Di fronte al Cristo sta la madre a mani aperte, sia a segnalare la mancanza del vino, sia ad assistere al prodigio. La posizione centrale della madre, la postura quasi simmetrica rispetto al figlio, di cui condivide anche le stesse dimensioni maggiorate rispetto ai soli altri due personaggi in scena, ne sottolineano l'importanza. In questo caso la madre è al cuore della scena, sia essa simbolo della chiesa del credente o dell'anima umana o della storia.
nel racconto biblico essi non prendono parola, ma svolgono una funzione decisiva, in quanto è la loro obbedienza agli ordini di Gesù che contribuisce a risolvere l'intreccio. Anche a Cana i servi non sono letterariamente "gli eroi" del racconto, ma senza di loro Il prodigio non si sarebbe compiuto. Non fanno nulla di speciale, ma fanno l'indispensabile.
Nei racconti evangelici i servi non coincidono necessariamente con i discepoli, o con i credenti in senso lato; semmai sono i credenti che sono invitati a farsi servi. Servi e serve sono spesso figura di coloro attraverso i quali e le quali il regno di Dio si realizza, per i quali e le quali lo stesso regno è stato preparato e che nel giorno del giudizio vedranno riconosciuto in verità il loro aver dato da mangiare a un affamato, ospitato uno straniero, visitato un carcerato.
Nella storia dell'arte i servi di Cana sono stati rappresentati in quasi tutti i modi possibili: fanciulli solari o anziani canuti, paggi di corte o individui circospetti, donne e uomini, senza precludersi incursioni nell'esotico, nell'allegorico, o nelle enigmatico. L'arte ha ritenuto che il servo o la serva, per il quale e per la quale è preparato il regno di Dio, possa identificarsi in ogni tipo umano possibile, con la stessa infinita dignità e indispensabile necessità perché le feste iniziate nel mondo possano svolgersi sotto lo sguardo e l'azione benedicente di un Dio che si mostra poco per volta, se non con una certa ritrosia.
Alcuni archeologi contemporanei ipotizzano che sulle tavole di una festa di nozze nella prima metà del I secolo dalle parti dell'allora Galilea, potessero fare bella mostra vari tipi di pani, anche ripieni, con salse di pesce fermentato affini al garum romano; probabilmente erano accanto a polente di vari cereali, meglio se arricchite dalla cipolla; non essendoci una scansione delle portate simile alla nostra, avrebbero trovato posto facilmente anche ravanelli e barbabietole, funghi e cicoria, mentre tra la frutta erano probabili uva, meloni, cocomeri, fichi e melagrane, ovviamente a seconda della stagione; tra i piatti caldi, oltre a pesce arrostito o fritto, molto diffuse erano varie zuppe di legumi, stufati di selvaggina o di vitello, anche una specie di porridge, in ogni caso con abbondante aglio; tra le molte spezie c'erano sale, pepe, zenzero, coriandolo, senape, capperi, cumino, menta, aneto …; i dolci non erano riservati per il finale del pasto, come nella nostra cultura, ma il miele e le mandorle difficilmente sarebbero mancati
Il garum: una salsa di pesce fermentata
era una specie di salsa di pesce fermentata, commerciata in tutto l'impero. Veniva preparata mescolando pesci interi o parti di pesci con sale e lasci...









