Con lo sviluppo del senso di sé, emergono emozioni più complesse come la timidezza, la sorpresa, l'imbarazzo, la vergogna, l'orgoglio e l'empatia. I bambini e i ragazzi in età scolare stanno ancora imparando a identificare le emozioni, a capire perché si manifestano e a gestirle in modo appropriato; nell'adolescenza la maturazione prosegue, ma spesso è accompagnata da una vera e propria «tempesta» emotiva.
La velocità di sviluppo emotivo nei bambini e nei giovani varia da persona a persona. Alcuni bambini possono mostrare un alto livello di abilità emotive già da piccoli, ma oggi sappiamo che la capacità di elaborare e gestire le emozioni aumenta e diventa sempre più sofisticata dall'adolescenza alle fasi successive. Nell'età adulta, un lungo periodo della nostra esistenza, una moltitudine di emozioni ci coinvolge, con una intensità variabile in relazione agli eventi della nostra vita e a come li affrontiamo. Con l'avanzare dell'età, sia in condizioni di salute sia in condizioni di malattia, le nostre emozioni si modificano, la loro modulazione cambia. Studiare tutto ciò in relazione al nostro cervello e ai suoi cambiamenti nei diversi stadi della vita è di grande interesse e importanza, non solo dal punto di vista scientifico ma anche per le implicazioni sulla nostra vita personale.
L'interesse per l'origine e lo sviluppo delle espressioni emotive nei bambini ha una lunga storia, che parte almeno dalle osservazioni condotte da Darwin sui propri figli, la vera premessa del suo saggio sull'espressione delle emozioni. Da un punto di vista evolutivo, l'organismo appena nato è estremamente vulnerabile ai pericoli dell'ambiente ed è questa la causa fondamentale dei molteplici segnali, delle manifestazioni comunicative e dei comportamenti che si osservano alla nascita o poco dopo. Il loro scopo è aumentare le probabilità di sopravvivenza del neonato e il suo benessere; sono quindi innati e immediatamente comprensibili per la madre o in generale per gli adulti che accudiscono il neonato. Se si dovesse aspettare che il piccolo impari come attirare l'attenzione e ottenere il sostegno della madre e che la madre impari a fornirlo, le probabilità di sopravvivenza della specie sarebbero infatti ben scarse. Le manifestazioni comunicative devono funzionare fin dalla prima volta in cui vengono usate. In questa prospettiva dunque le emozioni possono essere concepite come segnali emessi dal bambino piccolo per fini principalmente di sopravvivenza, guidati da un substrato neurale molto specifico e ben sviluppato già alla nascita.
Le emozioni sono già presenti non solo quando un bambino viene al mondo, come dicevamo, ma anche immediatamente prima, in utero, quando il cervello del bambino ha già pronti molti meccanismi e sistemi neurali che lo fanno interagire con il suo ambiente interno ed esterno.
Molti studi sulle emozioni in utero ci mostrano che il feto risponde agli stimoli esterni, in particolare a quelli sonori: la voce e le parole della mamma, la musica, i rumori ambientali; ma quello che lo sollecita di più sono le emozioni della madre.
Attraverso la placenta, esiste una relazione strettissima e una costante comunicazione biochimica tra madre e feto: il bambino, soprattutto dalle ultime fasi gestazionali, è in grado di percepire le emozioni materne sia attraverso la variazione del battito cardiaco della mamma, il tono della sua voce, la sua postura (quindi mediante la comunicazione corporea non verbale) sia attraverso segnali chimici, cioè gli ormoni.
Tutto questo influenza il bambino: ad esempio, le emozioni positive della madre che favoriscono la produzione di endorfine, gli «ormoni della felicità», contribuiscono al benessere generale del nascituro, mentre gli ormoni dello stress, come il cortisolo, generano un impatto negativo sul suo sviluppo cerebrale e immunitario. In sintesi, se la madre è rilassata oppure se è spaventata o agitata, il feto lo «sente» e reagisce traducendo questo sentire nel linguaggio corporeo fetale: può aumentare o diminuire il battito cardiaco, la pressione sanguigna, i livelli ormonali o la velocità dei movimenti.
Una revisione sistematica di molti studi che hanno usato le neuroimmagini della fMRI per esaminare il cervello dei bambini dalla nascita fino al primo anno di vita ha evidenziato gli effetti delle emozioni della madre sulla struttura e sul funzionamento di importanti aree del cervello dei neonati, come il sistema limbico, la corteccia prefrontale e l'insula.
Quindi, durante la gestazione, il bambino riceve dall'ambiente materno non solo il nutrimento fisico, ma anche informazioni ed esperienze che contribuiranno a sviluppare le sue capacità di adattamento, di difesa, di regolazione emotiva. La qualità di ciò che assorbe, a livello sia biochimico e fisiologico, sia emotivo, può avere un impatto sulla sua vita futura.
Come è importante riconoscere che le emozioni materne hanno un ruolo chiave, è altrettanto fondamentale ricordare che il feto non è solo un recettore passivo di queste influenze, ma costruisce durante lo sviluppo un proprio sistema nervoso, nelle sue componenti centrali, autonome ed endocrine, indipendente e ben distinto da quello della madre. Dalle complesse interazioni tra madre e figlio nasceranno le fondamenta della sensibilità emotiva dell'individuo.