Silvestro Lega e Il canto di uno stornello, icona della pittura dei Macchiaioli

Silvestro Lega e Il canto di uno stornello, icona della pittura dei Macchiaioli

Dipinta nell'estate 1867 ed esposta per la prima volta alla Promotrice Fiorentina dello stesso anno, dove passò quasi inosservata non solo ai giudici ma anche al pubblico per la sua complessità, oggi è ritenuta una delle opere più note e iconiche del pittore romagnolo.
Il canto dello stornello - Silvestro Lega, 1867

La scena è ambientata in una stanza di casa Batelli a Piagentina, dove sono ritratte al pianoforte la forse poco più che trentenne Virginia Batelli, amata dal pittore e maestra di musica, in compagnia delle sorelle Maria e Isolina Cecchini di circa dieci anni più giovani, che con la madre Maddalena Settimelli erano solite frequentare la dimora. Una finestra si apre su un paesaggio di campi coltivati e colline lontane, elementi tipici della campagna intorno a Firenze: una sorta di quadro nel quadro, da cui penetra una morbida luce naturale che bagna interno ed esterno in egual misura. L'impostazione delle campiture di colore e la pittura nitida nella rappresentazione monumentale rimandano all'arte quattrocentesca; il recupero dell'arte del Quattrocento toscano era un cardine della pittura macchiaiola, di cui Silvestro Lega è stato uno degli interpreti più originali.

Il riferimento ai maestri toscani del primo Rinascimento si coglie anche nella semplicità narrativa con la quale viene trattato l'episodio quotidiano: le ampie dimensioni della tela e la solennità della composizione ne fanno una sorta di moderna pala d'altare. Oltretutto Lega unisce alla perfezione formale la cura del dettaglio, entrambe derivate dagli insegnamenti di Antonio Ciseri e Luigi Mussini durante gli anni di formazione presso la Galleria dell'Accademia di Firenze.

La luce uniforme riveste personaggi e ambientazione, componendo la scena e al contempo rivelando i particolari dell'abbigliamento delle giovani e dell'arredo della stanza, dalla fastosa tenda a motivi floreali al tappeto con motivi geometrici, fino a indugiare persino sulle note dello spartito. Il contesto in cui viene realizzato il dipinto è quello degli anni di Firenze capitale, durante i quali la città è sottoposta a profonde e dolorose trasformazioni: le rive dell'Arno a monte della città, sotto le colline di Fiesole e Settignano, diventano per i pittori macchiaioli il rifugio privilegiato da cui osservare e ritrarre la natura dei campi coltivati, i passatempi della colta borghesia, l'intimità degli affetti domestici.

L'atmosfera sottilmente malinconica eppure serena che traspare da un dipinto come questo ritrae alla perfezione quel mondo e quel modo di sentire dei pittori macchiaioli, ferventi patrioti repubblicani se non addirittura anarchici, delusi dall'avverarsi dell'Unità d'Italia sotto la monarchia sabauda.

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