L’assalto agli austriaci; la caduta del capitano Canevacci

L’assalto agli austriaci; la caduta del capitano Canevacci

Emilio Lussu, raccontando la sua esperienza da soldato nella grande Guerra, descrive come "il nemico si era definitivamente fermato e trincerato. Non vi potevano essere più dubbi. Ripiegando da Monte Fior, gli austriaci avevano raccorciato di una ventina di chilometri le loro linee e abolito il pericolo di un accerchiamento"

Dall'offensiva, erano passati alla difensiva. Ora non si sarebbe più trattato di combattimenti di pattuglie e d'avanguardia. Una nuova fase cominciava. Fase di battaglie di masse sostenute dall'artiglieria.

...

il giorno dopo i battaglione della brigata si spostarono a sinistra, sotto Casara Zebio. La Brigata doveva attaccare con quattro battaglioni, lasciando di riserva solo due battaglioni. Il mio battaglione doveva attaccare all'estrema destra dello schieramento. Per l'azione, noi non disponevamo che dei nostri fucili. La scarsa dotazione individuale di bombe a mano l'avevamo consumata a monte Fior. Non avevamo a nostro sostegno neppure un pezzo d'artiglieria. L'azione si presentava ben difficile ma i nostri reparti erano ancora solidi. I muli ci portarono cartucce e cognac .

L'assalto fu iniziato dal mio battaglione, alle 5:00 del pomeriggio. Come ne aveva ricevuto l'ordine, il battaglione ne uscì con tutti i reparti in un'ondata unica. Appena ci lanciammo in avanti, fummo avvistati. Il nemico ci tenne, fin dal primo momento, sotto il suo tiro.

Io ho un ricordo confuso di quelle ore. Dal nostro punto di partenza alle linee nemiche, non v'erano più di un centinaio di metri. I cespugli erano bassi e gli alberi radi, numerosi i sassi e le rocce. L'ordine era di non fermarsi. Noi percorreremo il breve spazio, di corsa, in un sol impeto. Il capitano Canevacci era in testa e cadde fra i primi.

Una palla lo aveva colpito al petto. Cadde, in testa alla 9°, anche il suo comandante, il solo capitano rimasto al battaglione. Una mitragliatrice gli aveva falciato le gambe. Ma l'assalto procedeva irruento. Il tiro nemico non poteva investirci tutti, perché noi correvamo, e le rocce, per quanto basse, raccoglievano la maggior parte dei colpi.

Il terreno rimase, dietro a noi, in un istante, seminato di morti e di feriti, ma il Battaglione arrivò egualmente alle posizioni nemiche. Io avevo abbandonato il capitano Canevacci e mi trovai in mezzo alla 9°, a fianco del tenente Santini, che aveva assunto il comando della compagnia. 

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Tags: #wars
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