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Pirandello, il pensiero: riassunto

Pirandello, il pensiero: riassunto

Sicuramente la salute mentale della moglie ha influito tantissimo sulla vita di Pirandello

Pirandello a della vita una concezione particolare, ed è necessario che questa venga contestualizzata nel periodo storico in cui visse: siamo nel periodo in cui c'è la crisi della società borghese, dei valori che ci stanno man mano perdendo, si sta facendo avanti indietro industrializzazione sempre più sviluppata, che crea una massa di operai non soltanto sfruttati, ma anche alienati (per la catena di montaggio) dal punto di vista psicologico. Le metropoli diventano sempre più grandi e tentacolari, in una vita spersonalizzata, dal momento che il numero eccessivo di abitanti fa sì che non si possono creare quei rapporti che abitualmente venivano instaurati in centri più vivibili. Il malessere allora erano assenti, ma diventerà sempre più profondo, tanto che la malattia del novecento è il male di vivere (come la definiva Montale).
Viene anche la crisi delle Positivismo, e quindi quella fiducia che si aveva nei confronti della scienza e del progresso. Alla base della visione del mondo da parte di Pirandello c'è una concezione vistalistica molto vicina a quella di Bergson, filosofo francese, che studia anche il concetto di tempo. Per persone tutta la realtà è vista come un continuo divenire, come un flusso indistinto e inarrestabile di energia; tutto è inglobato in questo flusso, così come l'uomo; tuttavia l'uomo tende a staccarsi da questo flusso vitale perché vuole avere una propria personalità, assumere un proprio carattere una propria forma individuale, e quindi quando si stacca da questo flusso E si cristallizza in una forma secondo Pirandello comincia a morire (la vita infatti è rappresentata dal Mac ma inarrestabile e in continuo movimento, e se l'uomo se ne stacca comincia a morire).
Tutto il pensiero di Pirandello si basa quindi su una contrapposizione: tra vita (ciò siamo, caos, disordine) e forma ( ció che sembriamo, cosmós, ordine). La Vita dell'uomo quindi si basa sulla contrapposizione tra essere e apparire. Questo compito perenne si trova nell'uomo che assume una forma, pensando di essere ciò che appare. Tuttavia l'uomo a un certo punto si rende conto che non ha una sola forma (quella che lui pensa di possedere) ma ci sono tante forme diverse che gli vengono date delle persone con cui si relaziona (maschera, e vita come pupazzata, messinscena).
Il problema nasce quando l'uomo si rende conto che la forma che lui si è dato è diversa da come lo vedono gli altri, e quindi la forma che gli altri gli danno. Tuttavia anche noi possiamo darci delle forme diverse. Pensiamo di essere uno (la forma che noi stessi ci diamo), ma ognuno che si rapporta con me ci vedi in modo diverso (abbiamo una maschera diversa), e alla fine non siamo nessuno (perché non abbiamo identità).

 
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