedagogis hoc amplius, ut aut sint eruditi plane, quam primam esse curam velim, aut se non esse eruditos sciant
Perciò non si abitui, mentre è ancora bambino, a un linguaggio che sia da disimparare

[6] In verità augurerei esserci quanta più cultura nei genitori

Non parlo solo dei padri: infatti abbiamo appreso che aveva trasmesso molto di eloquenza Cornelia la madre dei Gracchi, il cui coltissimo linguaggio fu tramandato anche ai posteri con le lettere, e Lelia figlia di C

è detta aver ripreso nel parlare l'eleganza paterna, e il discorso di Ortensia figlia di Q

tenuto presso i triumviri è letto non solo in omaggio del sesso

[7] Tuttavia non abbiano minore cura d'istruire i figli quelli a cui non capita di apprendere, ma siano per questo stesso più attenti al resto

[8] Circa i fanciulli fra cui sarà educato quello destinato a tale speranza sia detta la stessa cosa delle nutrici

Dei pedagoghi questo vorrei in più, affinché o siano veramente preparati, che ci sia quanto prima l'attenzione, o che sappiano di non essere colti
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Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte Proemio

Nihil est peius iis qui paulum aliquid ultra primas litteras progressi falsam sibi scientiae persuasionem induerunt

Nam et cedere praecipiendi partibus indignantur et velut iure quodam potestatis, quo fere hoc hominum genus intumescit, imperiosi atque interim saevientes stultitiam suam perdocent

[9] Nec minus error eorum nocet moribus, si quidem Leonides Alexandri paedagogus, ut a Babylonio Diogene traditur, quibusdam eum vitiis inbuit quae robustum quoque et iam maximum regem ab illa institutione puerili sunt persecuta

[10] Si cui multa videor exigere, cogitet oratorem institui, rem arduam etiam cum ei formando nihil defuerit, praeterea plura ac difficiliora superesse: nam et studio perpetuo et praestantissimis praeceptoribus et plurimis disciplinis opus est

[11] Quapropter praecipienda sunt optima: quae si quis gravabitur, non rationi defuerint sed homini
Nulla è peggio di quelli che progrediti un poco in qualcosa oltre i primi elementi si attribuirono la certezza della conoscenza

Infatti s'indignano sia a rinunciare ai ruoli dell'istruire sia come per un qualche diritto di potere, con cui di solito questo tipo di uomini insuperbisce, imperiosi e talora crudeli insegnano la propria stoltezza

[9] Né il loro danno nuoce meno ai costumi, se certo Leonida pedagogo di Alessandro, come è tramandato da Diogene di Babilonia, l'indusse a taluni vizi che da quella formazione puerile seguirono il re anche potente e ormai grandissimo

[10] Se a qualcuno sembro pretetede molte cose, pensi che viene formato un oratore, cosa difficile anche quando nulla gli mancherà nel formarlo, inoltre restare ancora più cose e più difficili: infatti occorre sia uno studio continuo sia validissimi precettori sia numerose conoscenze

[11] Perciò si devono dare ottimi consigli: questi se qualcuno sarà oppresso, non difetteranno alla ragione ma all'uomo
Si tamen non continget quales maxime velim nutrices pueros paedagogos habere, at unus certe sit adsiduus loquendi non imperitus, qui, si qua erunt ab iis praesenti alumno dicta vitiose, corrigat protinus nec insidere illi sinat, dum tamen intellegatur id quod prius dixi bonum esse, hoc remedium

[12] A sermone Graeco puerum incipere malo, quia Latinum, qui pluribus in usu est, vel nobis nolentibus perbibet, simul quia disciplinis quoque Graecis prius instituendus est, unde et nostrae fluxerunt

[13] Non tamen hoc adeo superstitiose fieri velim ut diu tantum Graece loquatur aut discat, sicut plerisque moris est

Hoc enim accidunt et oris plurima vitia in peregrinum sonum corrupti et sermonis, cui cum Graecae figurae adsidua consuetudine haeserunt, in diversa quoque loquendi ratione pertinacissime durant
Se però non accadrà di avere nutrici compagni pedagoghi quali principalmente vorrei, certo ci sia però uno assiduo non inesperto del parlare, che, se ci saranno alcune cose dette scorrettamente da quelli in presenza del bambino, subito corregga e non permetta d'inculcarglieli, purché però si comprenda che ciò che ho detto prima è un bene, questo un rimedio

[12] Preferisco che il bambino cominci dalla lingua greca, perché il latino, che è in uso a molti, anche se non vogliamo l'assorbirà, perché prima dev'essere istruito contemporaneamente anche nelle discipline greche, da dove derivarono anche le nostre

[13] Ma non vorrei che accadesse ciò tanto scrupolosamente che si parli a lungo solo greco o s'impari, come è d'usanza per molti

Infatti per questo avvengono sia molti difetti di parola corrotta nella pronuncia straniera sia di linguaggio, a costui quando si saranno radicati per la continua consuetudine della forma greca, perdurano molto tenacemente anche in un diverso modo di parlare
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Latino: dall'autore Quintiliano, opera Institutio oratoria parte 10; 01, 93-95

[14] Non longe itaque Latina subsequi debent et cito pariter ire

Ita fiet ut, cum aequali cura linguam utramque tueri coeperimus, neutra alteri officiat

[15] Quidam litteris instituendos qui minores septem annis essent non putaverunt, quod illa primum aetas et intellectum disciplinarum capere et laborem pati posset

In qua sententia Hesiodum esse plurimi tradunt qui ante grammaticum Aristophanen fuerunt (nam is primus hypothekas, in quo libro scriptum hoc invenitur, negavit esse huius poetae); [16] sed alii quoque auctores, inter quos Eratosthenes, idem praeceperunt

Melius autem qui nullum tempus vacare cura volunt, ut Chrysippus

Nam is, quamvis nutricibus triennium dederit, tamen ab illis quoque iam formandam quam optimis institutis mentem infantium iudicat
[14] Non a lungo intervallo dunque devono proseguire con il latino e subito procedere parimenti

Così accadrà che, quando avremo cominciato a curare entrambe le lingue con uguale cura, nessuna delle due ostacolerà l'altra

[15] Alcuni non ritennero doversi istruire nelle lettere quelli che erano minori di sette anni, innanzitutto perché quell'età poteva sia acquisire la comprensione delle discipline sia sopportare lo sforzo

Molti che esistettero prima del grammatico Aristofane (infatti egli per primo negò che i consigli, nel quale libro si trova scritto ciò, fossero di questo poeta) tramandano che Esiodo fosse di questo parere; [16] ma anche altri autori, fra cui Eratostene, suggerirono la stessa cosa

Meglio poi quelli che vogliono che nessun periodo manchi di attenzione, come Crisippo

Infatti egli, sebbene abbia assegnato tre anni per le nutrici, tuttavia ritiene che anche da quelle quanto da ottimi principi debba essere già forgiata la mente dei bambini
[17] cur autem non pertineat ad litteras aetas quae ad mores iam pertinet

Neque ignoro toto illo de quo loquor tempore vix tantum effici quantum conferre unus postea possit annus; sed tamen mihi qui id senserunt videntur non tam discentibus in hac parte quam docentibus pepercisse

[18] Quid melius alioqui facient ex quo loqui poterunt (faciant enim aliquid necesse est)

aut cur hoc quantulumcumque est usque ad septem annos lucrum fastidiamus

Nam certe quamlibet parvum sit quod contulerit aetas prior, maiora tamen aliqua discet puer ipso illo anno quo minora didicisset

[19] Hoc per singulos prorogatum in summam proficit, et quantum in infantia praesumptum est temporis adulescentiae adquiritur

Idem etiam de sequentibus annis praeceptum sit, ne quod cuique discendum est sero discere incipiat
[17] Perché poi non s'addice alle lettere un'età che già s'addice alle abitudini

E non ignoro che in tutto quel tempo di cui parlo solo a stento avvenire quanto possa poi realizzare uno solo anno; ma tuttavia quelli che pensarono ciò mi sembrano aver risparmiato non tanto gli allievi in questo proposito quanto i maestri

[18] Che faranno di meglio altrimenti da che potranno parlare (infatti è necessario facciano qualcosa)

O perché per quanto questo sia piccolo disprezziamo il profitto fino ai sette anni

Infatti certo per quanto piccolo sia ciò che la prima età avrà realizzato, tuttavia il fanciullo imparerà più cose in quello stesso anno in cui avrebbe imparato meno

[19] Questo prorogato di anno in anno serve alla fine, e quanto tempo fu anticipato nell'infanzia è guadagnato per l'adolescenza

Lo stesso sia stabilito anche per gli anni successivi, affinché non cominci ad apprendere tardi ciò che dev'essere appreso da ciascuno
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Non ergo perdamus primum statim tempus, atque eo minus quod initia litterarum sola memoria constant, quae non modo iam est in parvis, sed tum etiam tenacissima est

[20] Nec sum adeo aetatium inprudens ut instandum protinus teneris acerbe putem exigendamque plane operam

Nam id in primis cavere oportebit, ne studia qui amare nondum potest oderit et amaritudinem semel perceptam etiam ultra rudes annos reformidet

Lusus hic sit, et rogetur et laudetur et numquam non fecisse se gaudeat, aliquando ipso nolente doceatur alius cui invideat, contendat interim et saepius vincere se putet: praemiis etiam, quae capit illa aetas, evocetur
Quindi non perdiamo tempo subito dall'inizio, e tanto meno poiché i rudimenti delle letterature consistono nella sola memoria, che non solo c'è già nei bambini, ma anche allora è molto tenace

[20] Non sono tanto inesperto di generazioni che penso di dover subito incombere duramente sui piccoli e dover certamente esigere uno sforzo

Infatti occorrerà evitare ciò in principio, affinché chi non può ancora appassionarsi non odi gli studi e tema la pressione una volta percepita anche oltre gli anni difficili

Questo sia un gioco, e sia invitato e sia lodato e si rallegri di non aver mai tralasciato, talvolta quando lui stesso non vuole sia istruito un altro che lui invidia, intanto si sforzi e ritenga più spesso che lui vinca: sia invogliato anche con premi, che quell'età apprezza
[21] parva docemus oratorem instituendum professi, sed est sua etiam studiis infantia, et ut corporum mox fortissimorum educatio a lacte cunisque initium ducit, ita futurus eloquentissimus edidit aliquando vagitum et loqui primum incerta voce temptavit et haesit circa formas litterarum: nec, si quid discere satis non est, ideo nec necesse est

[22] Quodsi nemo reprehendit patrem qui haec non neglegenda in suo filio putet, cur improbetur si quis ea quae domi suae recte faceret in publicum promit

Atque eo magis quod minora etiam facilius minores percipiunt, et ut corpora ad quosdam membrorum flexus formari nisi tenera non possunt, sic animos quoque ad pleraque duriores robur ipsum facit

[21] Insegnamo piccole cose dopo che abbiamo dichiarato che bisogna istruire l'oratore, ma c'è una propria infanzia anche per gli studi, e come l'allenamento dei corpi fortissimi prende subito inizio dal latte e dalle culle, così il futuro eloquentissimo oratore emise talora un vagito e dapprima con voce incerta tentò di parlare ed esitò riguardo alle forme delle lettere: se non è sufficiente imparare qualcosa, non perciò non è necessario

[22] Perché se nessuno rimprovera un padre che pensa che non bisogna trascurare queste cose riguardo a suo figlio, perché si critica se qualcuno promette in pubblico quelle cose che farebbe giustamente in casa propria

E tanto più che i piccoli assimilano le cose semplici anche più facilmente, e come i corpi non possono essere forgiati per alcune flessioni delle membra se non giovani, così la stessa robustezza rende anche gli animi più resistenti verso tutto

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