Pensiamo a un neonato che inizia a piangere semplicemente perché altri bambini stanno piangendo. Anche se non capisce il motivo di quel pianto, si sta collegando a livello neuronale con l'azione degli altri e condivide la stessa emozione: il suo cervello risuona con quello degli altri, e questo è un primo segnale di empatia.
Quando sono svegli, i bambini piccoli trascorrono il tempo osservando e ascoltando le persone che li intrattengono, li calmano, li nutrono, li confortano: grazie a questi scambi di relazione fanno esperienza delle emozioni, che il loro cervello in formazione registra ed elabora. Più il bambino fa esperienza di stimoli emotivi, più il suo sviluppo cerebrale progredisce e, grazie al meccanismo emozione-gratificazione, anche il suo grado di socializzazione.
Via via il sorriso e il pianto diventano strumenti per comunicare, modi per esprimere bisogni, manifestare un desiderio di conoscenza e di apertura, attirare attenzione, esercitare un controllo su ciò che accade. Entro i tre mesi, il bambino «parla» con il sorriso. Poi al sorriso si aggiungono altri movimenti, le mani si aprono, le braccia si sollevano, il corpo si muove a tempo di musica.
Naturalmente non tutte le persone generano le stesse reazioni nel bambino, che ha le sue preferenze: come è ovvio i genitori, i nonni, i familiari, mentre gli estranei possono suscitare poca curiosità o addirittura paura. Questo comportamento selettivo dimostra che il bambino sta iniziando a capire e ad apprendere i meccanismi della socializzazione. Intorno ai tre-quattro mesi, cresce anche l'interesse per gli altri bambini: il bambino è felice quando i fratelli o le sorelle gli parlano, gli sorridono, manifestano simpatia ed empatia. È in questo periodo che i bambini iniziano il lungo cammino verso lo sviluppo di emozioni più complesse come l'affetto, la fiducia, la stima. E mentre i loro bisogni e desideri cambiano, anche la loro comunicazione emotiva evolve coinvolgendo sistemi cerebrali più complessi, avvicinandosi così allo sviluppo di una architettura cerebrale matura.
Tutto questo, insieme a quanto abbiamo detto in precedenza sui neuroni specchio, non può che farci riflettere su una questione fondamentale per lo sviluppo sano e armonioso del cervello dei bambini: bisogna offrire loro fin da subito un ambiente relazionale ricco di stimoli ed esperienze, parlare, giocare, ridere insieme, ascoltare musica, usare il corpo e la mimica facciale.
Questo bisogno di entrare in relazione è determinato fisiologicamente dal nostro patrimonio genetico, dai nostri neuroni che hanno bisogno di rispecchiarsi in quelli dei nostri cari. I bambini sono fisiologicamente predisposti all'imitazione, per questo la nostra mimica facciale è importantissima quando interagiamo con loro: i bambini sapranno riconoscere le nostre espressioni e i nostri movimenti, risponderanno con l'imitazione e così cresceranno.