Secondo questa teoria, quando sperimentiamo un evento, il nostro corpo reagisce fisiologicamente (ad esempio, il cuore inizia a battere più veloce o abbiamo brividi e tremore), e solo dopo interpretiamo queste reazioni fisiche come un'emozione ("Sto tremando, quindi devo avere paura"; "vedo un serpente, mi batte il cuore forte quindi scappo e poi capisco che questa è paura").
In altre parole, non proviamo paura e quindi scappiamo; piuttosto, scappiamo e, notando la nostra reazione fisica (battito cardiaco accelerato, sudorazione eccetera), riconosciamo la nostra emozione come paura.
Questa importanza assoluta data alle reazioni fisiologiche nega quindi del tutto l'esperienza emotiva come processo cognitivo: l'esperienza emotiva è separata da una valutazione cognitiva cosciente. Le emozioni rimangono pure reazioni automatiche e immediate a stimoli esterni, derivanti da cambiamenti fisiologici che avvengono prima che la mente possa interpretarli come emozioni.
Negli anni Venti del Novecento, la teoria di Cannon-Bard, proposta dal fisiologo americano Walter Cannon e poi sviluppata insieme al suo allievo Philip Bard, fa un passo avanti decisivo: la risposta fisiologica e la percezione dell'emozione avvengono simultaneamente.
Quando vediamo un serpente, compaiono allo stesso tempo l'attivazione fisiologica (l'aumento del battito cardiaco) e la percezione dell'emozione (la paura).
Cannon e Bard introducono nella teoria alcune parti del nostro cervello, ad esempio il talamo, la struttura profonda che regola molte funzioni cerebrali e in questo caso elabora le emozioni.
Quando un individuo percepisce uno stimolo emotivo, il talamo invia segnali contemporaneamente alla corteccia cerebrale, per generare l'emozione conscia, e al sistema nervoso autonomo, per provocare le risposte fisiologiche.
Quindi svolge una funzione da centrale di smistamento per l'elaborazione sia delle emozioni sia delle risposte corporee.
Cannon e Bard sostenevano che le reazioni fisiologiche, troppo aspecifiche, cioè comuni a molti diversi stimoli emotivi, non fossero in grado di causare emozioni differenti. Di conseguenza, la loro teoria stabilisce che le emozioni sono complesse esperienze mentali e non possono essere ridotte semplicemente alle risposte fisiche del corpo.
La teoria di Cannon-Bard ha avuto un impatto significativo nella comprensione scientifica delle emozioni, influenzando le ricerche successive.
La distinzione tra emozioni come elaborazioni del cervello (quindi mentali) e risposte fisiologiche ha portato allo sviluppo di altre teorie, come la teoria cognitiva delle emozioni (1962) di Stanley Schachter e Jerome E. Singer, e ha aperto la strada allo studio della neurobiologia delle emozioni, ponendo l'accento sul ruolo del cervello e delle sue strutture.
Attorno al rapporto fra reazioni fisiologiche e valutazioni cognitive (potremmo dire: tra corpo e mente) ruota una delle teorie più recenti e più influenti, proposta dal neuroscienziato portoghese Antonio Damasio nel libro fondamentale L'errore di Cartesio (1994).
È la teoria dei marcatori somatici, in base alla quale quando ci troviamo di fronte a una scelta il cervello richiama esperienze passate simili e associa a esse reazioni corporee, come un'accelerazione del battito cardiaco, una sensazione di disagio allo stomaco o una tensione muscolare.
Questi segnali fisici, che Damasio chiama appunto marcatori somatici, agiscono come una sorta di guida: ci aiutano a valutare rapidamente le opzioni a disposizione, anticipando le conseguenze di una decisione e guidandoci così verso la scelta dell'opzione migliore.
Questo processo avviene in gran parte al di fuori della nostra consapevolezza cosciente, ma è essenziale per prendere decisioni efficaci.