La genesi che ispira l’opera "L’Urlo" di Munch

La genesi che ispira l’opera "L’Urlo" di Munch

Il personaggio ritratto non è lo stesso autore ma rappresenta l'incarnazione dell'uomo, della solitudine e dell'angoscia

opera del celebre autore Edward Munch pittore norvegese. Munch dipinse quattro versioni:

  1. nel 1893 pastelli su cartone
  2. nel 1893 misto di colori ad olio, a tempera e pastelli
  3. nel 1895 a pastello
  4. nel 1910 colori a tempera

La rappresentazione è autobiografica, lo racconta lo stesso pittore nel suo diario. Mentre passeggiava con degli amici vicino a un fiordo norvegese durante un tramonto, fu colpito dai colori dello stesso tramonto. Scosso provo quasi un attacco di panico mentre i due amici continuarono a passeggiare.

le quattro versioni del dipinto "L'urlo" di Edvard Munch le quattro versioni del dipinto "L’urlo" di Edvard Munch

L'urlo è una quelle opere iconiche che tutti conosciamo e che sono entrate nel ristretto numero di quadri che appartengono all'immaginario collettivo tra i quali possiamo comprendere La Gioconda di Leonardo, La Notte Stellata di Van Gogh, la ragazza con turbante di Vermeer e pochi altri.

In lontananza vediamo altri due figure umane che Munch stesso ci dice essere due amici. Il grido viene pertanto lanciato in un momento di isolamento nella propria angoscia dove nemmeno la compagnia degli amici può lenire la sofferenza interiore.

Come ha testimoniato lo stesso pittore durante una passeggiata all'ora del tramonto mentre si trovava su una strada di collina poco lontano dalla città di Oslo, l'artista ebbe la sensazione di sentire l'urlo della natura e gli parve di vedere le nubi tingersi di rosso sangue. Ecco, il quadro pare dare forma a queste parole. Munch sente quindi urlare la natura che lo circonda e per reazione si copre le orecchie ma sua volta lancia un grido lancinante. Il protagonista procede incerto, privo di stabilità interiore in un ambiente che a sua volta non ha e non dà punti di riferimento certi se non attraverso la linea obliqua della palizzata che attraversa il quadro.

 

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Forse il segreto del quadro è proprio la convivenza tra, da una parte un ritmo cadenzato che ha la forma di un'onda che si propaga ovunque e dall'altra, i colori trasfigurati di un'allucinazione:

  • il rosso sangue del cielo
  • il pallore dell'essere in primo piano
  • il blu ed il nero del fiordo
C'è un altro aspetto sul piano compositivo. Il quadro contiene due momenti distinti: uno strutturato rappresentato dal ponte sulla collina di Ekberg non lontano da Oslo un altro dove il dipinto ha una forma organica tutta onde e curve che invade la passerella e si impossessa del protagonista. Come se l'instabilità del paesaggio avesse catturato anche l'uomo che urla e vibra e trema all'unisono con la natura circostante. L'urlo della natura è diventato il suo urlo 

Una delle versioni del quadro fu rubata nel 1994 proprio il giorno dell' inaugurazione dei giochi olimpici invernali. I ladri si infiltrarono nel museo e portarono via il quadro lasciando un messaggio irrisorio: Grazie per le misure di sicurezza così scarse. L'opera venne ritrovata 3 mesi dopo.

Nel febbraio 2021 alcune perizie grafologiche hanno svelato una scritta a matita che si trova tra le lingue del cielo del grido. Scritte da Munch la frase riporta: poteva essere stato dipinto soltanto da un pazzo. Munch avrebbe aggiunto la frase attorno al 1895 quando uno studente di medicina dopo aver visto l'opera aveva messo in discussione la sua salute mentale

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