Fichte, riassunto pensiero

Fichte, riassunto pensiero

Fichte scrisse un opera nel 1791 che fu letta da Kant e pubblicata anonima nel 1792

Molti pensarono che questo scritto era di Kant per lo stesso editore. Fichte fu nominato professore a Jena e nel 1794 nacque una polemica sull'ateismo per cui egli perse la cattedra. Fu pubblicato un articolo che poneva la storia spiegabile attraverso la morale: aver detto ciò era considerato un discorso eretico. Questo articolo fu scritto da un suo allievo ma si pensava fosse stato scritto da Fichte stesso. Fichte dovette lasciare la cattedra e Goethe disse “un astro tramonta e un altro nasce” perché il posto di Fichte fu dato a Schelling. Fichte si trasferì a Berlino dove pronunciò i “Discorsi alla nazione tedesca” (1807 - 1808) dove incitava il popolo alla riscossa contro i francesi.


Il pensiero di Fichte si divide in dogmatismo e idealismo e egli stesso dice che uno non è migliore di un altro. Nell'idealismo tutto è spirito ed egli sceglierà l'idealismo. Il dogmatico parla di oggetto e quindi è limitato da un qualcosa al di fuori che domina il suo pensiero per cui l'uomo è schiavo. L'idealista parte dal soggetto ed è il soggetto che lo pone per cui l'uomo è libero. L'io è caratterizzato dall'agire, è un io che diviene, è una sostanza a cui è stato attaccato il fuoco della dialettica. [1^ dialettica] L'io pone se stesso, il soggetto pone se stesso: c'è un divenire all'infinito.[2^ dialettica] L'io attraverso un immaginazione produttiva produce un non io (natura, ciò che ci circonda, l'oggetto). [3^ dialettica] Ai vari non io si oppongono gli io divisibili, i soggetti, la pluralità degli individui. Il liberarsi dell'io, il suo agire è legato alla morale. Nel terzo momento della dialettica gli uomini sono posti inconsapevolmente dall'io: si può parlare quindi di induzione metafisica. Hegel dice che la filosofia di Fichte è come una retta che non ha fine, in quanto l'io non raggiunge mai la piena libertà e la sua vita è un continuo esercizio di libertà per cui si parla di idealismo etico.(L'io che pone se stesso si chiama tathoudlung). La deduzione fictiana deduce l'io dal tutto.



Se vogliamo parlare di deduzione trascendentale la dobbiamo intendere come condizione dell'esistenza dei diversi. I tre momenti della dialettica non sono cronologici ma logici: la ragione pratica, la morale di Kant poneva dei postulati quali l'idea di Dio, anima e mondo; Fichte invece non da postulati ma dice di “conoscere per agire”. L'io è un intuizione intellettuale perché si conosce per quello che si fa, è creatore. L'oggetto non c'è più ma c'è il soggetto. Il non io si riferisce anche all'egoismo, alla sensibilità. L'uomo è finito ma aspira all'infinito che non raggiungerò mai: la vita dell'uomo è un dramma tra il finito è l'infinito. Fichte sposterà il significato di assoluto che diventa un dio nella fase religiosa del suo pensiero perché egli parte dalla filosofia e giunge alla religione.

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