Per difendere la loro area di influenza (e soprattutto la Germania Ovest), nel 1949 gli Stati Uniti promossero la nascita della Nato, alleanza militare comprendente i Paesi dell'Europa occidentale (più il Canada) e dominata da Washington. Quando nel 1955 gli occidentali concessero alla Germania Ovest di aderire all'Alleanza Atlantica e di avviare un timido riarmo, Mosca rispose con il Patto di Varsavia, un'unione militare tra i Paesi dell'Europa centro-orientale, inseriti nella sfera d'influenza sovietica.
Ogni possibilità di modificare l'assetto europeo e internazionale divenne remota e nessuno dei due schieramenti sembrò interessato a sovvertire lo status quo.
Quando all'inizio degli anni Cinquanta si verificarono nel campo sovietico sollevazioni popolari contro i regimi locali, gli occidentali evitarono di intervenire, lasciando che militari sovietici o nazionali stroncassero i moti di ribellione. Accadde a Berlino Est nel 1953, a Poznań e in Ungheria nel 1956.
La Guerra fredda condizionò anche la storia del nostro Paese, che con il referendum del 2 giugno 1946 era divenuto una Repubblica, inserito nel nascente campo statunitense. In quegli anni il confine orientale dell'Italia fu al centro di un lungo contenzioso con la Jugoslavia. Al termine della guerra, il porto di Trieste risultò disputato perché strategico per il controllo dell'Adriatico e per l'accesso al Mediterraneo orientale.
Situazione risolta solo nel 1954, quando Trieste tornò all'Italia grazie alla pressione americana sulla Jugoslavia, comunque senza rompere con lo Stato balcanico, destinato a instaurare rapporti molto complessi con Mosca.
La partizione della Germania certificava la divisione dell'Europa lungo una linea di demarcazione (detta "cortina di ferro") che attraversava il continente e separava l'Italia dalla Jugoslavia all'altezza di Gorizia. Si profilava un mondo diviso in due blocchi contrapposti, capitalista o comunista secondo propaganda, afferenti agli imperi americano e russo nella realtà.








