La lettura moderna del passato è da lui espressa attraverso fantastiche vocazioni medievali che hanno come sfondo Firenze e i suoi antichi monumenti che - dal primo Ottocento in poi - ispirano a molti viaggiatori pagine di toccante trasfigurazione lirica.
Se Dante e la sua commedia sono in questi anni le guide predilette per comprendere la sublima Arte del Trecento, le mura screziate di san Miniato, le arcate dei cortili delle chiese fiorentine e il secolare palazzo del Bargello (allora palazzo Pretorio) diventano gli scenari prediletti dove far rivivere col pennello i fasti della città del Giglio.
Nelle opere dedicate da Abbati a questo versante pittorico i protagonisti della storia cedono il posto a cripte, chiostri o a interni medievali abilmente scorciati e abitati da anonime figure che sembrano uscite da qualche romanzo di Massimo D'Azeglio.
Quando poi si concentra a dirigere il Bargello, L'artista non si limita a ricavare preziosi effetti di luce dalle mura dell'antico edificio, ma vi colloca un giovane del Medioevo che legge oppure - come in questo dipinto carico di mistero - un armigero in abiti rinascimentali, a significare la continuità dello spirito delle epoche passate.








