Giorgio Vasari racconta che per ottenerlo Leonardo abbia assoldato un gruppo di cantori, musici e buffoni che si sono esibiti per giorni all'interno del suo studio mentre la dama posava di fronte alla sua tavolozza: "Teneva mentre che la ritraeva, chi sonasse o cantasse, e di continuo buffoni che la facessino stare allegra, per levar via quel malinconico".
Perché la ragazza era malinconica? Forse la spiegazione sta in un dettaglio visibile soltanto a una distanza molto ravvicinata. Sulla parte alta della fronte si scorge una veletta trasparente nera, che scorre anche sul lato destro della donna andando a coprire il capo. In molti hanno voluto riconoscervi un "velo da lutto", che potrebbe fare il paio con il colore scuro del suo abito. Forse Leonardo ha dovuto sollevare la donna dal pensiero di una persona cara appena persa? Di sicuro non è suo marito, visto che Francesco del Giocondo scompare quattro anni dopo la moglie. Ma anche su questo aspetto non possiamo essere davvero certi che i fatti siano andati così, tanto più che non siamo nemmeno sicuri che la Gioconda sia davvero Lisa Gherardini...
Il sorriso che il pittore riesce a cogliere ancora oggi suscita un fascino straordinario perché inafferrabile nella sua semplicità. È il risultato di un lavoro durato anni e forse mai portato a termine. Dopo aver iniziato a dipingere questo quadro nel 1504 a Firenze, Leonardo non lo consegnerà mai al suo committente - altro fatto ancora privo di spiegazione - forse per continuare a ritoccarlo fino a raggiungere una perfezione inarrivabile. La tavola seguirà l'artista nei suoi viaggi tra Milano, Roma e la Francia, dove poi sarà lui stesso a venderla al re Francesco I.
In quindici anni non smetterà di metterci le mani, intervenendo soprattutto sul contorno della bocca, solcato da ombre che si dissolvono sulle guance. Si tratta di un sorriso rubato.
IL SUO ABITO ERA DAVVERO NERO?
Nel corso dei secoli, La Gioconda è stata verniciata più volte per motivi di conservazione e "restauro". Questo ha portato a una completa alterazione del suo colore, tanto che oggi siamo convinti che il suo abito non fosse proprio nero. Se osserviamo la sua copia più fedele conservata al Museo del Prado - dove risultano anche gli stessi pentimenti dell'originale -, forse in origine le maniche erano di un altro colore, così come i veli che le rivestono.
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