Verismo e Naturalismo a confronto

Verismo e Naturalismo a confronto

Il Verismo è una corrente artistica e culturale, sviluppatasi nell’ultimo trentennio del XIX secolo, che rappresenta il versante italiano del Naturalismo francese

La parola Verismo è coniata negli anni '70 per le arti figurative, ma viene riferita in seguito in modo sempre più esclusivo al campo della letteratura.
Il teorico più noto del Verismo è il siciliano Luigi Capuana, che ha una funzione fondamentale nel diffondere la conoscenza di Zola in Italia, ma il più grande scrittore italiano del periodo è Giovanni Verga, amico di Capuana e autore dei massimi capolavori del Verismo italiano.
L'influsso del Naturalismo francese sul Verismo italiano è evidente.
Accomuna i due movimenti l'intenzione di omologare la letteratura alla scienza, sia sul piano del metodo (l'impersonalità dell'opera d'arte), sia sul piano dei contenuti (uso di conoscenze scientifiche per rappresentare i fenomeni).
La matrice filosofica del Positivismo sta alla base di questa concezione.
Inoltre, Naturalisti e Veristi scelgono per lo più come oggetto di rappresentazione ambienti e personaggi delle classi più povere e si dedicano a generi letterari in prosa (romanzo, novella), particolarmente adatti a rappresentare in modo oggettivo la realtà.
Fra Verga e il Naturalismo esistono però anche alcune differenze: mentre la narrativa del Naturalismo descrive spesso gli ambienti del proletariato urbano, quella verista si rivolge prevalentemente agli ambienti rurali; inoltre gli scrittori veristi non attribuiscono, generalmente, alla loro attività letteraria quel valore politico che è invece un dato fondamentale in molti autori francesi vicini ai movimenti popolari e socialisti.
Ciò non significa che il Verga non offra stimoli importanti alle grandi tematiche politiche e civili che percorrono l'Italia post-unitaria: esso porta, infatti, a conoscenza di un pubblico vasto situazioni sociali che emergono dal silenzio e dall'abbandono. Tuttavia questa funzione di denuncia non può e non vuole modificare la realtà.
Altre importanti differenze tra il Verismo verghiano e il Naturalismo di Zola si possono individuare nella tecnica narrativa e nell’ideologia. Nei romanzi di Zola vi è un distacco netto tra il narratore e i personaggi: il punto di vista del narratore è dall’alto e dall’esterno, ovvero riproduce il modo di vedere dell’autore, un borghese colto, che guarda dall’esterno e dall’alto la realtà rappresentata; e questa voce narrante interviene spesso con giudizi sulla materia trattata. Questo nel Verga verista non avviene mai. Egli utilizza la tecnica della “regressione”: il narratore si mimetizza nei personaggi, adotta il loro modo di pensare e di sentire, usa il loro modo di esprimersi.
Queste due tecniche narrative così lontane sono conseguenza di due ideologie radicalmente diverse. Zola interviene a commentare e a giudicare perché crede che la letteratura possa contribuire a cambiare la realtà. Dietro la regressione di Verga nell’ambiente rappresentato vi è invece il pessimismo di chi ritiene che la realtà sia immodificabile, che la letteratura non possa in alcun modo incidere su di essa, e che quindi lo scrittore non abbia il “diritto di giudicare”, e debba limitarsi alla riproduzione oggettiva dei fatti.
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