Virgilio, Eneide: Libro 06 - I MORTI PRIMA DEL TEMPO

Virgilio, Eneide: Libro 06 - I MORTI PRIMA DEL TEMPO

Latino: dall'autore Virgilio, opera Eneide parte Libro 06 - I MORTI PRIMA DEL TEMPO

Continuo auditae voces vagitus et ingens infantumque animae flentes, in limine primo quos dulcis vitae exsortis et ab ubere raptos abstulit atra dies et funere mersit acerbo; hos iuxta falso damnati crimine mortis Subito si udirono voci ed un enorme vagito di infanti, anime piangenti, sul far della soglia:un nero giorno li strappò, privi della dolce vitae rapiti dalla poppa li sommerse con morte acerbavicinia questi i condannati a morte ingiustamente
nec vero hae sine sorte datae, sine iudice, sedes: quaesitor Minos urnam movet; ille silentum consiliumque vocat vitasque et crimina discit Ma questi luoghi non furon dati senza sorte, senza giudice: Minosse inquisitore scuote l'urna; egli convoca l'assemblea dei silenziosi, indaga vite e crimini
proxima deinde tenent maesti loca, qui sibi letum insontes peperere manu lucemque perosi proiecere animas Poi mesti occupano i luoghi vicini, quelli che innocenti di propria mano si procuraron la morte, odiando la luce, buttaron via le anime
quam vellent aethere in alto nunc et pauperiem et duros perferre labores Come vorrebbero ora sopportare nell'aria superiore la povertà e dure fatiche
fas obstat, tristisque palus inamabilis undae alligat et nouies Styx interfusa coercet Il fato si oppone, la triste palude dell'onda odiata li lega e lo Stige che scorre attorno nove volte, li blocca
nec procul hinc partem fusi monstrantur in omnem Lugentes campi; sic illos nomine dicunt Non lontano di qui, sparsi in ogni parte, si mostrano Le pianure piangenti così li chiaman di nome
hic quos durus amor crudeli tabe peredit secreti celant calles et myrtea circum silua tegit; curae non ipsa in morte relinquunt Qui segreti sentieri nascondono quelli che il duro amore consumò con crudele malattia: una selva di mirti attorno li copre; nellastessa morte gli affanni non li lasciano
his Phaedram Procrinque locis maestamque Eriphylen crudelis nati monstrantem uulnera cernit, Euadnenque et Pasiphaen; his Laodamia it comes et iuuenis quondam, nunc femina, Caeneus rursus et in veterem fato reuoluta figuram In questi luoghi vede Fedra, Procri e la mesta Eufile, che mostra le ferite del figlio crudele, Evadne e Pasifae: con questi Laodamia va come compagna e Ceuco, un tempo giovanotto, ora donna, ritornato per fato nell'antico aspetto

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