Virgilio, Eneide: Libro 10 - L’INTERVENTO DI MEZENZIO

Virgilio, Eneide: Libro 10 - L’INTERVENTO DI MEZENZIO

Latino: dall'autore Virgilio, opera Eneide parte Libro 10 - L’INTERVENTO DI MEZENZIO

At Iovis interea monitis Mezentius ardens succedit pugnae Teucrosque invadit ovantis Ma intanto per gli ordini di Giove Mezenzio ardente succede nello scontro ed assale i Teucri esultanti
concurrunt Tyrrhenae acies atque omnibus uni, uni odiisque viro telisque frequentibus instant Le schiere tirrene accorrono e con tutti gli odi per un unico, incombono su un unico uomo con incessanti lanci
ille velut rupes vastum quae prodit in aequor, obvia ventorum furiis expostaque ponto, vim cunctam atque minas perfert caelique marisque ipsa immota manens prolem Dolichaonis Hebrum sternit humi, cum quo Latagum Palmumque fugacem, sed Latagum saxo atque ingenti fragmine montis occupat os faciemque adversam, poplite Palmum succiso volvi segnem sinit, armaque Lauso donat habere umeris et vertice figere cristas Lui come rupe che emerge in vasto mare, davanti alle furie dei venti ed opposta al flutto, sopporta tutta la forza e le minacce di cielo e mare lei stesso restando immobile stende a terra Ebro, prole di Dolicaone, e con lui Latago e Palmo fuggitivo,ma Latago, con un sasso ed un enorme pezzo di monte, lo colpisce davanti in faccia, sul volto, e tagliato un polpaccio lascia che Palmo si rotoli lento, concede a Lauso di avere le armi e fissare alla testa le creste
nec non Evanthen Phrygium Paridisque Mimanta aequalem comitemque, una quem nocte Theano in lucem genitore Amyco dedit et face praegnas Cisseis regina Parim; Paris urbe paterna occubat, ignarum Laurens habet ora Mimanta Ed inoltre il frigio Evante e Mimante coetaneo e compagno di Paride, che Teano diede alla luce dal padre Amico nella stessa notte che la regina Cisseide gravida di fiamma (partorì) Paride; Paride giace nella città paterna, la terra di Laurento tiene Mimante sconosciuto
ac velut ille canum morsu de montibus altis actus aper, multos Vesulus quem pinifer annos defendit multosque palus Laurentia silva pascit harundinea, postquam inter retia ventum est, substitit infremuitque ferox et inhorruit armos, nec cuiquam irasci propiusve accedere virtus, sed iaculis tutisque procul clamoribus instant; haud aliter, iustae quibus est Mezentius irae, non ulli est animus stricto concurrere ferro, missilibus longe et vasto clamore lacessunt E come il cinghiale spinto dagli alti monti dal morso dei cani, che il Vesuloricco di piniper molti anni protesse e per molti la palude di Laurento nutre nella selva di canne, dopo che si arrirò tra le reti, s'è fermato e feroce ha grugnito e drizzato i peli, e nessuno ha il coraggio di eccitarlo o avvicinarsi di più, ma da lontano incalzano con lanci e sicure grida;non diversamente, quelli che hanno un giusto odio per Mezenzio,nessuno ha il coraggio di affrontarlo col ferro sguainato, da lontano econ vasto urlare lo provocano con proiettili
ille autem impavidus partis cunctatur in omnis dentibus infrendens et tergo decutit hastas Lui però impavido tentenna in tutte le parti digrignando coi denti e scuote le aste dalla schiena
Venerat antiquis Corythi de finibus Acron, Graius homo, infectos linquens profugus hymenaeos Era giunto dagli antichi territori di Corito Acrone, uomo graio, lasciando profugo le nozze incompiute
hunc ubi miscentem longe media agmina vidit, purpureum pennis et pactae coniugis ostro, impastus stabula alta leo ceu saepe peragrans suadet enim vesana fames, si forte fugacem conspexit capream aut surgentem in cornua cervum, gaudet hians immane comasque arrexit et haeret visceribus super incumbens; lavit improba taeter ora cruor : sic ruit in densos alacer Mezentius hostis Come vide costui sconvolgere il centro delle schiere, rosso per le piume e la porpora della sposa promessa, come leone affamato aggirandosi spesso tra grandi stalle poiche una pazza fame lo spinge, se mai ha visto una capra paurosa o un gervo che si erge con le corna gioisce bramando, ha drizzato le criniere e s'attacca alle viscere buttandosi sopra; nero sangue bagna le fauci malvage: così Mezenzio corre veloce contro i fitti nemici
sternitur infelix Acron et calcibus atram tundit humum exspirans infractaque tela cruentat Il miseroAcrone è atterrato ecoi calci colpisce il nero suolo spirando ed insanguina le armi spezzate
atque idem fugientem haud est dignatus Oroden sternere nec iacta caecum dare cuspide vulnus; obvius adversoque occurrit seque viro vir contulit, haud furto melior sed fortibus armis E lo stesso non si degnò di stendere Orodeche fuggiva né di dare una cieca ferita, lanciato il dardo; davanti in faccia gli corse e si presentò da uomo a uomo, non migliore per inganno, ma per leforti armi

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