Volta della Cappella Sistina: Michelangelo e Giudizio Universale

Volta della Cappella Sistina: Michelangelo e Giudizio Universale

Gli affreschi della Cappella Sistina

Per dipingere la volta della Cappella Sistina, suddivise la superficie in settori, mediante cornici, architravi e capitelli ornati da finte statue.
Dipinse le storie bibliche, che hanno inizio con la Separazione della luce dalle tenebre e fine con l’Ebbrezza di Noè. Ma, nell’esecuzione seguì l’ordine inverso. Se le prime storie dipinte risentono di un impeto più umano e drammatico, nelle altre giunge ad una perfetta sintesi ideale.
Nella Creazione di Adamo è rappresentato l’attimo in cui il Signore tocca Adamo e gli diffonde la vita. Nessun altro dettaglio distoglie lo sguardo da quest’attimo.
Dio è giudice e tutte le altre figure ruotano intorno a lui. Dio è rappresentato avvolto in un manto tondeggiante mentre Adamo semi-sdraiato sul lembo di terra arida: terra inospitale sulla quale egli svolgerà duramente il suo lavoro come se avesse subito già la condanna solo per il fatto di essere nato. La lentezza del movimento è dovuta alla coscienza del dramma della vita. Gli uomini di Michelangelo raramente agiscono ma per lo più meditano sull’azione che devono intraprendere o che hanno appena compiuto. Anche se non consapevoli del loro destino, ossia della morte, sono eroi perché lo affrontano anche se non possono cambiarlo. Le tinte sono forti e conferiscono vigore alle immagini, con tonalità luminose.
Volta della Cappella Sistina: l'idea di ridipingere la volta della cappella si dimostra necessaria in seguito all'apertura di una grande crepa nel soffitto, poi riparata, che rovinava il cielo stellato dipinto da Piermatteo di Amelia. Il programma prevedeva la rappresentazione di sette profeti e cinque sibille, i cui troni sono fiancheggiati da pilastrini sorreggenti una cornice che delimita uno spazio centrale, suddiviso in senso longitudinale dalla continuazione delle membrature architettoniche ai lati dei troni che assumono la forma di possenti arconi, in cui vengono rappresentate nove storie della Genesi, disposte in ordine cronologico. Tra un trono e l'altro vi sono figure di ignudi che reggono ghirlande di foglie di quercia e medaglioni bronzei. Nelle lunette e nelle vele, che raccordano quest'ultime alla volta sono rappresentate le quaranta generazioni degli antenati di Cristo.
La complessa articolazione rispecchia la complessità del programma iconografico, studiato con i consiglieri dottrinari e con teologi della corte pontificia. L'opera si caratterizza per l'eterogeneità dello stile michelangiolesco: l'artista è, infatti, in grado di spaziare tra più livelli rappresentativi, dalla plasticità scultorea delle figure della volta, alla tecnica più pittorica delle lunette; dalla dinamicità alla staticità; dalla sapiente riproduzione da cartone nelle vele, all'improvvisazione pittorica nella lunette. Struttura assolutamente unitaria e di ineguagliabile forza espressiva. Di difficile interpretazione sia per quanto concerne le tecniche rappresentative che per quanto riguarda il significato dell'intero dipinto.

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