Visioni Apocalittiche e Redenzione: La Tentazione di Sant’Antonio di Dalí

Visioni Apocalittiche e Redenzione: La Tentazione di Sant’Antonio di Dalí

La tentazione di sant'Antonio di Salvador Dalí, dipinta nel 1946 dopo il disastro nucleare di Hiroshima e Nagasaki, riflette, nella desolazione della distesa sabbiosa in cui viene ambientata, l'angoscia profonda generata dalla terribile e inaccettabile devastazione atomica
La tentazione di sant'Antonio - Salvador Dalí, 1946 La tentazione di sant’Antonio - Salvador Dalí, 1946

Lontano dall'esigua presenza dei suoi simili, annientati dall'insensata e reciproca crudeltà, Antonio è nudo e gracile dinanzi all'enormità del male, armato solo di un'esile croce di legno di fronte alle temibili insidie del peccato. Le creature demoniache che affrontano il santo, millantando piaceri sessuali, potere e ricchezza, non sembrano in apparenza ostentare connotati particolarmente orrifici; il carattere demoniaco del cavallo bianco imbizzarrito, con gli zoccoli rovesciati, e degli elefanti innalzati su esili zampe di ragno consiste proprio nell'anomalia e nella distorsione delle loro forme, evocative del sovvertimento delle leggi di natura.

«Gli animali ibridi di Dalí non evocano i demoni tentatori intenti a corrompere l'uomo, ma rappresentano ciò che l'essere umano ha causato per aver ceduto alle proprie tentazioni di dominio». Se anche gli effetti a lungo termine dell'esplosione nucleare non erano allora ancora noti, bastavano la terra bruciata, l'umanità divelta, il paesaggio cancellato a raccontare l'irrimediabile devastazione operata dall'uomo contro sé stesso. 

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