Virgilio, Eneide: Libro 04 - L’AMORE DI DIDONE

Virgilio, Eneide: Libro 04 - L’AMORE DI DIDONE

Latino: dall'autore Virgilio, opera Eneide parte Libro 04 - L’AMORE DI DIDONE

His dictis impenso animum flammavit amore spemque dedit dubiae menti solvitque pudorem Con tali parole infiammò l'animo di intenso amoree diese speranza al cuore dubbioso e dissolse il pudore
principio delubra adeunt pacemque per aras exquirunt; mactant lectas de more bidentis legiferae Cereri Phoeboque patrique Lyaeo, Iunoni ante omnis, cui vincla iugalia curae Prima visitano i templi ed implorano pace attorno agli altari; sacrifican pecore scelte di ritoper Cerere legislatrice e per Febo e per ilpadre Lieo,per Giunone fratutti, cui stanno acuore i vincoli coniugali
ipsa tenens dextra pateram pulcherrima Dido candentis vaccae media inter cornua fundit, aut ante ora deum pinguis spatiatur ad aras, instauratque diem donis, pecudumque reclusis pectoribus inhians spirantia consulit exta Lei, la bellissima Didone, tenendola con la destra, versa la coppa tra le corna d'una candida vacca, o presso le statue degli dei si aggira tra carichi altari, ed inizia il giorno con doni, e nei petti squarciati degli animali, ansiosa consulta le viscere palpitanti
heu, vatum ignarae mentes Ahi, mente ignara degli indovini
quid vota furentem, quid delubra iuvant A che giovano i votiad una folle, a che i templi
est mollis flamma medullas interea et tacitum vivit sub pectore uulnus La fiamma divora le molli midolla intanto e tacita vive sotto il petto la ferita
uritur infelix Dido totaque vagatur urbe furens, qualis coniecta cerva sagitta, quam procul incautam nemora inter Cresia fixit pastor agens telis liquitque volatile ferrum nescius: illa fuga silvas saltusque peragrat Dictaeos; haeret lateri letalis harundo Si brucia l'infelice Didone e vaga pazza per tutta la città, quale cerbiatta colpita da freccia,che da lontano un pastore, ignaro, cacciando con armi, incauta trafisse tra i boschi cretesi e lasciò il ferro alato: ella in fuga percorre le selve e le goledittee; la punta letale aderisce nel fianco
nunc media Aenean secum per moenia ducit Sidoniasque ostentat opes urbemque paratam, incipit effari mediaque in voce resistit; nunc eadem labente die convivia quaerit, Iliacosque iterum demens audire labores exposcit pendetque iterum narrantis ab ore Ora conduce Enea con sé in mezzo alle mura ed ostenta i beni sidonii e la città pronta, inizia a dire e si blocca in mezzo alla frase; ora tramontando il giorno chiede uguali conviti, e di nuovo invoca di ascoltare, pazza, i dolori di Ilio e di nuovo pende dalla bocca del narratore
post ubi digressi, lumenque obscura vicissim luna premit suadentque cadentia sidera somnos, sola domo maeret vacua stratisque relictis incubat Poi quando, divisi, anche la luna oscurata a sua volta copre la luce e le stelle tramontando invitano ai sogni, sola geme nella vuota reggia e sui tappeti abbandonati si sdraia
illum absens absentem auditque videtque, aut gremio Ascanium genitoris imagine capta detinet, infandum si fallere possit amorem Pur lontana, lui lontano lo ode e lo vede, o trattiene Ascanio in grembo, presa dall'immagine del padre, se mai potesse ingannare l'indicibile amore

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