Virgilio, Eneide: Libro 04 - LAMENTO DI DIDONE

Virgilio, Eneide: Libro 04 - LAMENTO DI DIDONE

Latino: dall'autore Virgilio, opera Eneide parte Libro 04 - LAMENTO DI DIDONE

At regina dolos quis fallere possit amantem Ma la regina (chi potrebbe ingannare un amante)
praesensit, motusque excepit prima futuros omnia tuta timens presentì, per prima colse i movimenti futuri temendo ogni sicurezza
eadem impia Fama furenti detulit armari classem cursumque parari La stessa empia Fama riferì a lei impazzita, che si allestiva la flotta e si preparava la rotta
saevit inops animi totamque incensa per urbem bacchatur, qualis commotis excita sacris Thyias, ubi audito stimulant trieterica Baccho orgia nocturnusque vocat clamore Cithaeron Impazza annichilita nel cuore e furiosa per la città smania come baccante, come Tiade scossa, iniziati i riti, quando udito Bacco, le orge triennali la stimolano ed il notturno Citerone la chiama col frastuono
tandem his Aenean compellat vocibus ultro: 'dissimulare etiam sperasti, perfide, tantum posse nefas tacitusque mea decedere terra Infine spontaneamente affronta Enea con queste frasi: sperasti pure poter dissimulare, perfido, sì gran sacrilegio e zitto allontanarti dalla mia terra
nec te noster amor nec te data dextera quondam nec moritura tenet crudeli funere Dido Né ti trattiene il nostro amore né la destra data un giorno né una Didone desinata amore di morte crudele
quin etiam hiberno moliri sidere classem et mediis properas Aquilonibus ire per altum, crudelis Anzi anche con stella invernale allestisci la flotta e ti affretti ad andare al largo in mezzo agli Aquiloni, crudele
quid, si non arva aliena domosque ignotas peteres, et Troia antiqua maneret, Troia per undosum peteretur classibus aequor Che, se non cercassi campi stranieri e case ignote e restasse l'antica Troia, Troia sarebbe cercata con flotte per il mare ondoso
mene fugis Forse fuggi me
per ego has lacrimas dextramque tuam te quando aliud mihi iam miserae nihil ipsa reliqui, per conubia nostra, per inceptos hymenaeos, si bene quid de te merui, fuit aut tibi quicquam dulce meum, miserere domus labentis et istam, oro, si quis adhuc precibus locus, exue mentem Io per queste lacrime e la tua destra te, poiché io stessa non lasciai null'altro a me misera,per i nostri vincoli, per le nozze incominciate, se per te meritai bene qualcosa, o per te ci fu qualche mia tenerezza, abbi pietà d'una casa che crolla e cancella, ti prego, se ancora c'è un posto per le preghiere, questa idea

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