Virgilio, Eneide: Libro 04 - ULTIMO TENTATIVO DI DIDONE

Virgilio, Eneide: Libro 04 - ULTIMO TENTATIVO DI DIDONE

Latino: dall'autore Virgilio, opera Eneide parte Libro 04 - ULTIMO TENTATIVO DI DIDONE

quis tibi tum, Dido, cernenti talia sensus, quosve dabas gemitus, cum litora fervere late prospiceres arce ex summa, totumque videres misceri ante oculos tantis clamoribus aequor Quale sensazione allora per te, Didone, che osservavi tali cose che gemiti mandavi, spiando dall'alto della rocca attorno animarsi i lidi e vedendo davanti agli occhi tutto il mare sconvolgersi di così alte grida
improbe Amor, quid non mortalia pectora cogis Malvagio Amore, a cosa non spingi i cuori mortali
ire iterum in lacrimas, iterum temptare precando cogitur et supplex animos summittere amori, ne quid inexpertum frustra moritura relinquat Ancora è costretta a gettarsi in lacrime, ancora a tentare supplice, pregando, di soggiogare all'amore i sentimenti, per non lasciare invano qualcosa destinata a morire
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'Anna, vides toto properari litore circum: undique convenere; vocat iam carbasus auras, puppibus et laeti nautae imposuere coronas Anna, vedi che ci si affretta attorno a tutto il lido: si son radunati da ogni parte; ormai la vela invoca i venti, e allegri i marinai misero sulle poppe le corone
hunc ego si potui tantum sperare dolorem, et perferre, soror, potero Se io potei immaginare questo sì gran dolore, sorella, potrò pure sopportarlo
miserae hoc tamen unum exsequere, Anna, mihi; solam nam perfidus ille te colere, arcanos etiam tibi credere sensus; sola viri mollis aditus et tempora noras Per me misera tuttavia, Anna, esegui solo questo: quel perfido infatti te sola onorava, a te pure affidava arcani sentimenti; tu sola conoscevi le tenere vie ed i momenti dell'uomo
i, soror, atque hostem supplex adfare superbum: non ego cum Danais Troianam exscindere gentem Aulide iuravi classemve ad Pergama misi, nec patris Anchisae cinerem manisve revelli: cur mea dicta negat duras demittere in auris Va, sorella, e supplice parla al superbo nemico: non io giurai con i Danai di sterminare il popolo troiani in Aulide o mandai a Pergamo la flotta, né violai il cenere o i Mani del padre Anchise: perché rifiuta di accogliere nelle dure orecchie i miei detti
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extremum hoc miserae det munus amanti: exspectet facilemque fugam ventosque ferentis Dia questo ultimo dono alla misera amante: aspetti una fuga facile e venti che aiutano
non iam coniugium antiquum, quod prodidit, oro, nec pulchro ut Latio careat regnumque relinquat: tempus inane peto, requiem spatiumque furori, dum mea me victam doceat fortuna dolere Non chiedo più l'antica unione, che tradì, né che si privi del bel Lazio e abbandoni il regno: chiedo un tempo vuoto, quiete e spazio al furore, fin che la mia sorte mi insegni a soffrire, vinta
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