Arte carolingia e ottoniana: riassunto

Arte carolingia e ottoniana: riassunto

Nel 774 Carlo Magno annienta il regno longobardo e viene incoronato re

inizia così l’epoca dei franchi. Il regno di Carlo Magno è uno dei primi regni barbarici di Italia. Tutta la politica di Carlo Magno fu tesa a ricostruire quello che fu l’impero romano d’occidente; proprio per questo, infatti,  quando parliamo di periodo carolingio, parliamo di una rinascita carolingia, di un ripristino dell’antico, che Carlo Magno coniugò con le tradizioni franco-germaniche.
L’ambizioso progetto di ricostruzione dell’impero romano d’occidente fu da lui perseguito in maniera determinata, tanto da introdurre anche il latino; voleva introdurre una cultura omogenea che ttrovasse la sua configurazione nel Cristianesimo.
Il fatto che Carlo Magno si sentisse un diretto erede di Roma è testimoniato dal bronzetto rappresentante un imperatore carolingio, probabilmente Carlo Il Calvo. Si parla infatti di rinascenza, cioè il cosciente recupero dei modelli antichi, intesi come paradigmatici, avutisi sotto i regni barbarici: si ha prima la rinascenza romana, dopo la caduta dell’impero romano d’occidente nel 476, e poi, successivamente, la rinascenza ottoniana, dopo la caduta della dinastia degli Ottoni.
La rinnovatio di Carlo Magno trova nell’architettura uno degli strumenti più efficaci: l’imperatore si preoccupa di far costruire nuovi edifici (palazzi, chiese, monasteri). Le chiese, specie quelle nordiche, acquisteranno fin da quest’epoca alcune innovazioni: accanto alla facciata della chiesa, accanto al transetto vero e proprio, vengono affiancate due alte torri; inoltre, la controfacciata dell’interno riceve un altro ambiente, destinato ai funzionari,  chiamato “westwerk”, letteralmente “transetto occidentale”, mentre, come sappiamo, solitamente il transetto si trovava nella zona orientale; in più, vi era un atrio all’ingresso destinato ad ospitare l’imperatore.
Importante è anche la cappella palatina. La cappella palatina è ciò che rimane del grande palazzo carolingio di Aquisgrana. La cappella, a pianta centrale, si rifà ai modelli romani, ed era una cappella privata, un luogo riservato esclusivamente all’imperatore, agli alti dignitari e alla sua corte.
Il modello è quello della basilica di San Vitale a Ravenna. L’esterno è a forma poligonale, l’interno è invece ottagonale. Vi è una concezione dinamica della planimetria, poiché ci sono due ingressi: uno che crea un asse, l’altro è asimmetrico. Ci sono due scalinate che portano al matroneo superiore, coperto da un deambulatorio. Questo modello sarà il modello di ispirazione per la costruzione delle basiliche successive, in particolare la cappella Palatina.
Nella Cappella palatina vi è una teoria di arcate a tutto sesto, che sorreggono un sovrastante matroneo.
L’altro elemento innovativo di derivazione bizantina sono i pastoforoi, ossia il diaconicon e la protesis. Il diaconicon è quella che noi oggi chiamiamo Sacrestia, la sede del diacono; la protesis è il luogo in cui venivano depositati gli arredi sacri. Questi ambienti nascono a bisanzio e vengono trasportati a Ravenna.

 
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