Sallustio, La congiura di Catilina: Parte 51 - 55

Sallustio, La congiura di Catilina: Parte 51 - 55

Latino: dall'autore Sallustio, opera La congiura di Catilina parte Parte 51 - 55

Omnis homines, patres conscripti, qui de rebus dubiis consultant, ab odio, amicitia, ira atque misericordia vacuos esse decet

Haud facile animus verum providet, ubi illa officiunt, neque quisquam omnium lubidini simul et usui paruit

Ubi intenderis ingenium, valet; si lubido possidet, ea dominatur, animus nihil valet

Magna mihi copia est memorandi, patres conscripti, quae reges atque populi ira aut misericordia inpulsi male consuluerint

Sed ea malo dicere, quae maiores nostri contra lubidinem animi sui recte atque ordine fecere

Bello Macedonico, quod cum rege Perse gessimus, Rhodiorum civitas magna atque magnifica, quae populi Romani opibus creverat, infida et advorsa nobis fuit

Sed postquam bello confecto de Rhodiis consultum est, maiores nostri, ne quis divitiarum magis quam iniuriae causa bellum inceptum diceret, inpunitos eos dimisere
Tutti gli uomini che giudicano su casi dubbi, o padri coscritti, devono essere esenti da malevolenza, da ira, da pietà

L'animo non distingue facilmente il vero se è da esse offuscato, e mai nessuno servì insieme la passione e l'interesse

Se tendi lo spirito, esso ha tutta la sua forza; se domina la passione, essa ha il potere, l'animo nulla vale

Ho grande abbondanza di memorie, o padri coscritti, sulla quantità di cattive decisioni prese da re e popoli, spinti dall'ira o dalla pietà

ma preferisco parlare di quella che i nostri avi presero secondo probità e giustizia dominando la loro passione

Nella guerra di Macedonia che facemmo al re Perseo, la grande e opulenta città di Rodi, che aveva prosperato con l'aiuto dei Romani, ci fu infida e avversa

Ma dopo che, finita la guerra, si deliberò sui Rodiesi, i nostri avi, non volendo che alcuno li accusasse di aver fatto la guerra più per le ricchezze che per l'offesa ricevuta, li lasciarono impuniti
Item bellis Punicis omnibus, cum saepe Carthaginienses et in pace et per indutias multa nefaria facinora fecissent, numquam ipsi per occasionem talia fecere: magis, quid se dignum foret, quam quid in illos iure fieri posset, quaerebant

Hoc item vobis providendum est, patres conscripti, ne plus apud vos valeat P Lentuli et ceterorum scelus quam vostra dignitas neu magis irae vostrae quam famae consulatis

Nam si digna poena pro factis eorum reperitur, novum consilium adprobo; sin magnitudo sceleris omnium ingenia exsuperat, his utendum censeo, quae legibus conparata sunt

Plerique eorum, qui ante me sententias dixerunt, conposite atque magnifice casum rei publicae miserati sunt
Ugualmente in tutte le guerre puniche, mentre i Cartaginesi durante gli intervalli di pace e le tregue compirono atroci misfatti, i nostri avi all'occasione non ne compirono di tali; cercavano di fare ciò che fosse degno di loro, piuttosto che giuste ritorsioni contro di quelli

Allo stesso modo dovete preoccuparvi, o padri coscritti, che non valga presso di voi l'offesa di P Lentulo e di tutti gli altri, più della vostra dignità, e che non pensiate più alla vostra ira che alla vostra fama

Infatti se si cerca una pena degna dell'operato di quelli, approvo una misura senza precedenti; ma se la grandezza del delitto supera ogni immaginazione, sono dell'avviso che si debbano applicare loro le pene previste dalla legge

I più di quelli che hanno espresso il loro parere prima di me hanno deplorato con parole acconce e adorne la sventura della repubblica
Quae belli saevitia esset, quae victis acciderent, enumeravere: rapi virgines, pueros, divelli liberos a parentum complexu, matres familiarum pati, quae victoribus conlubuissent, fana atque domos spoliari, caedem , incendia fieri, postremo armis, cadaveribus, cruore atque luctu omia conpleri

Sed per deos inmortalis, quo illa oratio pertinuit

An uti vos infestos coniurationi faceret

Scilicet, quem res tanta et tam atrox non permovit, eum oratio accendet

Non ita est neque cuiquam mortalium iniuriae suae parvae videntur; multi eas gravius aequo habuere

Sed alia aliis licentia est, patres conscripti

Qui demissi in obscuro vitam habent, si quid iracundia deliquere, pauci sciunt: fama atque fortuna eorum pares sunt

qui magno imperio,praediti in excelso aetatem agunt, eorum facta cuncti mortales novere
Quale sarebbe la crudeltà della guerra, quale la sorte dei vinti: le vergini, i fanciulli rapiti, i figli strappati dalle braccia dei genitori, le matrone sottoposte al capriccio dei vincitori, i templi, le case spogliate, ovunque perpetrati assassini, incendi, infine, tutto invaso dalle armi, dai cadaveri, dal sangue, dalle lacrime

Ma, per gli Dèi immortali, a che tendeva un tale discorso

Forse a rendervi ostili alla congiura

Certo chi non è stato turbato da una cosa tanto grave e atroce, lo sarà da un discorso

Ma non è così: e a nessun mortale i torti subiti sembrano lievi, molti anzi li stimarono più gravi del giusto

Ma la libertà d'azione non è uguale per tutti, o padri coscritti

Gli umili che vivono oscuri, se peccarono d'ira, pochi lo sanno: la reputazione e la fortuna sono pari

Quelli forniti di grande potere, che vivono in alto, compiono azioni esposte alla conoscenza di tutti i mortali
Ita in maxuma fortuna minuma licentia est; neque studere neque odisse, sed minume irasci decet; quae apud alios iracundia dicitur, ea in imperio superbia atque crudelitas appellatur

Equidem ego sic existumo, patres conscripti, omnis cruciatus minores quam facinora illorum esse

Sed plerique mortales postremo meminere et in hominibus inpiis sceleris eorum obliti de poena disserunt, si ea paulo severior fuit

D Silanum, virum fortem atque strenuum, certo scio, quae dixerit, studio rei publicae dixisse neque illum in tanta re gratiam aut inimicitias exercere: eos mores eamque modestiam viri cognovi

Verum sententia eius mihi non crudelis quid enim in talis homines crudele fieri potest

sed aliena a re publica nostra videtur

Nam profecto aut metus aut iniuria te subegit, Silane, consulem designatum genus poenae novum decernere
Così, più grande è la fortuna, meno grande è la libertà d'azione: non si deve favorire, né odiare e meno di tutto adirarsi; quella che presso gli altri si dice iracondia, nell'esercizio del potere si chiama crudeltà e superbia

Per mia parte, o padri coscritti, ritengo ogni supplizio inferiore ai loro crimini

Ma i più dei mortali ricordano le ultime impressioni, e anche essendo in causa degli scellerati, si dimentica il loro delitto per discutere la loro pena, se sia stata un po' troppo severa

Certamente so che D Silano, uomo forte ed energico, ha detto quel che ha detto per amore della repubblica, né in tale grave argomento lo hanno mosso favore o inimicizia: conosco l'indole e la moderazione di quest'uomo

Ma la sua proposta mi sembra non crudele - cosa infatti può farsi di crudele a tali uomini

ma estranea allo spirito del nostro Stato

Infatti di certo il timore e l'enormità dell'offesa ti hanno indotto, o Silano, che sei console designato, a proporre una pena sconosciuta alle nostre leggi
De timore supervacaneum est disserere, cum praesertim diligentia clarissumi viri consulis tanta praesidia sint in armis

De poena possum equidem dicere, id quod res habet, in luctu atque miseriis mortem aerumnarum requiem, non cruciatum esse; eam cuncta mortalium mala dissolvere; ultra neque curae neque gaudio locum esse

Sed, per deos inmortalis, quam ob rem in sententiam non addidisti, uti prius verberibus in eos anmadvorteretur

An quia lex Porcia vetat

At aliae leges item condemnatis civibus non animam eripi, sed exsilium permitti iubent

An quia gravius est verberari quam necari

Quid autem acerbum aut nimis grave est in homines tanti facinoris convictos

Sin, quia levius est, qui convenit in minore negotio legem timere, cum eam in maiore neglegeris

At enim quis reprehendet, quod in parricidas rei publicae decretum erit
Del timore è superfluo discutere, soprattutto perché per lo zelo del nostro eminente console tanti presidii si trovano in armi

Della pena posso ben dire qualcosa, com'è nei fatti: che nel dolore e nelle miserie la morte è requie ai tormenti, non supplizio, e dissoluzione di tutte le sventure mortali; oltre essa non v'è luogo a gioia o ad affanni

Ma, per gli Dèi immortali, perché nella proposta non hai aggiunto che contro di essi si procedesse anche con la flagellazione

Forse perché la legge Porcia lo vieta

Ma altre leggi vietano che ai cittadini condannati si tolga la vita, e ingiungono che si infligga loro l'esilio

Forse perché la flagellazione è più grave della morte

Ma che può essa avere di troppo rigoroso e grave verso uomini convinti d'un delitto così grave

Se è invece perché questa pena è troppo lieve, come accordi il rispetto della legge in un dettaglio minore, mentre la trascuri in un punto essenziale

Ma, si dirà, chi biasimerà ciò che è stato decretato contro degli assassini della patria
Tempus, dies, fortuna, cuius lubido grentibus moderatur

Illis merito accidet, quicquid evenerit; ceterum vos patres conscripti, quid in alios stutuatis, considerate

Omnia mala exempla ex rebus bonis orta sunt

Sed ubi imperium ad ignaros eius aut minus bonos pervenit, novum illud exemplum ab dignis et idoneis ad indignos et non idoneos transfertur

Lacedaemonii devictis Atheniensibus triginta viros inposuere, qui rem publicam eorum tractarent

Ii primo coepere pessumum quemque et omnibus invisum indemnatum necare: ea populus laetari et merito dicere fieri

Post, ubi paulatim licentia crevit, iuxta bonos et malos lubidinose interficere, ceteros metu terrere

ita civitas servitute oppressa stultae laetitiae gravis poenas dedit
L'occasione, il tempo, la fortuna, il cui capriccio governa le genti

Qualunque cosa accadrà, essi l'avranno meritata, ma voi o padri coscritti, considerate l'influenza della vostra decisione su altri

Tutti gli abusi sono nati da buone misure

Ma quando il potere pervenne agli ignari di esso, o a disonesti, quell'abuso straordinario, da colpevoli che lo meritavano, si applica a innocenti che non lo meritano

Gli Spartani, vinti gli Ateniesi, imposero trenta uomini per governare la loro repubblica

Costoro dapprima cominciarono a mandare a morte senza processo i peggiori criminali invisi a tutti: e il popolo a rallegrarsi di ciò, e che era giustamente accaduto

Poi, quando a poco a poco l'arbitrio crebbe, ecco costoro uccidere indiscriminatamente i buoni e i cattivi a loro capriccio, e a terrorizzare tutti gli altri

Così la città, oppressa dalla servitù, pagò gravi pene per una stolta letizia
Nostra memoria victor Sulla cum Damasippum et alios eius modi, qui malo rei publicae creverant, iugulari iussit, quis non factum eius laudabat

Homines scelestos et factiosos, qui editionibus rem publicam exagitaverant, merito necatos aiebant

Sed ea res magnae initium cladis fuit

Nam uti quisque domum aut villam, postremo vas aut vestimentum alicuius concupiverat, dabat operam, ut is in proscriptorum numero esset

Ita illi, quibus Damasippi mors laetitiae fuerat, paulo post ipsi trahebantur neque prius finis iugulandi fuit, quam Sulla omnis suos divitiis explevit

Atque ego haec non in M Tullio neque his temporibus vereor; sed in magna civitate multa et varia ingenia sunt

Potest alio tempore, alio consule, cui item exercitus in manu sit, falsum aliquid pro vero credi
In giorni che ricordiamo, quando Silla vincitore fece sgozzare Damasippo e altri della stessa marmaglia che erano cresciuti per la sventura della repubblica, chi non lodava il suo operato

Dicevano giustamente soppressi dei criminali e dei faziosi, che avevano turbato la repubblica con la sedizione

Ma tale fatto fu l'inizio di una grande strage

Infatti, appena qualcuno bramava un palazzo, una villa, insomma addirittura un vaso o il vestito di un altro, si adoprava a farlo risultare nella lista dei proscritti

Così coloro per i quali la morte di Damasippo era stata una gioia, poco dopo venivano trascinati essi stessi al supplizio; né si smise di sgozzare prima che Silla colmasse tutti i suoi di ricchezze

Io non temo questo, con un console come M Tullio, e di questi tempi; ma in una grande città molte e varie sono le indoli

In un altro tempo, con un altro console che abbia ugualmente in pugno un esercito, può credersi il falso come cosa vera
Ubi hoc exemplo per senatus decretum consul gladium eduxerit, quis illi finem statuet aut quis moderabitur

Maiores nostri, patres conscripti, neque consili neque audaciae umquam eguere; neque illis superbia obstat, quo minus aliena instituta, si modo proba erant, imitarentur

Arma atque tela militaria ab Samnitibus, insignia magistratuum ab Tuscis pleraque sumpserunt

Postremo, quod ubique apud socios aut hostis idoneum videbatur, cum summo studio domi exsequebantur: imitari quam invidere bonis malebant

Sed eodem illo tempore Graeciae morem imitati verberibus animadvortebant in civis, de condemnatis summum supplicium sumebant

Postquam res publica adolevit et multitudine civium factiones valuere, circumveniri innocentes, alia huiusce modi fieri coepere, tum lex Porcia aliaeque leges paratae sunt, quibus legibus exsilium damnatis permissum est
Se poggiando sul nostro precedente, un console per decreto del Senato snuderà la spada, chi gli porrà un limite, chi potrà moderarlo

I nostri antenati, o padri coscritti, non difettarono mai né di raziocinio né di audacia; né v'era superbia che impedisse loro di imitare istituzioni straniere, se erano buone

Dai Sanniti presero armi di difesa e di offesa; dagli Etruschi la maggior parte delle insegne delle magistrature

infine, ciò che presso alleati o nemici appariva utilizzabile, con grande zelo cercavano di realizzarlo in patria: preferivano imitare piuttosto che invidiare i buoni esempi

Ma nel medesimo tempo, imitando l'uso dei Greci, facevano battere con le verghe i cittadini, e sottoponevano i condannati alla pena capitale

Dopo che la repubblica crebbe, e per la moltitudine dei cittadini presero vigore le fazioni, si cominciò a sopraffare gli innocenti e a compiere abusi di tal genere; allora furono promulgate la legge Porcia e altre leggi, con le quali fu permesso ai condannati l'alternativa dell'esilio
Hanc ego causam, patres conscripti, quo minus novum consilium capiamus, in primis magnam puto

Profecto virtus atque sapientia maior illis fuit, qui ex parvis opibus tantum imperium fecere, quam in nobis, qui ea bene parta vix retinemus

Placet igitur eos dimitti et augeri exercitum Catilinae

Minume

Sed ita censeo: publicandas eorum pecunias, ipsos in vinculis habendos per municipia, quae maxume opibus valent; neu quis de iis postea ad senatum referat neve cum populo agat; qui aliter fecerit, senatum existumare eum contra rem publicam et salutem omnium facturum

Postquam Caesar dicundi finem fecit, ceteri verbo alius alii varie adsentiebantur
Ritengo, o padri coscritti, che questo sia argomento capitale contro la decisione di prendere provvedimenti inusitati

Certo il valore e la saggezza furono maggiori in costoro, che da piccola potenza fecero un così grande impero, piuttosto che in noi, che a stento conserviamo i beni acquistati per loro merito

Vorremo forse che essi siano liberati, e si rafforzi così l'esercito di Catilina

No davvero

Ma questo propongo: le loro ricchezze siano confiscate, essi si debbano tenere in catene nei municipi più forti e attrezzati, e nessuno poi ne venga a parlare in Senato o ne discuta con il popolo; chi avrà fatto diversamente, il Senato lo ritenga nemico dello Stato e della comune salvezza

Dopo che Cesare ebbe finito di parlare, gli altri consentivano con le parole dell'uno o dell'altro
At M Porcius Cato rogatus sententiam huiusce modi orationem habuit: 'Longe alia mihi mens est, patres conscripti, cum res atque pericula nostra considero et cum sententias nonnullorum ipse mecum reputo

Illi mihi disseruisse videntur de poena eorum, qui patriae, parentibus, aris atque focis suis bellum paravere; res autem monet cavere ab illis magis quam, quid in illos statuamus, consultare

Nam cetera maleficia tum persequare, ubi facta sunt; hoc, nisi provideris, ne accidat, ubi evenit, frustra iudicia inplores: capta urbe nihil fit reliqui victis
Quando venne per M Porcio Catone il turno di esprimere il suo parere, egli tenne un discorso di questa guisa:Di gran lunga diverso è il mio animo, o padri coscritti, quando considero la vicenda e i nostri pericoli, e quando fra me stesso valuto l'opinione di alcuni

Mi sembra che essi abbiano dissertato sul castigo per coloro che hanno preparato guerra alla loro patria, ai parenti, agli altari e ai focolari; ma la situazione ci ammonisce a premunirci contro di essi piuttosto che consultarci sulle condanne da infliggere loro

Infatti tu puoi punire tutti gli altri crimini quando sono stati commessi: questo invece, se non provvedi a non farlo accadere, quando sia accaduto imploreresti invano l'aiuto della legge: presa la città, nulla resta per i vinti