Non c'è alcun bisogno di effettuare interventi radicali, ma questo non significa che non ci sia alcun bisogno di modificare gradualmente alcuni aspetti della nostra alimentazione o di realizzare alcuni cambiamenti immediati e deliberati.
La prima necessità può essere soddisfatta con una spesa relativamente contenuta e consiste nell'assicurarsi che ampie quote della popolazione - soprattutto i bambini - di molti Paesi a basso reddito non soffrano di carenze facilmente prevenibili di diversi micronutrienti. Metodi di fortificazione degli alimenti e di distribuzione degli integratori alimentari sono necessari in tutti quei casi in cui il regime alimentare predominante non può fornire adeguati livelli di vitamine e minerali essenziali.
Molte persone non sono nemmeno coscienti dell'esistenza di questa pratica, ma alcune misure di fortificazione del cibo sono state introdotte decenni fa - l'arricchimento del sale da cucina con lo iodio in Europa negli anni Venti, l'arricchimento con ferro e con quattro vitamine del gruppo B (tiamina, niacina, riboflavina e acido folico) della farina di frumento negli Stati Uniti e in Canada nel 1941 - e da allora si sono diffuse in tutto il mondo. Senza alcun dubbio, l'arricchimento dei cibi è una delle misure di salute pubblica più proficue: solamente le vaccinazioni - in particolare il vaccino polivalente che protegge i bambini dalla difterite, dalla pertosse, dal tetano e da due forme di epatite - offrono un ritorno maggiore su un investimento relativamente modesto.
Sfortunatamente, anche nei primi anni del XXI secolo, i disturbi dovuti alla carenza di micronutrienti restano un grande problema per salute pubblica in tutto il mondo ma l'impatto peggiore è visibile tra i bambini e le donne delle nazioni più povere di Africa, Asia e Sud America. Le carenze più comuni sono
- quelle di vitamina A (contenuta nel pesce, nelle uova e nei latticini),
- di iodio (elementi traccia contenuti in organismi acquatici e latticini)
- di due metalli comuni, ferro e zinco (presenti in alte concentrazioni nella carne e nei latticini).
Circa 250 milioni di persone non hanno abbastanza vitamina A, e tra questi è incluso oltre il 50 per cento di tutti i bambini di oltre la metà dei Paesi sub-sahariani. Parliamo di una deficienza che comporta conseguenze per la vista (cecità notturna e xeroftalmia progressiva che porta alla cecità) e per il sistema immunitario, aumentando la probabilità di sviluppare malattie e di giungere a morte prematura.
Un consumo regolare di carote, zucche, patate dolci, fegato, pesce e formaggi elimina questo rischio, migliora le difese immunitarie e riduce la mortalità - dovuta soprattutto a morbillo e dissenteria.








