Le vesti di Abramo rientrano nel gusto orientalista del secondo ottocento, ma si tratta di un Oriente filtrato da stilemi ancora neoclassici in cui prevale un senso di scarsa compiutezza, che avvicina alcune parti del dipinto a un bozzetto, soprattutto nel fondo, dove le figure sono appena delineate nei contorni e il paesaggio immaginato come un ampio spazio desertico vuoto e dorato.
Per dare risalto alla figura di Abramo, l'artista arretra in un secondo piano gli altri personaggi, sottolineando così il significato teologico di questo primo viaggio raccontato nella Bibbia, in cui Adamo, rompendo tutti i legami terreni, decide, con un atto di fede, di andare verso una destinazione sconosciuta, perché Dio lo ha chiamato e gli ha promesso di renderlo capostipite di una moltitudine di nazioni e dunque di un'infinità di genti.
La carovana che accompagna Abramo, composta essenzialmente da bambini, è un'allegoria dei suoi numerosi discendenti, mentre il chiarore rosato dell'alba allude alla promessa di un ricco futuro. I due bambini che stanno abbracciati sulla sinistra del dipinto raffigurano il primogenito Ismaele, avuto dalla schiava egiziana Agar, e il figlio legittimo Isacco dal quale, secondo il testo biblico, discendono rispettivamente gli arabi o israeliani e gli ebrei e i cristiani.
L'importanza di Abramo è qui sia spirituale sia reale: egli è padre di tutte le genti - ebrei, cristiani e musulmani - così come viene sancito nella Bibbia, dove La fratellanza tra i popoli è ribadita anche dai racconti sulla parentela stretta tra Ismaele, concepito per richiesta di Sara, moglie infertile di Abramo, e Isacco, nato per intervento Divino, quando Sara era già avanti negli anni










