Cesare, De bello civili: Libro 03; 91-100

Cesare, De bello civili: Libro 03; 91-100

Latino: dall'autore Cesare, opera De bello civili parte Libro 03; 91-100

[91] Erat C Crastinus evocatus in exercitu Caesaris, qui superiore anno apud eum primum pilum in legione X duxerat, vir singulari virtute

Hic signo dato, sequimini me, inquit, manipulares mei qui fuistis, et vestro imperatori quam constituistis operam date

Unum hoc proelium superest; quo confecto et ille suam dignitatem et nos nostram libertatem recuperabimus

Simul respiciens Caesarem, faciam, inquit, hodie, imperator, ut aut vivo mihi aut mortuo gratias agas

Haec cum dixisset, primus ex dextro cornu procucurrit, atque eum electi milites circiter CXX voluntarii eiusdem cohortis sunt prosecuti

[92] Inter duas acies tantum erat relictum spatii, ut satis esset ad concursum utriusque exercitus
91 Nell'esercito di Cesare vi era un veterano richiamato, Crastino, che nell'anno precedente sotto di lui aveva guidato la prima centuria della decima legione, uomo di singolare valore

Costui, dato il segnale, disse: Seguitemi voi che foste del mio manipolo e servite il vostro comandante, come avete promesso

Rimane questa sola battaglia; al suo termine Cesare riavrà la sua dignità e noi la nostra libertà

Contemporaneamente, volgendo lo sguardo a Cesare, disse: Oggi, o comandante, farò in modo che tu abbia a ringraziare me, o vivo o morto

Dopo avere detto queste parole, per primo corse all'attacco dall'ala destra e circa centoventi soldati volontari scelti [della medesima centuria] lo seguirono

92 Tra le due schiere vi era rimasto solo lo spazio che bastava ai due eserciti per venire all'attacco
Sed Pompeius suis praedixerat, ut Caesaris impetum exciperent neve se loco moverent aciemque eius distrahi paterentur; idque admonitu C Triarii fecisse dicebatur, ut primus incursus visque militum infringeretur aciesque distenderetur, atque in suis ordinibus dispositi dispersos adorirentur; leviusque casura pila sperabat in loco retentis militibus, quam si ipsi immissis telis occurrissent, simul fore, ut duplicato cursu Caesaris milites exanimarentur et lassitudine conficerentur Ma Pompeo aveva precedentemente detto ai suoi di aspettare l'assalto di Cesare e di non muoversi dalla posizione e di lasciare che l'esercito di Cesare si scompaginasse; Si diceva che, per consiglio di C Triario, avesse dato questo ordine di modo che la forza dei soldati si infrangesse nel primo attacco e la schiera si fiaccasse, sicché i soldati pompeiani, collocati nelle proprie file, avrebbero potuto assalire i nemici dispersi; Sperava che, trattenendo sulle loro posizioni i soldati, i giavellotti sarebbero caduti con danno minore di quello subito andando incontro ai proiettili scagliati; nello stesso tempo sperava che i soldati di Cesare venissero fiaccati dalla distanza doppia che dovevano coprire di corsa
Quod nobis quidem nulla ratione factum a Pompeio videtur, propterea quod est quaedam animi incitatio atque alacritas naturaliter innata omnibus, quae studio pugnae incenditur; hanc non reprimere, sed augere imperatores debent; neque frustra antiquitus institutum est, ut signa undique concinerent clamoremque universi tollerent; quibus rebus et hostes terreri et suos incitari existimaverunt

[93] Sed nostri milites dato signo cum infestis pilis procucurrissent atque animum advertissent non concurri a Pompeianis, usu periti ac superioribus pugnis exercitati sua sponte cursum represserunt et ad medium fere spatium constiterunt, ne consumptis viribus appropinquarent, parvoque intermisso temporis spatio ac rursus renovato cursu pila miserunt celeriterque, ut erat praeceptum a Caesare, gladios strinxerunt

Neque vero Pompeiani huic rei defuerunt
Ma invero ci sembra che Pompeo abbia fatto ciò senza nessuna ragione, poiché per natura sono innati in tutti l'entusiasmo e l'esuberanza che vengono accesi dal desiderio di battaglia; I comandanti non devono reprimerli, ma potenziarli; e non invano nell'antichità si stabilì che le trombe squillassero da ogni parte e tutti quanti levassero grida; si pensò di atterrire con questi mezzi i nemici e di incitare i propri soldati

93 Ma, dato il segnale di attacco, i nostri soldati, avanzati di corsa con i giavellotti contro i nemici e accortisi che i Pompeiani non andavano all'assalto, pratici per esperienza e ammaestrati in battaglie precedenti, spontaneamente rallentarono e si fermarono quasi a metà distanza per non avvicinarsi stremati e, dopo un breve intervallo di tempo, ripresa nuovamente la corsa, lanciarono i giavellotti e rapidamente, come era stato ordinato da Cesare, misero mano alle spade

Invero i Pompeiani non vennero meno al loro dovere
Nam et tela missa exceperunt et impetum legionum tulerunt et ordines suos servarunt pilisque missis ad gladios redierunt

Eodem tempore equites ab sinistro Pompei cornu, ut erat imperatum, universi procucurrerunt, omnisque multitudo sagittariorum se profudit

Quorum impetum noster equitatus non tulit, sed paulatim loco motus cessit, equitesque Pompei hoc acrius instare et se turmatim explicare aciemque nostram a latere aperto circumire coeperunt

Quod ubi Caesar animadvertit, quartae aciei, quam instituerat sex cohortium, dedit signum

Illi celeriter procucurrerunt infestisque signis tanta vi in Pompei equites impetum fecerunt, ut eorum nemo consisteret, omnesque conversi non solum loco excederent, sed protinus incitati fuga montes altissimos peterent
Infatti sostennero il lancio dei giavellotti e l'assalto dei legionari; conservarono le file e dopo avere lanciato i giavellotti ricorsero alle spade

Nello stesso tempo, come era stato ordinato, tutti i cavalieri dal lato sinistro di Pompeo si lanciarono all'assalto e si riversò tutta la moltitudine degli arcieri

La nostra cavalleria non sopportò il loro assalto, ma, respinta dalle sue posizioni, indietreggiò un poco e i cavalieri di Pompeo cominciarono, perciò, a incalzare con più accanimento, a disporsi a squadroni e ad aggirare dal lato scoperto il nostro schieramento

Quando Cesare si accorse di ciò, diede il segnale di combattimento alla quarta fila che aveva formata con sei coorti

Quelle coorti si lanciarono con prontezza e, in schieramento di assalto, con tanta irruenza assalirono i cavalieri di Pompeo che nessuno di loro resistette e tutti, fatto dietro front, non solo si allontanarono dalla posizione, ma subito fuggirono, dirigendosi verso i monti più alti
Quibus submotis omnes sagittarii funditoresque destituti inermes sine praesidio interfecti sunt

Eodem impetu cohortes sinistrum cornu pugnantibus etiam tum ac resistentibus in acie Pompeianis circumierunt eosque a tergo sunt adorti

[94] Eodem tempore tertiam aciem Caesar, quae quieta fuerat et se ad id tempus loco tenuerat, procurrere iussit

Ita cum recentes atque integri defessis successissent, alii autem a tergo adorirentur, sustinere Pompeiani non potuerunt, atque universi terga verterunt

Neque vero Caesarem fefellit, quin ab eis cohortibus, quae contra equitatum in quarta acie collocatae essent, initium victoriae oriretur, ut ipse in cohortandis militibus pronuntiaverat
Respinti questi, tutti gli arcieri e i frombolieri, abbandonati senza protezione e senza armi, vennero uccisi

Col medesimo impeto le coorti aggirarono il lato sinistro, mentre i Pompeiani ancora combattevano e resistevano nel loro schieramento iniziale, e li attaccarono alle spalle

94 Nel medesimo tempo Cesare ordinò di avanzare alla terza fila che fino a quel momento era rimasta in riposo e ferma nella sua posizione

E così ricevendo i soldati sfiniti il cambio di forze fresche e riposate, mentre gli altri assalivano alle spalle, i Pompeiani non furono in grado di reggere e si diedero tutti alla fuga

Cesare invero non si era ingannato nel pensare che il principio della vittoria dipendeva da quelle coorti che erano state dislocate nella quarta fila contro la cavalleria, come egli stesso aveva affermato nell'esortare i soldati
Ab his enim primum equitatus est pulsus, ab isdem factae caedes sagittariorum ac funditorum, ab isdem acies Pornpeiana a sinistra parte circumita atque initium fugae factum

Sed Pompeius, ut equitatum suum pulsum vidit atque eam partem, cui maxime confidebat, perterritam animadvertit, aliis quoque diffisus acie excessit protinusque se in castra equo contulit et eis centurionibus, quos in statione ad praetoriam portam posuerat, clare, ut milites exaudirent, tuemini, inquit, castra et defendite diligenter, si quid durius acciderit

Ego reliquas portas circumeo et castrorum praesidia confirmo

Haec cum dixisset, se in praetorium contulit summae rei diffidens et tamen eventum exspectans
Da queste coorti infatti dapprima fu sbaragliata la cavalleria, dalle medesime furono annientati arcieri e frombolieri, dalle medesime fu circondata la schiera pompeiana dal lato sinistro e fu provocato l'inizio della fuga nemica

Ma Pompeo, quando vide la propria cavalleria respinta e si accorse che era in preda al terrore quella parte dell'esercito su cui sopra tutto confidava, e, non avendo inoltre fiducia negli altri, si allontanò dal campo di battaglia e subito si diresse a cavallo nell'accampamento e a quei centurioni che aveva posto di guardia presso la porta pretoria disse a voce alta perché i soldati lo udissero: Proteggete l'accampamento e difendetelo con zelo, se le cose dovessero volgere al peggio

Io faccio il giro delle altre porte per rassicurare i presidi dell'accampamento

Dopo avere detto queste parole, se ne andò nella tenda pretoria, persa la fiducia nell'esito finale, ma tuttavia aspettando gli eventi
[95] Caesar Pompeianis ex fuga intra vallum compulsis nullum spatium perterritis dari oportere existimans milites cohortatus est, ut beneficio fortunae uterentur castraque oppugnarent

Qui, etsi magno aestu fatigati (nam ad meridiem res erat perducta), tamen ad omnem laborem animo parati imperio paruerunt

Castra a cohortibus, quae ibi praesidio erant relictae, industrie defendebantur, multo etiam acrius a Thracibus barbarisque auxiliis

Nam qui acie refugerant milites, et animo perterriti et lassitudine confecti, missis plerique armis signisque militaribus, magis de reliqua fuga quam de castrorum defensione cogitabant
95 Cesare, respinti dentro il vallo i Pompeiani in fuga, stimando non opportuno lasciare tregua ad essi in preda al terrore, esortò i soldati a sfruttare il favore della Fortuna, assalendo l'accampamento

Ed essi, sebbene affaticati dal grande caldo (infatti la battaglia si era protratta fino a mezzogiorno), tuttavia disposti a ogni fatica obbedirono al comando

L'accampamento era difeso con zelo dalle coorti che qui erano state lasciate di presidio, ma molto più strenuamente dai Traci e dalle truppe ausiliarie barbare

Infatti i soldati che, provenienti dalla battaglia, qui si erano rifugiati, atterriti e sfiniti dalla stanchezza, per lo più senza armi e insegne militari, pensavano più a riprendere la fuga che a difendere il campo
Neque vero diutius, qui in vallo constiterant, multitudinem telorum sustinere potuerunt, sed confecti vulneribus locum reliquerunt, protinusque omnes ducibus usi centurionibus tribunisque militum in altissimos montes, qui ad castra pertinebant, confugerunt

[96] In castris Pompei videre licuit trichilas structas, magnum argenti pondus eitum, recentibus caespitibus tabernacula constrata, Lucii etiam Lentuli et nonnullorum tabernacula protecta edera, multaque praeterea, quae nimiam luxuriam et victoriae fiduciam designarent, ut facile existimari posset nihil eos de eventu eius diei timuisse, qui non necessarias conquirerent voluptates

At hi miserrimo ac patientissimo exercitui Caesaris luxuriam obiciebant, cui semper omnia ad necessarium usum defuissent
E anche quelli che si erano fermati dentro il vallo non furono in grado di sostenere troppo a lungo la fitta pioggia di dardi, ma prostrati dalle ferite abbandonarono la posizione e tutti subito, con a capo centurioni e tribuni militari, si rifugiarono sulle vette dei monti vicini all'accampamento

96 Nell'accampamento di Pompeo si poterono vedere pergolati di frasche, una grande quantità di argenteria esibita, tende pavimentate con zolle di erba fresca, le tende di Lucio Lentulo e di alcuni altri coperte di edera e inoltre altre cose che testimoniavano un lusso eccessivo e la fiducia nella vittoria, così che facilmente si poteva pensare che i nemici, che cercavano piaceri non necessari, non avevano avuto alcun timore per l'esito di quella giornata

Eppure costoro criticavano il lusso dell'esercito di Cesare, quanto mai povero e paziente, cui erano sempre mancate tutte le cose di prima necessità
Pompeius, iam cum intra vallum nostri versarentur, equum nactus, detractis insignibus imperatoris, decumana porta se ex castris eiecit protinusque equo citato Larisam contendit

Neque ibi constitit, sed eadem celeritate, paucos suos ex fuga nactus, nocturno itinere non intermisso, comitatu equitum XXX ad mare pervenit navemque frumentariam conscendit, saepe, ut dicebatur, querens tantum se opinionem fefellisse, ut, a quo genere hominum victoriam sperasset, ab eo initio fugae facto paene proditus videretur

[97] Caesar castris potitus a militibus contendit, ne in praeda occupati reliqui negotii gerendi facultatem dimitterent

Qua re impetrata montem opere circummunire instituit

Pompeiani, quod is mons erat sine aqua, diffisi ei loco relicto monte universi iugis eius Larisam versus se recipere coeperunt
Pompeo, quando ormai i nostri erano all'interno del vallo, trovato un cavallo, gettate le insegne di comandante, se ne andò rapidamente dal campo per la porta decumana e si diresse subito a spron battuto verso Larissa

Né qui si fermò, ma, imbattutosi in alcuni dei suoi in fuga, con la medesima velocità, senza fermarsi neppure di notte, accompagnato da trenta cavalieri giunse al mare e si imbarcò su una nave frumentaria, spesso lamentandosi, come si diceva, di essersi tanto ingannato sì da sembrare quasi tradito, poiché a iniziare la fuga erano stati proprio quegli uomini dai quali aveva sperato la vittoria

97 Cesare, impadronitosi del campo, chiese insistentemente ai soldati, occupati a fare bottino, di non sprecare l'occasione per condurre a termine il resto dell'impresa

Ottenuto ciò, cominciò a fare lavori di fortificazione intorno al monte

I Pompeiani, poiché il monte era senza acqua, non si fidarono a rimanere in quella posizione e, lasciato il monte, tutti insieme cominciarono a dirigersi attraverso le giogaie verso Larissa
Qua re animadversa Caesar copias suas divisit partemque legionum in castris Pompei remanere iussit, partem in sua castra remisit, IIII secum legiones duxit commodioreque itinere Pompeianis occurrere coepit et progressus milia passuum VI aciem instruxit

Qua re animadversa Pompeiani in quodam monte constiterunt

Hunc montem flumen subluebat

Caesar milites cohortatus, etsi totius diei continenti labore erant confecti noxque iam suberat, tamen munitione flumen a monte seclusit, ne noctu aquari Pompeiani possent

Quo perfecto opere illi de deditione missis legatis agere coeperunt

Pauci ordinis senatorii, qui se cum eis coniunxerant, nocte fuga salutem petiverunt

[98] Caesar prima luce omnes eos, qui in monte consederant, ex superioribus locis in planiciem descendere atque arma proicere iussit
Accortosi di ciò, Cesare divise le sue truppe e ordinò a una parte delle legioni di rimanere nel campo di Pompeo, ne rimandò una parte nel proprio accampamento, condusse quattro legioni con sé e per una strada più comoda iniziò a marciare per sbarrare la strada ai Pompeiani

Avanzato seimila passi, schierò le truppe a battaglia

Visto ciò, i Pompeiani si fermarono su un monte, ai piedi del quale scorreva un fiume

Cesare rivolse parole di incoraggiamento ai soldati e, sebbene fossero sfiniti dalla fatica continua di tutta la giornata e ormai si avvicinasse la notte, tuttavia fece isolare con una fortificazione il fiume dal monte perché di notte i Pompeiani non potessero rifornirsi di acqua

Compiuta questa operazione, i Pompeiani cominciarono a trattare la resa mandando ambasciatori

Alcuni esponenti dell'ordine senatorio, che si erano uniti ai Pompeiani, di notte cercarono salvezza nella fuga

98 Cesare all'alba ordinò a tutti coloro che si erano fermati sul monte di scendere in pianura dalle alture e consegnare le armi
Igino, Fabulae: Deianira
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Catullo, Carmi: Suffenus
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Cicerone, Pro Murena: 01; 01-04
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Livio, Ab urbe condita: Libro 27; 15 - 16
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Livio, Ab urbe condita: Libro 05, 26-30
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Cicerone, De Inventione: Libro 01; 31-40
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