Gloria di sant'Ignazio - Andrea del Pozzo

Gloria di sant'Ignazio - Andrea del Pozzo

una seconda cappella Sistina che si può ammirare a Roma nella chiesa di san Ignazio di Loyola. Una meraviglia del barocco romano dove raffigurazioni celebrano le gesta del fondatore dell'ordine dei gesuiti, sant'Ignazio

Nell'opera, il santo è collocato su di una nuvola nell'attimo in cui viene trafitto dalla voce divina. La luce viene irradiata verso le altre figure che sono presenti nella volta. La navata centrale è dominata dall'affresco "gloria di sant'Ignazio". In una volta a botte, marmi preziosi  e agili stucchi arricchiscono le membrature architettoniche. L'elegante successione delle bianche coppie di paraste scanalate, sottolinea le ampie aperture laterali, creando uno "stacco" spaziale tra la profonda oscurità delle cappelle e la diffusa luminosità della navata, in modo tale da accentuare il significato devozionale delle prime come luogo di meditazione e di raccoglimento.

Rappresenta l'epopea dei gesuiti nei quattro continenti allora conosciuti. Papa Gregorio XV, che aveva canonizzato Ignazio nel 1622, suggerì al nipote, il cardinale Ludovico Ludovisi, di erigere un tempio al fondatore della Compagnia di Gesù. Il giovane cardinale accettò con entusiasmo. La costruzione procedeva con lentezza. Alla morte del cardinale Ludovisi nel 1632, la costruzione fu continuata grazie al lascito di 200.000 scudi che, nel proprio testamento, il porporato aveva assegnato alla prosecuzione dell'opera.

La chiesa sorge là dove in epoca imperiale era situato il tempio di Iside, intorno al quale si sviluppava il quartiere egizio. Dovè oggi la facciata, si alzava allora la Mostra dell'Acqua Vergine che ancora scorre nel sottosuolo.

Al di là della cornice architettonica, si apre la profondità infinita del cielo rotta qua e là dal galleggiare delle nuvole e delle figure degli angeli e dei santi. Tra questi si riconoscono:

  • san Luigi
  • san Francesco Saverio
  • san Stanislao e altri che fann corona alle figure centrali del Cristo e di san Ignazio

Nelle imposte della grande volta si trovano i gruppi rappresentanti i quattro continenti:

  1. L'Europa, in atto di regale matrona, siede su un grovigno di figure che simboleggiano l'eresia sconfitta dall'opera di San Ignazio
  2. l'America è tradizionalmente armata di lancia, seminuda con la testa ornata di piume colorate e siede su di un giaguaro. Aiutata dall'angelo portatore del fuoco , combatte i giganti che personificano le idolatrie, simboli dei successi dei missionari mandati da Ignazio ad evangelizzare le varie parti del mondo
  3. l'Africa è una donna seduta su un coccodrillo con una zanna di elefante in mano, in atteggiamento dignitoso, come le antiche regine di Etiopia e d'Egitto; alla sua sinistra, un Angelo seminascosto con una fiaccola capovolta, sconfigge uno dei due giganti, mentre l'altro si rivolge in alto
  4. l'Asia è rappresentata da una donna seduta su di un cammello in atteggiamento di invocare la luce dall'alto; alla sua destra due angioletti portano un piccolo braciere col fuoco della fede e dell'amore di Dio. In basso si ripete il tema dei due giganti, che possono significare idolatria ed ignoranza religiosa, insieme al desiderio di illuminazione e liberazione

COMPOSIZIONE

  • all'ingresso si presenta la navata centrale
  • a destra la cappella di S. Cristoforo con al centro una tela, probabilmente del gesuita Andrea Pozzo, come si legge nel Titi: "Il quadro con Maria Vergine che porge il Bambino a S. Stanislao è lavoro del medesimo Pozzo" e rappresenta S. Stanislao Kostka e S. Francesco Regis in atto di venerare la Vergine
  • cappella di S. Giuseppe (o Sacripante), la più bella per la dovizia di marmi rari. Al centro una tela del pittore veneto Francesco Trevisani (1656-1746), che raffigura la "morte di S. Giuseppe", dipinto in onore del cardinale Giuseppe Sacripante munifico donatore della cappella, ed ivi sepolto. In una lunetta è rappresentata B. Lucia di Narni, concittadina del Sacripante
  • cappella di S. Gioacchino e di S. Roberto Bellarmino. Vi trova sepoltura S. Roberto Bellarmino della Compagnia di Gesù. Teologo e cardinale gesuita, per suo desiderio testamentario si fece seppellire presso la tomba di S. Luigi Gonzaga, suo grande allievo spirituale. La pala d'altare di Stefano Pozzi, raffigura S. Gioacchino con Maria bambina
  • a sinistra la cappella di S. Gregorio, presenta una tela del tardo '600 del fratello gesuita Pierre De Lattre, di orgine fiamminga
  • cappella dell'Immacolata dove ancora Pierre De Lattre rappresenta S. Francesco Saverio e S. Francesco Borgia in adorazione al Sacramento
  • cappella del Sacro Cuore ( o del Crocifisso)
  • alla navata segue il transetto con le cappelle di S. Luigi Gonzaga e S. Giovanni Berchmans le cui spoglie furono trasportate in questa chiesa dopo la sua beatificazione avvenuta nel maggio 1865. Nell'altare dell'Annunziata e di S. Giovanni Berchmans l'architettura è di Andrea Pozzo, la pala marmorea di Filippo Valle, le figure sul timpano e gli angeli della balaustra sono di Pietro Bracci
  • segue Abside
  • alla destra dell'abside si trova la cappella Ludovisi e la Chiesina dell'Annunziata

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Madonna con Bambino e i santi Francesco Regis e Stanislao Kostka, cappella di San Cristoforo Madonna con Bambino e i santi Francesco Regis e Stanislao Kostka, cappella di San Cristoforo

CAPPELLA DI S. LUIGI GONZAGA

il berniniano Bernardino Ludovisi scolpì due angeli in marmo, che alludono, con il simbolo dei gigli, alla purezza della vita del Santo. Le statue sono eseguite con grande sapienza tecnica e con squisita leggerezza di scalpello. Il gusto del secolo nuovo si fa sentire specialmente nelle pose più aggraziate e schive, anche se è presto per concedere a Ludovisi una certa autonomia di fronte alle forme barocche. L'altare è uno dei più ragguardevoli monumenti dell'arte barocca del XVII secolo. Le masse lievitano organicamente verso l'alto come sospinte dalle colonne e secondo una modulazione plastica tendente ad assorbire ogni risentimento delle linee. Costruito per munificenza del principe Scipione Lancellotti, come ricordano i due stemmi laterali sotto la base delle colonne e un iscrizione nel pavimento, l'altare è dotato di 4 stupende colonne tortili in marmo verde antico, accompagnate nel movimento da viticci in bronzo dorato. Non si erano mai viste a Roma colonne di tal misura in un marmo cosi prezioso e la cosa dovette costituire una vera novità. Preziosità di marmi e trasmutazione di forme erano davvero un inedito per un altare.

Il Santo in gloria par quasi che si liberi a fatica dal groviglio degli angeli festanti la cui vitalità sembra uscire dal pennello di Correggio piuttosto che dagli scalpelli di uno scultore del XVII secolo.  Coronano degnatamente il monumento due figure marmoree sedute sul timpano che rappresentano la Mortificazione e la Purezza, scolpite, insieme ai due angeli della balaustra, da Bernardino Ludovisi (1713-1749). Sotto l'altare, ad aggiungere nuova ricchezza all'insieme, è posta l'urna del Santo, interamente lavorata in lapislazzuli con ornamenti in argento e in bronzo dorato.

Foto seguente: L'architettura è del Pozzo, la pala marmorea di Pierre Le Gros, le sculture di B. Ludovisi

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negli affreschi dell'abside dell'Altare Maggiore, ove più che mai evidente è la lezione del Rubens, Vengono affrontati da Andrea Pozzo, gli episodi più significativi della vita di S. Ignazio: nella calotta dell'abside, il Santo, librato in aria, si china sulle miserie umane;

  • nel riquadro dell'Altare Maggiore è raffigurata la famosa visione della Storta (1537), in cui Gesù avrebbe detto a S. Ignazio: "Io a Roma vi sarò propizio"
  • ai lati, a sinistra, S. Ignazio manda nelle Indie S. Francesco Saverio
  • a destra Ignazio accoglie nella Compagnia S. Francesco Borgia

LA CUPOLA

Tra la navata e l'abside  è rappresentata anche una cupola che in realtà è un dipinto prospettico su tela e serve per creare una illusione ottica tridimensionale. Carlo Maratta, pittore di pale d'altare tra i più richiesti del tempo, diede il consiglio che fratel Pozzo, che al tempo aveva consolidato la sua fama di grande prospettico, per il motivo centrale. Una risposta non architettonica ma pittorica.

L'effetto ottico per chi segua la mediana della nave centrale è davvero sorprendente. Segno di una tecnica consumata e di una rigorosissima sapienza prospettica. Lo studio di fratel Pozzo, affinchè lo scorcio sia esatto e ogni parte si fonda con l'altra, è provato da innumerevoli disegni in cui ciascun elemento rileva la propria individualità e la propria struttura.

Il successo della cupola fu immediato al punto che a fratel Pozzo, poco dopo tra il 1685 e il 1686, veniva commissionata l'intera decorazione della chiesa. Nei pennacchi della cupola sono rappresentati altri affreschi di Andrea Pozzo:

  1. Giaele
  2. Sansone
  3. Giuditta
  4. David che tiene per i capelli la testa mozzata di Golia